lunedì 28 giugno 2021

Contro l'egualitarismo (di Martino Mora)

 Al contrario di ciò che pensano gli spiriti superficiali, l’anelito all’uguaglianza anzi all’egualitarismo, non si è affatto spento con la fine del socialismo reale.

Il 1968 prima, la fine del comunismo sovietico (1991) poi, hanno semplicemente spostato la tentazione egualitaria dalla dimensione sociale ed economica a quella biopolitica. Il sesso e la razza sono divenute le nuove fronte dell’uguaglianza estrema , su cui si incentra la lotta contro ogni differenza naturale e costitutiva, e la negazione di ogni gerarchia.

In realtà la prima applicazione storica dell’egualitarismo si realizzò in ambito religioso. Se il “libero esame“ di Martin Lutero fu l’introduzione dell’individualismo nella religione, il concetto ad esso correlato di “sacerdozio universale” vi introdusse l’idea di uguaglianza tra tutti i fedeli, senza più distinzione sostanziali tra sacerdoti e laici. Ma poiché non esiste autentica gerarchia che non sia spirituale, questo primo passo luterano fu radicalmente sovversivo. E aprì lo spazio alle sovversioni successive.

Al contrario di ciò che comunemente si afferma, fu il liberalismo a riprendere, attraverso la dottrina dei diritti dell’uomo, l’anelito egualitarista. I diritti dell’uomo sono infatti l’attuazione dell’uguaglianza astratta tra individui concepiti come privi di qualità, le cui differenze costitutive e le cui appartenenze comunitarie passano costantemente in secondo piano, proprio come nel pensiero economico, che concepisce anch’esso solo individui astratti. È poi la stessa logica razionalista e livellante dello Stato moderno centralizzato e burocratico, dall’assolutismo in poi.

Lo stesso stato di natura, condizione pre-sociale e pre-politica immaginata dal giusnaturalismo moderno (Hobbes, Locke, Kant e Rousseau) viene pensato come uno stato di libertà individuale e uguaglianza assolute, seppure problematiche.

Poi la Rivoluzione francese già da subito, nel 1789, afferma la sacre triade rivoluzionaria di “libertè, egalitè, fraternitè”. Subito dopo avviene però la prima frattura: l’egualitarismo democratico e sanguinario di giacobini e sanculotti rompe l’equilibrio iniziale con la libertà individualista e blasfema dei Lumi.

Successivamente, con l’affermarsi della Rivoluzione industriale e lo sfruttamento operaio su larga scala, la formazione del movimento socialista si presenta come un guanto di sfida al sistema capitalista. L’egualitarismo socialista e l’individualismo liberale entrano in opposizione. La borghesia che aveva predicato l’uguaglianza contro nobili e clero, si sente ora minacciata nella sua proprietà e persino nella sua esistenza. La borghesia capitalista si oppone con tutte le sue forze allo spettro del comunismo, che si manifesta concretamente a partire dalla Rivoluzione dell’ottobre 1917.

Questa apparente divaricazione tra l’individualismo liberal-borghese e l’egualitarismo della dottrina marxista (in realtà Louis Dumont mise genialmente in luce l’individualismo nascosto di Marx) viene superata a partire dal Sessantotto , marxista e insieme pseudolibertario: “vietato vietare” e “godere senza ostacoli“. Fu l’inizio di quella che il pensatore brasiliano Plinio Correa de Oliveira definì come la Quarta Rivoluzione: la Rivoluzione degli istinti contro la ragione, con conseguente ritorno alla barbarie, una barbarie civilizzata, ricca, tecnicizzata, ma pur sempre vera barbarie.

Il pensiero liberale così diventa liberal, riconciliandosi con l’egualitarismo che non minaccia più la proprietà privata dei mezzi di produzione. Così i plutocrati ritornano alla Sovversione (gli antesignani furono i Rockefeller, seguiti oggi dai Soros, Gates, Bloomberg, Bezos, Buffet, ecc) ora che non si sentono più minacciati nell’avere, la loro ragione di vita.

Così trionfano il pansessualismo, il femminismo l’omosessualismo, il transessualismo, il genderismo nell’ambito della sovversione sessuale; l’immigrazionismo e il meticcismo nell’ambito della sovversione etnica e razziale. Ogni differenza diventa così potenziale discriminazione, e ogni normalità secondo natura semplice costruzione sociale. Persino l’esistenza dei due sessi viene considerata un limite da superare (come si evince dal distruttivo e liberticida DDL Zan, in discussione in questi giorni al Parlamento italiano). Si sa che il motore di queste dottrine individualistico-egualitarie, ben lungi dall’essere la Russia o la Cina, è la civiltà dell’americanismo.

