giovedì 24 maggio 2018

Recensione: A. Socci, "TRADITI, SOTTOMESSI, INVASI" (di Luca Ferruzzi)

Berlusconi: “La crisi è alle spalle” (“La Repubblica”, 28 giugno 2010); Monti: “La crisi è passata, ora possiamo rilassarci” (“Il Fatto Quotidiano”, 2 aprile 2012); Letta: “Crisi alle spalle” (Il Sole 24 Ore”, 2 febbraio 2014); Renzi: “Crisi alle spalle, l'Italia è ripartita” (“Affaritaliani.it”, 17 marzo 2015); Gentiloni: “Non prometto miracoli, ma la crisi è alle spalle” (“Il Messaggero” 2 settembre 2017); Renzi: “Il PD ha portato l'Italia fuori dalla crisi” (“Repubblica.it”, 29 ottobre 2017).
Al di là dell'evidente falsità di tali insulse dichiarazioni protrattesi negli anni, riportate nell'ottimo volume di Antonio Socci Traditi, Sottomessi, Invasi – L'estinzione di un popolo senza figli, senza lavoro, senza futuro, il libro evidenzia e sdipana, capitolo dopo capitolo, il dramma pluricentenario di un popolo codardo e imbelle, capace forse di episodici atti eroici di lirismo e patriottismo, ma condannato all'ignavia dalla propria stessa natura dispersiva e centripeta prima ancora che da mire, trame e disegni di potenze esterne e interne più o meno occulte, lobbies e centri di potere vari i quali, dotati di formidabili armi di distrazione di massa da un lato e di propaganda / comunicazione dall'altro, hanno buon gioco nel perpetuare l'eterno stato di sudditanza – sociale, morale, economica, politica, militare imposto con minacce varie, ricatti ed ultimatum, esposti in modo brillante ed inoppugnabile nel volume rivelatore di Socci.
La sensazione che rimane all'attento lettore non è tanto quella, ormai consolidata e nota, di dolore e impotenza di fronte alla nostra cronica incapacità di auto-determinarsi che da sempre accompagna la consapevolezza individuale e collettiva (L' “Italia d'ogni dolore ostello” di dantesca memoria) quanto piuttosto il rendersi conto dell'esistenza, spesso al di fuori dei confini nazionali, di un mondo spietatamente e sapientemente organizzato e determinato (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, Unione Europea, NATO, ecc.) alla sottomissione del più debole, alla deprivazione della stessa coscienza collettiva di popolo e di nazione, per ovvi motivi principalmente legati alla sopravvivenza di tale mondo, al bisogno – vitale - di supremazia totale, che fa si che l'Italia, così come ogni altro paese e territorio, venga considerata alla stregua di una cellula acefala di un poderoso e auto-rigenerantesi organismo mondiale, atlantista, globalizzato, disumanizzato, intento a spegnere ogni focolaio di rivolta o di individualismo all'interno del proprio tessuto connettivo e ad annichilire, in ogni modo possibile (a questo proposito i concetti di lecito e illecito sembrerebbero ormai superati per sempre) altre forme di cultura, di governo, di organizzazione sociale – in primis quelle basate sulla tradizione – che debbono essere delegittimate e estirpate senza pietà.
I sempre più flebili ed isolati appelli alla presa di coscienza rispetto al paventato pericolo della società globalizzata, della distruzione sistematica dei valori tradizionali, dei pericoli derivanti dall'espandersi incontrollato – nel mondo - di religioni sommarie, violente e totalizzanti vengono così sistematicamente ignorati (se possibile), ridicolizzati, o infine estirpati tout court, con le buone (disinformazione, sterilizzazione, desensibilizzazione sistematica delle coscienze e delle capacità intellettive) o con le meno buone (defenestrazioni e quarantene nei riguardi delle “Cassandre” e dei riottosi, attacchi mirati, improvvisi e sospetti innalzamenti dello “spread con i Bund tedeschi” piuttosto che del “rischio – paese assegnato dalle società internazionali di rating”, financo a cambi di regime pilotati, patenti completamente gratuite di “bontà” o di “malvagità” distribuite senza alcuno straccio di evidenza, embarghi e sanzioni, droni (quali nuovi angeli vendicatori) e quant'altro.

In questo clima da guerra perenne non ci fanno granché bella figura i meschini governanti di ogni colore politico di cui si è poc'anzi detto, impegnati più che altro ad assicurarsi il più saldamente possibile alle rispettive cadreghe, né la guida spirituale massima alla quale una sana società dovrebbe guardare per trovare conforto, speranza, protezione e coraggio: “Bergoglio e il suo rifiuto di parlare di violenza islamica: una autocensura ideologica. Un libro consigliato a tutti coloro ai quali il diuturno mal di stomaco provocato dal mondo moderno non è sufficiente.

Antonio Socci
TRADITI, SOTTOMESSI, INVASI
Rizzoli, Milano 2018
p. 313, Euro 18.00

mercoledì 23 maggio 2018

Veri e falsi difensori della vita (di Ascanio Ruschi)


Siamo certi che Egli ci ascolta, siamo certi che Egli ci aiuta, siamo certi che Egli non cesserà di assisterci giorno per giorno, momento per momento, fino alla vittoria contro la cultura di morte che ci minaccia. Questa cultura, questo sistema, ha in sé stesso i germi della sua auto-distruzione. La causa per cui combattiamo contiene invece in sé i germi della vita e della vittoria. Noi rappresentiamo il futuro, non solo per quanto riguarda l’Italia, ma per quanto riguarda il mondo.”

Con queste vigorose e commoventi parole, pronunciate da Virginia Coda Nunziante sul grande palco posto alla fine dei Fori imperiali, si è chiusa l’ottava edizione della Marcia per la Vita, in ricordo del piccolo Alfie Evans. Una Marcia bellissima, partecipata oltre le più rosee aspettative, nonostante i colpevoli silenzi dei molti, troppi, “cattolici” e delle opposizioni (quelle sì, manifeste) dei difensori dell’aborto. Una Marcia che, è bene subito ribadire, segna un punto di non ritorno. Che si rassegnino i vari gufi e gufetti, gli ignavi, i difensori della vita da tastiera, i democristianucci de “la 194 è una legge che non va abrogata ma applicata meglio”. La Marcia andrà avanti, comunque vada. Il successo dell’ottava edizione, avversata dall’esterno ma anche dall’interno del mondo cattolico, sta lì a dimostrare che la strada imboccata è quella giusta, e che ormai il popolo della vita ha capito che per fare sentire la propria voce, deve riappropriarsi delle piazze, deve dare pubblica testimonianza delle proprie idee, senza paure e senza timori di ledere il politically correct.
E pensare che via via che i giorni passavano, e il 19 maggio si avvicinava, i timori di non riuscire ad organizzare un pullman avevano pervaso, ahimè, anche il sottoscritto e l’amico Pucci Cipriani. Troppe telefonate erano rimaste prive di risposta, i vecchi e nuovi amici non rispondevano neanche ai messaggi che li sollecitavano a partecipare. Neanche il minimo sforzo di aiutarci su facebook propagandando la Marcia (eppure c’è chi sui social network ci passa giornate intere…). Dalle parrocchie pochi segnali di vita, anche l’ambiente “tradizionalista” sembrava anestetizzato. La rabbia cresceva dentro di me, o forse era solo delusione. Eppure oramai avrei dovuto essere abituato, ma tant’è…
Ma anche io sono un uomo di poca fede, e avrei dovuto ben sapere che il Signore non ci avrebbe abbandonato. E così, la mattina del 19 maggio, quando con Pucci ci ritroviamo alle 7.00 al punto di ritrovo fissato per la partenza, ecco che il pullman è praticamente pieno. Qualcuno è arrivato anche da Pisa pur di partecipare. Un folto gruppo, capeggiato dall’amico Leonardo Rossi è arrivato da Empoli. In diversi arrivano dal Mugello, con loro il giovane Fabio (fotografo ufficiale del gruppo). Abbiamo la benedizione di avere ben due sacerdoti per l’assistenza spirituale. Un altro lo raccatteremo lungo la via. Bene ci siamo tutti, si parte! Una veloce sosta alla Certosa del Galluzzo, un ultimo sguardo alla cupola del Brunelleschi, ed il pullman punta diretto verso l’Urbe.
Il concentramento è in Piazza della Repubblica alle 14,30. Siamo in anticipo di qualche minuto, e la piazza è ancora quasi vuota. Il giovane Fabio – alla sua prima Marcia - mi guarda, un po’ dispiaciuto: “Pensavo saremmo stati di più….”. Passo lo sguardo sulla piazza, esito un attimo e poi: “Aspetta Fabio, ancora qualche minuto… non disperare”. Ed ecco, improvvisamente sbucare dalle vie laterali centinaia, migliaia di persone che festanti si riversano nella piazza. Sono famiglie con bambini piccoli, ragazzi (tantissimi!), sacerdoti, frati (anche dei Francescani dell’Immacolata, che Dio li protegga!), chi da solo chi con la parrocchia, in tanti si sono mossi da tutta Italia. Tantissimi cartelli e striscioni in difesa della vita e per l’abrogazione della legge 194; molte le sigle dei movimenti presenti. Guardo le sigle: Napoli, Bergamo, Genova, Siena, Trieste, Bari, sono venuti proprio da tutta la penisola!
Una leggera brezza rende più gradevole l’assolata giornata romana, e nel mentre il corteo si muove, scorgiamo molte facce conosciute: molti li avevamo visti pochi mesi orsono a Civitella del Tronto al consueto raduno annuale della Tradizione. Abbracci, strette di mano, il sorriso sincero di chi, nelle occasioni che contano, è presente, anche a costo di molti sacrifici. A loro, ai tanti amici con impegno e dedizione hanno partecipato alla Marcia, va il nostro plauso e, ne sono sicuro, il ringraziamento e le preghiere delle anime di quei 5 milioni di bambini abortiti in Italia da quando la legge 194 è stata varata.
Per loro abbiamo marciato e marceremo; per loro abbiamo pregato e pregheremo; per loro siamo scesi e scenderemo nelle strade e nelle piazze, per riaffermare che non esistono verità differenti, ma che la Verità è una sola, e che ciò che è bene è e rimarrà bene; e ciò che è male è e rimarrà male. La battaglia va avanti, ma da sabato la affronteremo con rinnovato vigore, sicuri che l’esito sarà quello voluto. Al 18 maggio 2019 amici!


Ascanio Ruschi

Convegno: "Fatima, la crisi della Chiesa e papa Francesco" (Firenze, 6 giugno 2018)



martedì 22 maggio 2018

La grande Marcia per la Vita (di Pucci Cipriani)


"C'è un libro della vita e c'è un libro della morte. In questo libro della morte la data del 22 maggio 1978 è scritta con caratteri di sangue, il sangue di quasi sei milioni di vittime, a cui vanno aggiunti i 50 milioni di bambini uccisi ogni anno nel mondo. 137.000 al giorno, 5700 all'ora. Non vogliamo far passare questo anniversario senza chiedere di abrogare la legge 194 e, in attesa che si arrivi a questo, di togliere immediatamente dalla spesa pubblica 2-300 milioni che ogni hanno sono dedicati ad uccidere i nostri bambini (...) la nostra è una società molto ipocrita, ormai pratica l'eugenetica e l'infanticidio di Stato, di cui abbiamo avuto un drammatico esempio in Gran Bretagna con l'uccisione del piccolo Alfie."
(Virginia Coda Nunziante, al termine della VIII Marcia per la Vita tenutasi a Roma il 19 maggio 2018)