È facile constatare la distruttività di queste tendenze per qualsiasi tipo di ordine sociale, ed è facile intuirne la sottesa masochistica, decadente pulsione di morte, tipica di una civiltà occidentale americanizzata, sazia, opulenta, secolarizzata, desacralizzata, consumista, libertina, in rapida dissoluzione verso l’infero e il preternaturale. Fino alla possibile affermazione di quella spiritualità alla rovescia di cui vediamo già i segni.

Martino Mora

giovedì 17 giugno 2021

In memoria di Giacomo Bonacchi (di Pucci Cipriani)

 "...O morto giovinetto,

anch'io presto verrò sotto le zolle

là dove dormi placido e soletto...

 

Meglio venirci ansante, roseo, molle

di sudor, come dopo una gioconda

corsa di gara per salire un colle!

 

Meglio venirci con la testa bionda,

che poi che fredda giacque sul guanciale,

ti pettinò co' bei capelli a onda tua madre...

 

adagio, per non farti male. 

 

Mi vennero in mente questi versi de "L'Aquilone" di Giovanni Pascoli quando mi annunziarono la morte di mio nipote Gaddo... diciottenne, aveva appena iniziato l'ultimo anno di Liceo, " quando non intesa,quando non vista" sopra di lui si chinò improvvisa "la Morte con la sua lampada accesa"...

Già, Gaddo non ebbe il conforto, nei giorni dell'agonia, del padre - mio fratello "Gigetto" era scomparso in un tragico incidente stradale, quattordici anni prima, a 33 anni - non gli mancò, invece, la carezza della sua mamma su "i bei capelli a onda", quella carezza ultima che sembra voler affidare l'anima e il corpo all'eternità.

Ma Giacomo Bonacchi, trentacinque anni, Giacomino, "Il Piccino", come veniva chiamato in casa, deceduto ieri, dopo mesi di dolorosa agonia, affrontati con la forza di un leone, non ha potuto stringere la mano della sua mamma - Graziella De Matteis in Bonacchi è morta prematuramente, in pochi giorni, nel 2009, colpita da un male "cattivo", lo stesso che, poi, si è accanito sul figlio - mentre Piero, il padre, assisteva sgomento al compiersi di questa tragedia, "crocifisso", per il dolore, su una carrozzina.

E così Giacomino se n'è andato, circondato dalle premure dei suoi fratelli: Cecilia, Federico, Alessandro e Tommaso e dall'affetto dei suoi nipoti e degli altri parenti, non ultimo quello dei fratelli della mamma Graziella : Felice, Maria e Chiara...dei cugini, degli amici... e poi, dopo l'ora dell'abbandono, viene quella del raccoglimento...

"E allora - scrive Nino Salvaneschi - ci sentiamo soli, disperatamente soli...la vita fa paura (...)il letto diventa nemico. Tutti sono andati via...Soli con i pensieri, soli con i timori (...) "Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato? " 

(...)In verità Dio non abbandona mai...ha sofferto anche per questo momento di dubbio e di paura...bisogna perdersi senza speranza per ritrovarsi nella fede"

Cerchiamo dunque di "addomesticare" la morte e di affidarci ai ricordi facendo rivivere nella nostra mente e nei nostri cuori il tempo e le persone care; io non avrei riconosciuto, incontrandolo, Giacomo, eppure con la sua scomparsa - negli ultimi mesi cercavo di interrompere velocemente le frequenti conversazioni telefoniche con il suo zio Felice De Matteis, perché, parlando del nipote e della sua lunga agonia, si commuoveva, sentivo i singulti nella sua voce,e anche a me veniva da piangere - sembra che anche a me si sia spezzato il filo della vita, per dirla col Poliziano : " E morte il filo di mia vita ispezza"

Felice ed io avremmo potuto scrivere - si parva licet componere magnis - le "Vite parallele": nell'anno degli esami di Maturità eravamo "inseparabili"...un' amicizia che dura, ininterrottamente, senza tentennamenti, da oltre cinquanta anni, un'amicizia che ha visto anche la storia delle nostre famiglie intrecciarsi nelle alterne vicende della vita. 