A tre giorni della Grande Marcia per la Vita che si è tenuta a Roma sabato 19 marzo mi ero perso d'animo: il pullman che avevamo fissato e che, grazie ad Ascanio Ruschi e all'indimenticabile padre Serafino Lanzetta (ahimè quanto rimpianto in questo deserto fiorentino dove l'abilità della Curia è riuscita, con il consenso degli interessati, a fare una eutanasia della Tradizione) organizziamo ogni anno, da otto anni a questa parte, per dare a tanti la possibilità di recarsi a Roma a manifestare in favore della vita, dal concepimento alla morte naturale, contro il crimine orrendo dell'aborto, era pressoché vuoto... ma all'antivigilia è avvenuto il "miracolo" e sono fioccate le prenotazioni non solo dalla città ma anche dai paesi della provincia e il pullman — un grazie anche all'amico Leonardo Rossi! — si è riempito.
Pensavo, con amarezza, fino al giorno prima, alla vergogna che nessun sacerdote si fosse sentito in dovere di accompagnare la nostra comitiva ed eccoti, invece, anche tre preti in talare, combattivi, pieni di entusiasmo, con i loro giovani, con la loro gente, tre preti che riscattano la viltà di tanti conigli: don Gianluca (che fu con noi anche lo scorso anno) che ha guidato, all'andata e al ritorno, il Santo Rosario, don Stefano e Fratel Giuseppe... e poi gli amici fiorentini di sempre, tanti giovani di "Verità e Vita", giovani di Larciano, di Lucignano, di Pisa, di Borgo San Lorenzo...
Abbiamo con noi quello che, ormai, è diventato il nostro simbolo identitario: un grande striscione — ideato e realizzato anni fa dall'allora quindicenne Gabriele Bagni — con l'effige di san Pio X e con le parole di quel Papa Santo: "Vi chiameranno papisti, retrogradi, intransigenti, clericali: siatene fieri".
E via, alla volta della Città Santa dove una fiumana di persone con striscioni, bandiere, stendardi e croci, magliette con il logo della Marcia della Vita... e tante, tante persone, tantissimi giovani...
Sì, troppe croci, troppe tonache, troppe suore, aveva detto e scritto Gianluigi Gigli, l'ex parlamentare sonoramente trombato, Presidente del così detto Movimento della Vita (che poi è come l'araba Fenice: che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa) che si sentì in dovere di scrivere una lettera a tutti i Presidenti dell'Associazione invitandoli a non aderire e, semmai, boicottare la Marcia per la Vita.
E, invece, quest'anno, nel quarantesimo anniversario dell'approvazione della criminale legge 184, che ha fatto 6 milioni di morti, "ad memoriam" del piccolo martire Alfie Evans, assassinato dai boia inglesi (legislatori, giudici e medici) con la fattiva collaborazione dei vescovi a cominciare da quello di Liverpool che ha avuto la spudoratezza di invitare i genitori del bambino ad affidarsi a quei i medici (assassini) che hanno fatto morire Alfie — che ha resistito incredibilmente per tre giorni — togliendogli l'ossigeno... quindi un'atroce morte per soffocamento.
Quest'anno il corteo dell'ottava edizione della Marcia è ancor più imponente degli scorsi anni e sfilano a migliaia e migliaia giovani, intere famiglie, papà e mamme... nonni e nonne con i carrozzini, medici, infermieri e farmacisti con il camice bianco, e poi, con le loro bandiere, i giovani, particolarmente numerosi di "Italia Cristiana" con Fabrizio Verduchi e di "Militia Christi" con Fabrizio Lastei, due colonne portanti della Tradizione, membri di congregazioni e confraternite religiose, centinaia di giovani suore e tantissimi sacerdoti (in talare, on. Gigli! e con tante croci portate senza vergogna, con orgoglio, caro Onorevole Gigli, ex Presidente del così detto MpV), gli eroici frati dell'Immacolata (che vivono in semiclandestinità dopo la soppressione dell'ordine nel tentativo, andato a vuoto, di incamerarne i beni.... che erano invece dei laici. La Fraternità Sacerdotale San Pio X, guidata da don Emanuel du Chalard, a cui si deve la conservazione della Messa in rito romano antico, la "Messa di sempre" e di tutti, i sacerdoti del Verbo Incarnato, tantissimi preti diocesani e di vari ordini religiosi, l'ICRSS di Gricigliano (Fi), e, in mezzo a loro, S. E. il Cardinale Raymond Leo Burke, Mons. Carlo Maria Viganò, Nunzio Apostolico Emerito negli Stati Uniti d'America, mons. Luigi Negri, Arcivescovo emerito di Ferrara Comacchio.
Apriva il corteo una delegazione con un grande striscione "Ottava marcia per la Vita" dietro al quale vi erano quindici sindaci, con fascia tricolore delle varie città d'Italia, a cominciare da Verona, l'on. Giorgia Meloni, Presidente di FdI, gli Onorevoli Lorenzo Fontana, Vicepresidente della Camera, Giancarlo Giorgetti, Capogruppo della Lega alla Camera, il Senatore Simone Pillon, della 1° Commissione Affari Costituzionali, l'ex Sindaco di Roma Gianni Alemanno con le delegazioni "Pro Life" provenienti dai cinque Continenti.
Seguiva il "Trenino della vita" stracolmo di bimbi... di mamme, di papà... e poi l'immane fiumana del "popolo della vita" di gente pronta al "Bonum certamen"... c'è un clima fraterno e mi commuovo nello stringere decine e decine di mani e di salutare tanti, tanti, amici e "camerati" di cinquant'anni di battaglie, "i vecchi e i giovani", parafrasando Pirandello: innanzi tutto Roberto de Mattei, che è stato nell'arco della mia vita, uno dei punti di riferimento sicuri, con... tutta la sua famiglia, sempre al servizio della buona causa; con lui fissiamo un Convegno che si terrà a Firenze il 6 giugno su "Fatima, la crisi della Chiesa e Papa Francesco"... verranno l'ex Presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi e il prof. Massimo de Leonardis, oltre, naturalmente, a Roberto de Mattei. Poi un saluto e un ringraziamento a Donna Virginia Coda Nunziante; riabbraccio due cari e vecchi (non certo di spirito) amici: Andrea Cristoforo e Marco Clarke, rivedo, come ogni anno (e lo immortalo nella foto ricordo) l'amico carissimo Fabrizio Verduchi, poi Fabrizio Lastei. Ed ecco un'altra foto di gruppo con il Capitano Cesare Maria Glori, l'onorevole Simone Pillon ("Certo, verrò assai volentieri, a settembre a parlare a Firenze contro l'aborto") e poi Gianni Turco ed Emanuel, Giuilo Panella e Guido Vignelli poi Giovanni Gasparro, che io (e non solo io) considero il maggiore artista italiano vivente, con le sue tele sublimi, e ancora l'architetto De Meo Arbore (che non riconoscevo dopo il "taglio" della barba!), l'Abbé Emanuel du Chalard che mi fece conoscere il grande Monsignor Marcel Lefebvre, il nostro caro Kevin Marcel Chan, Pinardi, Diego Martino Zoia, Montes della TFP, Michel Beghin, l'amico padovano, gli amici di Genova che mi portano il saluto di Piero Vassallo, Alessandro Elia (ahi ahi! noto l'assenza di Lorenzo Gasperini...) e tanti ragazzi e ragazze che erano e verranno anche in seguito a Civitella del Tronto nella seconda domenica di marzo, per il Convegno della Tradizione Cattolica.... non vedo fortunatamente Giuda Iscariota (e non l'ho, per la verità mai visto, alla Marcia per la Vita) che mi propose, a marzo, di... rinnegare la Tradizione e la "mia" Civitella... povero untorello pieno di prosopopea che ambirebbe a scranni e cadreghe elemosinando a destra e a manca... ma lasciamo perdere. Mi commuovono i tanti che mi salutano e mi stringono la mano dicendomi di avermi riconosciuto: come vorrei stringerli tutti in un forte abbraccio!
Il grande corteo, sempre ordinato, sempre gioioso, sfila da piazza della Repubblica e si snoda occupando, dalla testa alla coda, l'intera via Cavour fino ai Fori Imperiali, per poi giungere sino alla chiesa della Madonna di Loreto a piazza Venezia dove si è concluso il grande corteo; dal palco, poi, ci sono state alcune testimonianze toccanti: Janet Moran ha parlato della sua associazione Silent no more, fondata in America per aiutare le donne. Poi è stata la volta di Margherita, una giovane donna napoletana, madre di due figli, convinta, lo scorso gennaio ad uccidere il terzo bimbo, che aveva in grembo, perché risultato down. Oggi, grazie all'aiuto del suo parroco, ha trasformato il dolore e il rimorso per la tragica scelta compiuta in una determinata volontà di combattere l'aborto, affinché altre donne non abbiano a patire la sua stessa sofferenza; grandi applausi per Federica, una ragazza down romana, che ha intessuto, con le sue parole un vero inno alla vita, raccontando come e quanto la sua vita sia felice, bella e assolutamente degna di essere vissuta, per il fatto di sentirsi amata e accolta da tutti; poi la drammatica testimonianza di Viviane, la madre di Vincent Lambert, il 41enne tetraplegico francese, da dieci anni in stato vegetativo, ricoverato presso l'ospedale di Reims. Benché non si tratti di un malato terminale, i medici sarebbero intenzionati a interrompere l'idratazione e l'alimentazione, provocandone di conseguenza la morte. Solo la ferma opposizione dei genitori ha finora fermato la loro mano. Viviane, la madre, autrice di una lettera al Presidente Macron in proposito, ha assicurato come non intenda trasformare suo figlio Vincent "nel portabandiera dell'eutanasia, bensì nel portabandiera della vita".
Una giornata che ci ha ridato davvero la "carica" e che ci sprona al "Bonum certamen" nonostante le tante amarezze, la viltà altrui, l'opportunismo, il carrierismo di tanti.... A proposito ho rivisto i vecchi amici del Cenacolo della Santa Croce... ne avevo già parlato con il Conte Capponi: lo rifonderemo nella nostra Firenze. E anche questo grazie a questa grande manifestazione in difesa della vita.

Pucci Cipriani

martedì 15 maggio 2018

Recensione: Francesco Agnoli e Andrea Bartelloni, "Scienziati in tonaca" (di Luca Ferruzzi)


La ricerca e lo sviluppo del metodo scientifico inteso quale chiave per comprendere l'ordinamento del creato rappresentano esigenza e dovere profondo dei religiosi esaminati nell'interessante pubblicazione di Francesco Agnoli e Andrea Bartelloni “Scienziati in Tonaca” la cui prima edizione del 2013 vede oggi una nuova versione, riveduta ed ampliata che va a coprire una breve disamina della vita e delle opere di diciannove religiosi, alcuni più importanti, altri meno conosciuti, impegnati nello studio e nell'osservazione scientifica del mondo e dell'universo e nella definizione dei più importanti parametri che andranno a costituire il fondamento delle diverse scienze, dalla fine del medioevo fino ai giorni nostri.
Per questi religiosi lo studio della natura rappresenta un atto d'amore verso il Creatore; in essi la conoscenza approfondita dell'Opera  Divina, in tutte le sue forme, così come dei meccanismi fisici e biologici che regolano l'esistenza della materia creata è necessità teologica, fondamento di fede, preghiera, ragione stessa di vita.
Così dal quattordicesimo secolo di Nicola Oresme, Vescovo di Lisieux, filosofo, fisico, matematico e astronomo, fino agli inizi del ventesimo secolo con Padre Georges Edouard Lemaitre, fisico ed astronomo, anticipatore della teoria del Big Bang, passando attraverso l'opera di grandi ricercatori quali il Cardinal Nicola Cusano, astronomo, matematico e filosofo naturale, il canonico Niccolò Copernico, estensore dell'eliocentrismo e del calendario gregoriano, gli astrofisici Padre James Bradley e Don Giovan Battista Guglielmini, Don Leonardo Garzoni, teologo e studioso di magnetismo, fino ai biologi, botanici, naturalisti e genetisti Lazzaro Spallanzani, Bonaventura Corti,  Jean Baptiste Carnoy, Luigi Galvani, Gregorio Mendel, Don Giacomo Bresadola ed agli studiosi di mineralogia e sismologia Padre René-Just Hauy,  sant'Alberto Magno, Padre Andrea Bina, Don Timoteo Bertelli, la storia e l'evoluzione della scienza moderna e lo strutturarsi del metodo scientifico di studio delle diverse discipline acquista forma e sostanza sempre permeata di profonda fede religiosa in inscindibile e feconda interazione.
Teologia e Fede sono le luci- guida di quei religiosi alla gioiosa scoperta dell'intera Opera Divina, che fanno della concezione cristiana della natura, come afferma Don Giuseppe Tanzella-Nitti, radio-astronomo e cosmologo presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l'Osservatorio Astronomico di Torino, un fattore di sviluppo del pensiero scientifico, dai tempi del Logos Cristiano di Sant'Agostino in poi.
L'uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio ha così la possibilità di rimirarne, estasiato e riconoscente, l'Opera, e l'ordine nel quale le cose create esistono: il cosmo, quindi, come riflesso di Dio.
Non a caso, infatti, matematica e astronomia rappresentano, per molti “Scienziati Religiosi” trattati nel libro di Agnoli e Bartelloni un binomio inscindibile necessario allo studio e alla comprensione dell'universo e delle sue proprietà ed alla rappresentazione delle leggi che lo regolano. Il mondo fisico è stato creato come “matematizzabile”: si tratta del linguaggio, secondo John Polkinghorne, con il quale il creato entra in contatto con l'uomo, e gli parla.
Per Don Tanzella-Nitti, allora, La teologia diventa lo strumento, la chiave di lettura per mezzo della quale si sviluppa, attraverso la conoscenza scientifica, la nostra visione filosofica della natura.
E' il “Credo in un solo Dio, creatore del cielo e della terra” che ci pone di fronte all'estensione, alla dinamica e alla bellezza del cosmo visto attraverso la scienza moderna.




Francesco Agnoli
Andrea Bartelloni
SCIENZIATI IN TONACA
La fontana di Siloe, Torino 2018
p. 154, Euro 14.50

mercoledì 9 maggio 2018

Recensione: L. Fontana e E. Gotti Tedeschi, "LA CULLA VUOTA DELLA CIVILTÀ" (di Luca Ferruzzi)

Scarso senso della storia e mancanza di prospettiva etica, sociale, economica, religiosa, assieme ad una politica dell'immediato e soluzioni scontate e dalle gambe corte, rappresentano, per Lorenzo Fontana e Ettore Gotti Tedeschi nel volume “La culla vuota della civiltà”, prefazione di Matteo Salvini, il leitmotiv all'origine delle miopi e tremebonde politiche, nella fattispecie italiane, fatte di interventi spot superficiali e spesso del tutto inutili, frutto talvolta di meri calcoli elettorali.
Basate spesso su convinzioni scontate e neo-malthusiane, tali politiche, illuministiche e atee, hanno inevitabilmente portato in Occidente, ed ancor più in Italia, una insostenibile situazione di crollo demografico che gli Autori, nel bel volume scritto a due mani, denunciano apertamente essere l'opera del pensiero materialista dominante dell'establishment politico ed economico italiano, della Comunità Europea, e delle diverse agenzie specializzate delle Nazioni Unite.
Dai suddetti mali della società moderna ha origine, per Fontana e Gotti Tedeschi, la crisi della Famiglia tradizionale, quella con la effe maiuscola, quale fondamento, appunto, della società e degli stessi valori di riferimento della medesima, in termini di scambi intergenerazionali e trasferimento delle conoscenze e delle filosofie di vita, delle tradizioni e della cultura, della responsabilizzazione del singolo all'interno della società, del timor di Dio e dell'amore per il prossimo, fino ad arrivare all'aspetto, preponderante nel libro, di natura più finanziaria ed economica.
La distruzione della famiglia ed il conseguente connesso decremento demografico vengono identificati dagli Autori quale con-causa dell'aumento della povertà, della riduzione del PIL e delle prospettive di crescita, oltre che del rivolgersi al consumismo non sostenibile e fine a se stesso, quale strategia di sviluppo a corto termine che, se da un lato aiuta (temporaneamente, almeno) a crescere le economie di alcuni paesi in via di sviluppo, in particolare del continente asiatico, dall'altro mortifica e penalizza opportunità di lavoro (aumento del tasso di disoccupazione) e speranze dei pochi giovani occidentali rimasti in una società sempre più anziana, malata, stanca – e costosa.
E' allora il sano modello di economia domestica familiare, che, con l'obiettivo di accudire e provvedere ai bisogni futuri delle nuove generazioni, ed a favorirne la crescita e lo sviluppo, fornisce esempio virtuoso all'economia globale della società, alla creazione sostenibile di ricchezza (a questo punto, verrebbe da osservare, materiale ed immateriale), all'aumento del PIL, e non solo.
Aiutando a rialzare il tasso di natalità, così come alcune nazioni più evolute stanno facendo con successo, argomentano Fontana e Gotti tedeschi, porta a avere effetti benefici misurabili sull'economia stessa dello stato, ne diminuisce la tassazione pro-capite a causa dell'aumento nel numero dei soggetti  contribuenti, incrementa e fortifica la linfa vitale della nazione.
La politica di piccolo cabotaggio, il miraggio del “benessere” per le generazioni attuali anteposto ad ogni altra – più profonda – e lungimirante prospettiva, la ricerca della felicità nel superfluo, altro non fanno che rendere inevitabile l'agonia e le politiche di austerità che sempre più spesso enti sovra-territoriali ci impongono, arrivando infine a endemizzare il senso di rinuncia e di mancanza di prospettive.
In questa situazione da “basso impero” Gotti Tedeschi e Fontana alludono al pericolo reale di un “Colonialismo di ritorno” rappresentato dalle recenti ondate irresistibili di immigrazione economica, che società ormai anziane, troppo burocratizzate ed imbelli non riescono né vogliono tenere sotto controllo, spesso gabellandocele non solo come necessarie, ma benefiche, addirittura.

Illuminante, a questo proposito, la citazione di Cesare Pavese menzionata quale incipit introduttivo: “Chi non fa figli per non mantenerli, manterrà quelli degli altri”, eterna legge del contrappasso.

Lorenzo Fontana
Ettore Gotti Tedeschi
LA CULLA VUOTA DELLA CIVILTA'
Gondolin, Verona 2018
p. 163, Euro 18.00

mercoledì 2 maggio 2018

Anticipazioni editoriali: DIO È MORTO? (Edizioni Cantagalli)

Segnalimo la prossima uscita del libro dell'arcivescovo emerito di Bruxelles André Joseph Leonard: "Dio è morto?" (Cantagalli) - il volume sarà in libreria il 10 maggio - in cui si parla dei diritti rivendicati in nome della "falsa" libertà a partire dal suicidio assistito, tremenda arma di pressione sui malati.

Scrive Lorenzo Bertocchi su "La Verità" del 28 aprile 2018: 

"Monsignor Leonard fu incaricato ad arcivescovo della capitale belga su precisa volontà di Benedetto XVI nel 2010 e con caparbietà ha combattuto la battaglia sul fronte nordeuropeo per tutto ciò che può dar fastidio all'estabilishment: si è opposto ai matrimoni omosessuali, aborto, fecondazione artificiale, eutanasia. Ha avuto l'onore di essere attaccato due volte dalle Femen, il gruppo di sex estremiste che gira il mondo a seno nudo. La prima volta gli tirarono una torta in faccia e lui rispose: "La torta era buona, ma l'attacco delle Femen è stato ancor più piacevole".








A lungo professore all'Università cattolica di Lovanio, attualmente vive ritirato in Francia. Lo hanno mandato (i bergogliodi) in pensione allo scoccare preciso dei 75 anni nel 2016, con il singolare primato di essere stato il primo arcivescovo di Bruxelles a non essere nominato cardinale negli ultimi 200 anni. (...) si fa interrogare da Drieu Godefridi su eutanasia, omosessualità, trasumanesimo, scienza e fede, islam."


martedì 1 maggio 2018

Marcia per la vita a Roma, sabato 19 maggio 2018 (un pullman da Firenze)

ETIAMSI OMNES EGO NON!



GIORNATA PER LA VITA
CONTRO LA CULTURA DELLA MORTE
Marcia per la vita Roma 19/05/2018
Piazza della Repubblica (Stazione Termini) ore 14:30





La "Comunione Tradizionale" e "Controrivoluzione" - visto anche il progredire della cultura della morte - organizzano un pullman da FIRENZE per partecipare alla VIII Marcia per la Vita.
Una grande manifestazione che si terrà a Roma il 19 maggio 2018 con ritrovo alle ore 14,30 a piazza della Repubblica (Stazione Termini) di ROMA.
Da otto anni portiamo avanti questa iniziativa e ci duole constatare come molti, non comprendendone il significato, ci vengano a dire che in treno si fa prima e non si sta una giornata in pullman. Innanzi tutto dobbiamo considerare il periodo di crisi per cui, per molte famiglie, è onerosa la spesa in treno (il doppio della quota da noi richiesta di 35,00 Euro a persona) tenendo conto anche che noi faremo viaggiare gratis i ragazzi sotto i nove anni... e siccome ci sono molte famiglie numerose daremo all'autentico "Popolo della Vita" la possibilità di partecipare.

Sarà bene ricordare che questa iniziativa del pullman nacque per volere di p. Serafino M. Lanzetta e dei frati francescani dell'Immacolata quando ancora l'Ordine non era stato proditoriamente distrutto e la parrocchia di Ognissanti in Firenze era un faro di religiosità e cultura cattoliche... ahimè troppo presto tradite. Pertanto, fedeli al nostro motto "Tradidi quod et accepi", continuiamo il "Bonum certamen" confidando nell'aiuto del Signore e dell'Immacolata... meno in quello di tanti che avrebbero il dovere morale di aiutarci invece di fare questa sorta di "resistenza passiva" all'iniziativa.

Si pregano tutti coloro che vorranno venire a Roma per manifestare in favore della vita, contro la cultura della morte, nel ricordo del piccolo Alfie, di prenotarsi presso:

Ascanio Ruschi -  avv.ruschi@libero.it    cell. 3494657869
Pucci Cipriani -  pucciovannetti@gmail.com  cell. 3339348056

Tenendo presente che la partenza avverrà alle 7,30 da Firenze (comunicheremo il luogo) con arrivo a Roma e sosta per consumare insieme il pranzo a sacco in mattinata.
Sfilata per le vie di Roma con ritrovo alle ore 14,30 in piazza della Repubblica quindi ritorno a Firenze in serata. Il prezzo previsto è di Euro 35,00 a persona ma i bambini sotto i nove anni non pagano.
Ma  vorremmo che nessuno restasse a piedi per l'impossibilità di pagare la quota... in qualche modo faremo, perché tutti dobbiamo essere a Roma il 19 maggio. Se qualcuno volesse generosamente, non potendo partecipare, versare una quota o dare un'offerta per permettere il viaggio anche a chi non ne ha la possibilità farebbe un'opera di carità.
Il viaggio sarà, come ogni anno, piacevole e confortevole... e soprattutto ci ritroveremo  per combattere il "Bonum certamen" senza rifugiarci, come i settari, nelle sagrestie.
Restiamo in fiduciosa attesa di tante prenotazioni e facciamo appello in particolare anche agli amici di Prato.

lunedì 30 aprile 2018

CONFERENZA PRO VITA a Luco di Mugello

ETIAMSI OMNES EGO NON!



ControRivoluzione vi invita a

ADORAZIONE EUCARISTICA E S. ROSARIO 
VERSO LA MARCIA PER LA VITA
CONTRO LA CULTURA DELLA MORTE

MERCOLEDÌ 2 MAGGIO 2018 - ORE 18,00
CHIESA PARROCCHIALE
DI LUCO DI MUGELLO

A SEGUIRE
CONFERENZA PRO VITA
MERCOLEDÌ 2 MAGGIO 2018  - ORE 21,00
PRESSO
IL CIRCOLO PARROCCHIALE MCL DI LUCO DI MUGELLO

Saluto del parroco M.R. Cav. Don Cristian D. Comini
Saluto dell'Amministrazione Comunale di Borgo S. Lorenzo

Intervengono

Roberto de Mattei 
Docente Universitario, 
Presidente della Fondazione Lepanto

Virginia Coda Nunziante
Presidente della Marcia per la Vita



lunedì 23 aprile 2018

Lutto della Tradizione: ALBERTO FALLANI

ETIAMSI OMNES EGO NON!



"Sustinuit anima mea in verbo eius,
speravit anima mea in Domino"

(L'anima mia si è affidata alla sua parola
l'anima mia ha sperato nel Signore)

"Quia apud Dominum misericordia,
et copiosa apud eum redemptio"

(Perché nel Signore è misericordia,
e redenzione copiosa presso di lui)



È deceduto in Firenze, improvvisamente,
venerdì 19 aprile 2018 

ALBERTO FALLANI



adorato padre del nostro carissimo amico e sodale ALBERTO FALLANI junior


I cattolici tradizionalisti fiorentini, in questo doloroso momento, nella certezza della "Resurrezione", sono solidarmente vicini alla moglie signora Arabella, al caro Alberto junior, parà della Folgore e fedele combattente del "Bonum Certamen" e alla sorella Chiara. "Ad memoriam" di Alberto Fallani verrà celebrata una Santa Messa di cui daremo, in seguito, notizie. Intanto ricordiamo il caro estinto nelle nostre preghiere.


A tutti voi

Un saluto in Xto Rege

Pucci Cipriani
Ascanio Ruschi


venerdì 20 aprile 2018

Marcia per la Vita. Ti aspettiamo a Roma il 19 maggio 2018

ETIAMSI OMNES EGO NON!


Marcia per la vita Roma 19/05/2018
Piazza della Repubblica (Stazione Termini) ore 14:30


Cari amici,
siamo lieti di annunziare che, anche, quest'anno si terrà a Roma in data sabato 19 maggio 2018 la grande Marcia per la Vita, contro il crimine dell'aborto (www.marciaperlavita.it).

Come ogni anno anche in questa ottava edizione marceremo pacificamente per il centro di Roma, con ritrovo in piazza della Repubblica (ore 14,30), inneggiando alla vita e denunciando questo "omicidio di stato" nel quarantennale dell'approvazione dell'infausta legge 194 sul delitto d'aborto ricordando che, ovunque sia stata introdotta gli aborti clandestini non sono diminuiti, mentre quelli legali sono cresciuti in maniera esponenziale.
In Italia in quarant'anni sono state 6 milioni le vittime di questo orrendo crimine.

Riteniamo nostro precipuo dovere di cattolici fedeli alla Tradizione aderire a questa iniziativa "pro life" e, pertanto, anche da Firenze organizzeremo un pullman per dare a tutti la possibilità di partecipare prenotando fin da ora e tenendo presente che la quota prevista per ciascuna persona (andata e ritorno con partenza da Firenze la mattina alle 7,30 e ritorno in nottata - pranzo al sacco) è di Euro 35,00 mentre i bambini al di sotto degli otto anni non pagano.

Si pregano pertanto gli amici che intendano partecipare di prenotarsi al più presto e di far conoscere l'iniziativa a parenti, amici e conoscenti richiedendoci anche materiale di propaganda.

Sarebbe poi davvero bello se qualche parroco o semplice gruppo di fedeli organizzasse, prima del 19 maggio, veglie di preghiera in riparazione di questo crimine contro la vita. 

Un saluto in Xto Rege

Pucci Cipriani
Ascanio Ruschi



Per prenotazioni

Pucci Cipriani (pucciovannetti@gmai.com  -  cell. 3339348056)

Ascanio Ruschi (avv.ruschi@libero.it  - cell. 3494657869)

mercoledì 28 marzo 2018

Focus Francia. Arnaud Beltrame, patriota europeo e cattolico tradizionalista (di E.Nistri)

L’ennesimo crimine del fondamentalismo islamico in Francia suscita diverse considerazioni. La prima è il fatto che l’opinione pubblica europea si sta abituando a questo “terrorismo in franchising” che colpisce a intermittenza e almeno all’apparenza senza una logica preordinata. È finita da tempo l’era delle fiaccolate in favore di Charlie Hebdo e della libertà di fare satira (magari anche di cattivo gusto, come emerso dopo il terremoto ad Amatrice). Certo, le vittime della strage di Carcassonne e di Trèbes sono state per fortuna meno numerose che in altre occasioni, ma resta il fatto che l’Europa si sta assuefacendo all’idea che sia una cosa normale finire schiacciati sotto una macchina o sgozzati ad opera di fanatici. Ci può essere del buono in questa mitridatizzazione di fronte al pericolo: l’angoscia non può paralizzare la vita di una nazione. Ma al tempo stesso sussiste il rischio di una sottovalutazione dei rischi sottesi al fenomeno migratorio e all’applicazione del principio dello jus soli.
L’ultimo terrorista islamista di Cacassonne
Il terrorista di Carcassonne era un marocchino cui era stata concessa la cittadinanza francese, che aveva convertito al fanatismo islamico una ragazza francese, che viveva di espedienti ma si trovava a piede libero. Anche se ha agito da solo, non era un isolato: nel quartiere dove viveva le troupestelevisive recatesi dopo il delitto sono state minacciate e aggredite da giovani magrebini e l’ex sindaco di Carcassonne, un socialista, ha auspicato che non sia sepolto nel territorio cittadino, per evitare il rischio di pellegrinaggi. Il criminale ha sgozzato il tenente colonnello Arnaud Beltrame (pugnalato al collo, nell’eufemistico linguaggio degli inquirenti), con un rituale ricco di significati nella subcultura del fanatismo islamico.
Arnaud Beltrame, patriota europeo
Proprio la figura di Beltrame, offertosi in ostaggio al posto di  una donna nel supermercato della strage, merita una riflessione che trascende l’effimera esaltazione retorica. Classe 1973, l’ufficiale apparteneva a una generazione cresciuta all’insegna della celebre frase di Brecht “beati i popoli che non hanno bisogno di eroi”: affermazione lapalassiana che però, decontestualizzata, è stata utilizzata come strumento di propaganda antimilitarista. Per fortuna non l’ha mai presa sul serio: lo dimostra la sua carriera, dal liceo militare di Saint-Cyr a un reggimento di artiglieria, dalla partecipazione alle missioni di pace all’ingresso nella Gendarmerie. Il suo ultimo gesto non è il riscatto, ma il compimento di una vita e ha ottenuto un plauso unanime, o meglio quasi unanime, visti i commenti deliranti di un esponente di “La France Insoumise”, per altro subito tacitato dai suoi compagni, che si è scagliato contro i “lèches-culs qui chougnent  sur la mort d’un colonel de gendarmerie”. Il suo gesto ricorda quello di Salvo D’Acquisto più di quanto potrebbe sembrare, e non solo perché la Gendarmerie è l’equivalente francese dell’Arma. Se l’eroico vicebrigadiere italiano si sacrificò per salvare dei civili dalla rappresaglia di un esercito di occupazione inferocito dal nostro voltafaccia dell’Otto settembre, il tenente colonnello francese è morto per salvare i connazionali dalla ferocia di quella che potrebbe essere l’avanguardia di  un esercito di occupazione ancora più spietato.
Un combattente cattolico
C’è tuttavia un altro aspetto della figura di Arnaud Beltrame su cui è doveroso soffermarsi: il suo spessore etico-religioso. Il colonnello proveniva da una famiglia laica che non l’aveva nemmeno fatto passare a Comunione, era sposato civilmente (in Francia, però, non esiste l’istituto del matrimonio concordatario e le due cerimonie avvengono separatamente), era stato affiliato alla massoneria, che ha rivendicato la sua appartenenza alla “Respectable Loge Jérôme Bonaparte de Rueil-Nanterre”. Il quotidiano cattolico “La Croix” ha però precisato come negli ultimi anni ne avesse preso le distanze, intraprendendo un percorso diverso, e ha parlato senza precisare la fonte di persone “a lui vicine”. Forse, l’unica testimonianza certa, se non fosse vincolata al segreto del confessionale, sarebbe quella del sacerdote che negli ultimi anni era divenuto suo direttore spirituale: padre Jean-Baptiste, canonico dell’abbazia di Lagrasse. Con lui Beltrame aveva intrapreso un percorso di avvicinamento alla fede, cominciato quasi casualmente con una visita al monastero. La lettera in cui il sacerdote rievoca il suo rapporto col tenente colonnello e la moglie, le sue visite all’abbazia, il lungo itinerario di preparazione al matrimonio religioso, la cui celebrazione era prevista per il 9 giugno, è facilmente rintracciabile su vari siti cattolici, fra cui Stilum Curiae, il blog dell’ex vaticanista della “Stampa” Marco Tosatti.
C’è tuttavia un altro illuminante dettaglio nella conversione religiosa del tenente colonnello. Quella di Lagrasse non è un’abbazia qualsiasi. I canonici della Mère de Dieu, che la amministrano dal 2004, appartengono a quell’arcipelago di comunità religiose tradizionaliste che hanno ottenuto, grazie al motu proprio Ecclesia Dei, voluto da Giovanni Paolo II, il permesso di celebrare la liturgia utilizzando ancora il messale del 1962; in altri termini, come si dice semplificando, “dicono la messa in latino”, espressione impropria perché l’odierna messa in volgare non è la semplice traduzione del vecchio messale di San Pio V, ma ha conosciuto considerevoli mutamenti anche di contenuto.
Questioni liturgiche a parte, è interessante notare come l’eroico tenente colonnello non sia stato attratto da un cristianesimo conciliare e conciliante, il cristianesimo che sta riabilitando la teologia della liberazione affiancandole magari la teologia dell’immigrazione. Ad affascinarlo è stato un cattolicesimo virile e tradizionalista, quasi “templare”: il suo era il Cristo delle cattedrali, non quello dei presepi multietnici o Lgtb. Anche il suo sacrificio può essere letto in questa chiave. Certo, anche senza conversione, un alto senso del dovere associato all’etica laica della République avrebbero potuto indurre Beltrame alla stessa scelta, ma non è da escludere che la conversione e la conseguente fede in una vita ultraterrena abbiano contribuito a infondere in lui quel supplemento d’anima, quella virgola di eroica follia indispensabili per affrontare a viso aperto una morte quasi certa. Del resto, anche Salvo D’Acquisto era uno spirito profondamente religioso ed è stato avviato per lui un processo di canonizzazione, che l’ha proclamato “servo di Dio”. Oggi c’è chi auspica che la Chiesa riconosca le virtù eroiche del tenente colonnello Arnaud Beltrame, morto per una Francia che credeva di non avere più bisogno di eroi. E che anche per questo oggi si trova ad averne un disperato bisogno.

martedì 13 marzo 2018

ETSIAM OMNES EGO NON (di Ascanio Ruschi)


Splende il sole sulla fortezza di Civitella del Tronto, ultimo baluardo militare del Regno delle Due Sicilie.
Splende il sole sulle facce sorridenti dei molti giovani (e non) che venerdì scorso, 9 marzo, sono giunti da ogni parte della penisola per ricordare i difensori della “Fedelissima”, che resistettero per duecento giorni (8 settembre 1860 – 20 marzo 1861) all’assedio delle truppe piemontesi, alle quali si arresero tre giorni dopo la proclamazione dell'Unità d'Italia.
E per tre giorni ci siamo stretti, in preghiera – con la celebrazione della S. Messa di sempre - all’ombra della fortezza di Civitella, ove sventolava fiero il bianco vessillo borbonico, per ricordare che il sacrificio di quei difensori non fu vano.
Sono stati giorni di preghiera, di riflessione, ma anche di risate e di brindisi.
Di abbracci con i vecchi e i nuovi amici, che entusiasti ci hanno ringraziato (ma non a noi è dovuto il ringraziamento!) ripromettendosi di ritornare a Civitella il prossimo anno.
Sono state notti passate a chiacchierare di storia e filosofia, e a cantare le gesta di cavalieri e briganti. Notti di preghiera, con la via crucis per le strette vie del paese, fiocamente illuminate dai vecchi lampioni e dalle candele della processione, ma riscaldate dal canto virile del Salve Regina.
Sono stati tre giorni intensi, di conferenze di altissimo livello, ricche di riflessioni sul passato e di preziose indicazioni per il futuro. Di libri venduti (a decine!) e di nuovi progetti per gli anni a venire.
Tre giorni volati via con la stessa velocità di un battito d’ali. Tre giorni di cameratismo, il cui ricordo, son sicuro, è indelebilmente scolpito nel cuore di ogni partecipante.
E sono tanti (quasi un centinaio) coloro che dal venerdì alla domenica hanno voluto testimoniare la fedeltà ai valori immortali della Tradizione, alla S. Messa di sempre, nonché ricordare coloro che resistettero sulla fortezza (ma anche nei villaggi e nei boschi degli Abruzzi, nei quali si nascondevano i briganti) fino all’estremo sacrificio.
Per loro abbiamo pregato e brindato; in loro ricordo ci siamo inerpicati verso la rocca, recitando il S. Rosario, per poi innalzare il vessillo del Regno delle Due Sicilie al canto di “Cristus Vincit”.
E proprio l’ultimo giorno, la domenica, al momento dell’ascensione alla fortezza, una lieve pioggia ha voluto bagnare i nostri passi e i nostri volti, quasi a voler piangere quei soldati sconosciuti che, spes contra spem, hanno combattuto per il Trono e per l’Altare.
A loro, eroici difensori di un mondo che andava scomparendo, vanno le nostre preghiere e la nostra imperitura riconoscenza, consapevoli che il loro lascito è prima di tutto spirituale.
Come loro, siamo oggi chiamati a combattere la Buona Battaglia, che prima di tutto è una battaglia spirituale (chissà ancora per quanto…). Per questo, siamo sicuri, anche nei prossimi anni ci ritroveremo a Civitella del Tronto, per gridare con forza, dai bastioni della rocca

ETSIAM OMNES, EGO NON!

Ascanio Ruschi

lunedì 12 marzo 2018

Bilancio del XXXI Convegno della Tradizione

"Altri combattono e muoiono per una conquista, una terra, un'idea di gloria, per un convincimento magari o un ideale, ma noi moriamo per una cosa di cuore: la bellezza.
Qui non c'è vanità, non c'è successo, non c'è ambizione. Noi moriamo per essere uomini ancora. Uomini che la violenza e l'illusione non li piega e che servono la fedeltà,l'onore, la bandiera e la Monarchia, perché son padroni di sé e servitori di Dio"
Carlo Alianello, "L'Alfiere" 

Ricorderanno gli amici che da innumerevoli anni seguono i nostri Incontri della Tradizione della "Fedelissima" Civitella del Tronto la storia degli ultimi giorni della Fortezza assalita dall'esercito invasore dei piemontesi tricolorati: solo il gesto vile del Comandante Ascione che si vendette ai nemici e aprì, nottetempo, le porte della Cittadella rese possibile l'espugnazione della medesima e il massacro degli eroici difensori della Rocca con in testa il Maggiore Messinelli, Sopito di Bonaventura e il francescano p. Leonardo Zilli da Campotosto che furono fucilati venduti - scrive Giacinto De Sivo - "come Cristo da Giuda , per trenta miseri denari "
Gli ultimi mesi che hanno preceduto il XXXI Incontro della Tradizione della "Fedelissima" Civitella del Tronto sono stati per me una sorta di "Calvario" non tanto per il tradimento di un amico (che credevo) fraterno - ai tradimenti ormai ci sono abituato - ma perché quell'ex amico (che io non intendo più nominare) ebbe l'ardire di telefonarmi, alla vigilia del Convegno, invitandomi a mettermi contro la Tradizione e addirittura a "rinnegare" la "mia" Civitella come lui ha fatto. Tradire gl'incontri della Tradizione Cattolica, tradire gli amici fedeli al nostro mondo, tradire me stesso, tradire quello in cui ho creduto e in cui credo tuttavia, quello che ho amato e tuttavia amo. Come se il vile Ascione avesse chiamato, alla vigilia del tradimento, il Maggiore Messinelli, Sopito di Bonaventura e padre Leonardo Zilli, invitandoli a disertare...
Nonostante la bontà dei tre personaggi il Giuda sarebbe stato fucilato per alto tradimento se prima i difensori della Rocca non lo avessero linciato.

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Nonostante gli alberghi di Civitella e dei dintorni fossero tutti al completo, nonostante le molte telefonate giunte... ero in ansia alla vigilia di questo Convegno... all'ansia si univa l'amarezza per quanto ho detto sopra.
Ma già all'arrivo nella piazza della "Fedelissima" ansia e amarezza sono svanite... ed è svanito anche il mio risentimento per quell'ex amico il cui nome non nominerò mai più perché, come avevamo scritto nella presentazione del nostro programma: "I Convegni di Civitella hanno come costante la lettura della Storia alla luce della Rivelazione Divina e la consonanza con coloro che della Tradizione sono stati e sono alfieri fedeli a cominciare in campo ecclesiale dalla Fraternità San Pio X"  per cui, come prevedibile "Nel corso degli anni molti amici si sono uniti a noi, altri hanno compiuto brevi passaggi per approdare ad altri lidi. Ringraziamo la Divina Provvidenza per i primi e stendiamo un velo pietoso sui secondi".
Dunque stendo un velo pietoso sul "traditore" e stendo un velo pietoso su tutti i traditori della Santa Tradizione, su quei falsi tradizionalisti che pensano di "far pari" con tutti calandosi le brache diu giorno e facendo i "duri e puri di notte"... avendo in cambio dal potere (ecclesiastico e civile) - la facoltà di creare "riserve indiane" dove - come un tempo i pellerossa - venir rinchiusi... con la concessione, ogni tanto, di indossare i loro "antichi vestiti", un tempo fatti di lustrini e diademi, oggi di... trine e merletti, musichine settecentesche, riverenze, confetti, alchermes, con cipria  saponette "Cadum" profumate... 
Ecco al nostro arrivo il giovane civitellese Daniele D'Emidio già sul posto a far gli "onori di casa" e poi, ad uno ad uno, da ogni parte d'Italia, arrivano i convegnisti e, a sera, con l'Onorevole Fabrizio Di Stefano, colonna del Convegno, facciamo già la "conta": almeno cento persone sistemate nei vari alberghi e accolte tutte con calore da Ascanio Ruschi, anima della Tradizione, nobile di origine e di cuore : ecco Massimo de Leonardis uno dei fondatori dei Convegni civitellesi e dell'ANTI 89, Rodolfo de Mattei, Patrizia Fermani, Massimo Viglione,  l'editore Marco Solfanelli al quale tanto deve la Tradizione cattolica, quindi Virginia Coda Nunziante, la Presidente della Marcia per la Vita, giunta per presentare l'ottava edizione di questa marcia "pro life" del 19 maggio (sabato) a Roma e alla quale ci ritroveremo, tutti... giungono da Napoli due vecchi e cari amici, il Magistrato Alfonso D'Avino e il Professor Enzo Gallo da sempre in prima linea in difesa della Fede e della Dottrina di sempre e poi i giovani romani con Alessandro Elia e la foltissima delegazione Toscana,  formata da trenta ragazzi e ragazze, capeggiata da Cosimo Zecchi e dall'effervescente Lorenzo Gasperini che ha compreso, meglio di ogni altro, lo "spirito" di Civitella; i giovani e non più giovani del Lombardo veneto, con Stefano Colombo e Beghin... vengono da Milano,  Vicenza e Verona; quelli di di Rimini con Francesco Tosi, il "mago" della comunicazione (insieme ad Andrea Asciuti che ha fatto una serie di stupende fotografie), i giovani della "Valvibrata" con l'entusiasta Emanuel Silvestri che fu con noi, all'Alzabandiera sulla Rocca, insieme a tutta la sua classe e al professor Cerreta cinque anni orsono, a pochi giorni della "Maturità classica " ; ecco lo storico Fulvio Izzo che mi promette un suo articolo "revisionista" sul così detto Risorgimento per il prossimo numero di "Controrivoluzione", Cesaremaria Glori, amico fedele, da buon Tenente Alpino, era già lì, da due giorni, a "presidiare" il posto... insieme ad altri cari amici provenienti dal Molise, dalla Puglia, dalla Val d'Aosta, dalla Liguria e dall'Emilia.
Giunge da Albano Laziale don Mauro Tranquillo, il Cappellano dell'ANTI 89, succeduto all'indimenticabile don Giorgio Maffei che fu a Civitella fino a pochi giorni prima della sua morte e che resta nei nostri cuori. Don Mauro guiderà la stupenda "Via Crucis" coadiuvato dai tre chierichetti toscani : Fabio, Ivan e Alessandro. Sono sedicenni, i più giovani, che hanno esitato molto prima di decidersi a venire in Terra d'Abruzzo e, poi, alla fine, dei tre giorni mi dicono felici e contenti "Peccato...sono passati troppo in fretta queste stupende giornate" e, accanto a loro, con lo stesso spirito, il "decano" il Professor Carlo Regazzoni, un grande studioso, un personaggio affascinante, viene da Basilea con la propria Lancia,come ogni anno, e, al termine, gli ho detto: "Ora professore ripartirà per Basilea,piano piano..." e lui sorridendo mi ha risposto sicuro "No, no... forte forte... voglio arrivare a casa in nottata..." L'anno prossimo anche il professor Carlo Regazzoni sarà nel novero degli oratori. Don Mauro il venerdì pomeriggio celebra, di fronte a moltissimi fedeli, la S.Messa cattolica, la Messa in rito romano antico, la Messa di sempre e di tutti,  "ad memoriam" di Ornella Di Stefano, la cara mamma dell'Onorevole Fabrizio Di Stefano, scomparsa nel 2017, e, la mattina del sabato, alle ore 10 quella "ad memoriam" di Giorgio Cucentrentoli, scomparso recentemente, un fiorentino amante della tradizione autore anche di un libro assai interessante . "La difesa della 'Fedelissima' Civitella del Tronto"...e, poi, la mattina la S. Messa solenne "ad memoriam" di tutti i Martiri della Tradizione. Stupenda l'omelia di don Mauro, tante le confessioni e le Sante Comunioni....
Il Convegno di quest'anno - pubblicheremo di volta in volta tutti gli interessantissimi interventi su "Controrivoluzione" - aveva per titolo "1918 - 2018:  I tempi drammatici della storia" e infatti il 2018 è il centenario di un avvenimento epocale : la fine della Grande Guerra che segnò la scomparsa di gran parte di quanto restava dell'Europa tradizionale.A livello diverso è stato ricordato anche il cinquantesimo anniversario dell'enciclica "Humanae Vitae", il quarantesimo anniversario del crimine dell'aborto (bellissima, in proposito, la conferenza del prof. Roberto de Mattei che ripercorre la storia dei "referendum" sull'aborto (elencando anche i tradimenti di molti) che ha prodotto sei milioni di vittime; senza dimenticare il fenomeno grottesco ma gravido di conseguenze della contestazione sessantottarda; inoltre ricorre quest'anno il quarantennale dell'elevazione al Soglio Pontificio di Giovanni Paolo II, premessa di uno dei fattori del crollo dei regimi comunisti (quest'ultimo quarantennale verrà ricordato con un saggio della prof.ssa Cristina Siccardi su "Controrivoluzione").
Due le cartoline commemorative di Civitella un omaggio a Giovannino Guareschi (il "padre" di don Camillo e Peppone) nel cinquantenario della morte (+1968) e una dedicata al Maestro Giovanni Gasparro, un grandissimo pittore contemporaneo, con la riproduzione di una sua opera: "San Pio V e San Carlo Borromeo difendono il Cattolicesimo dall'Islam e dall'eresia protestante". Il Maestro Giovanni Gasparro, che è giunto insieme ad un altro illustre personaggio, l'architetto Andrea De Meo Arbore, ci ha onorato con la sua presenza per i tre giorni - ha servito la S.Messa a don Mauro Tranquillo - e ha presentato tre sue opere stupende che hanno destato in tutti i convegnisti ammirazione e consenso.
E poi, a sera, i canti della Tradizione guidati da Mario Di Felice, che parlano di "Falci e spade della Vandea" pronte alla battaglia, di Restaurazione, di fedeltà, onore, coraggio...parole sconosciute agli azzimati seguaci della falsa tradizione che sembra uscita dal cilindro di un pretigiatore democristiano....
Sulla Rocca la mattina, il sole è stato coperto da nere nubi e, sotto la pioggia, l'alzabandiera al Canto del Christus Vincit... mentre la bandiera candida con i Gigli dei Borboni si innalzava e garriva al lieve vento della incipiente primavera... le belle parole di Massimo de Leonardis e di Ascanio Ruschi e, poi, tutti nella chiesa di S. Jacopo per un "De profundis" davanti al sacello in cui sono conservati i resti dei soldati caduti nella difesa della "Fedelissima"-
Sì, ancora una volta tutti insieme in nome della Tradizione, quella Santa Tradizione che ancora - e la dimostrazione è il successo grande del nostro Convegno - riesce a sedurre gli animi dei giovani che hanno gridato in coro su quella piazza, piena di sangue e di gloria: "Viva Cristo Re - Viva la Tradizione - Viva Re Francesco (Dio guardi!)".

PUCCI CIPRIANI