Dalle nottate trascorse, davanti ad abbondanti thermos di caffè (oltre allo studio passavamo le notti a "sognare" una società "a misura d'uomo", come dicevamo allora) "ripassando" le pagine antologiche, - e com'eran belli i classici da Catullo a Tibullo, da Cesare ad Orazio,da Sant'Agostino a San Girolamo - cercavamo di imprimere nella nostra mente e nei nostri cuori i più bei florilegi di quei testi, come quello di S. Agostino preso dalle "Confessioni" "Quia fecisti me ad Te et inquietum est cor nostrum donec requiescat in te" (l'ho fatto scolpire sulla tomba della mia mamma) e l'altro, l'apocrifo agostiniano di padre Perico: "Se mi ami non piangere" che Felice ha messo sul suo profilo di face book per annunziare la morte del nipote...e ambedue - ma Felice era molto più bravo - componevamo versi poetici "in rima", prendendoci gioco dei tanti poetastri che, non conoscendo la metrica, imbrattavano e imbrattano tuttavia tanti fogli, in versi sciolti, credendo di essere novelli Ungaretti o Quasimodo...

Il sabato il mio babbo ci accompagnava , in macchina,da Borgo alla Villa de "Gli Ochi" dove trascorrevamo, lontani dal paese e dalle "tentazioni", due giorni di studio...oppure il dottor De Matteis, un distinto signore del Sud, Direttore dell'Ospedale di Pistoia, ci accompagnava, nella casa estiva dei De Matteis, sull'Appennino pistoiese, nella silenziosa Piteglio...("speriamo - diceva - che la montagna vi ispiri ...e che vi venga davvero la voglia di studiare...")

Ma a me dispiaceva lasciare il villino di viale Policarpo Petrocchi e soprattutto la compagnia dei suoi residenti e, soprattutto, quella della signora Elsa, dolcissima e amabile, Dama dei Gruppi della "Beata Maria Cristina" detta 'a Santa, la Regina di Napoli, madre di Francesco II, con la quale discutevo e mi confidavo volentieri, e Graziella, simpaticissima, sempre allegra e arguta, rispettivamente, la nonna e la mamma di Giacomo...la mamma e una delle sorelle di Felice.

Felice ed io avevamo le stesse "radici", culturali e politiche,e,seppur con sfumature diverse votavamo per la Destra; lui, che era (ed è) un "puro", un uomo coraggioso e coerente, che rappresentò il partito della fiamma, allora, quando molti si "nascondevano", nei tempi difficili della contestazione sessantottarda prima e degli Anni di Piombo, poi, quando si rischiava davvero la vita; dirigente del partito che fu del grande Arturo Michelini; consigliere comunale a San Marcello Pistoiese dove insegnò per anni (lessi lo scorso anno su "La Nazione" la lettera di un suo ex alunno che lo ricordava con affetto) quindi a Pistoia, unico consigliere di Destra...

Dicevo che fu un "puro", talmente puro da non sopportare alcune cialtronate dei dirigenti toscani di quel partito, rifiutando poi - posso ben dirlo - un sicuro seggio al Senato, e lasciandolo a uno dei tanti "servi" : "Perché - mi diceva - io con quella gentaglia, con i Girella, non voglio avere nulla a che fare" ripetendomi i versi del Giusti : "e buon sarà per me / se nella mia vita intera/ potrò dire d'aver meritato un sasso/ con sopra scritto : non cambiò bandiera "

Mi chiamò a Pistoia nel 1970, per una conferenza sui problemi della famiglia che tenni al Circolo San Pio X...prima della conferenza mi portò a "trovare" sua sorella Graziella che si era sposata con Piero Bonacchi, e che aveva avuto una figlia, Cecilia...che, quando arrivai, stava allattando. Fu per me una gran gioia.

Da quel momento anche Piero - che poi sarà sempre accanto a Felice (Cice) nelle sue battaglie politiche - divenne un carissimo amico... e fu con noi quando, sempre invitato da "Cice", chiusi, con due comizi,- insieme ai Presidi Romoli e Monteleone - la campagna elettorale del referendum "contro" il divorzio prima a Cutigliano e, poi, a Piteglio....con il passare degli anni, dopo la triste sconfitta del referendum, più volte tornai a Pistoia, a cominciare dalla presentazione, presso il caffè Valiani, del libro "Non sono un teologo" del cappellano militare Mons. Luigi Stefani e sempre una visita alla casa di viale Petrocchi e una alla casa di Piero e Graziella, benedetta da Dio, perché ogni volta trovavo un ragazzo in più: dopo Cecilia, Federico, Tommaso, Alessandro e Giacomino..come usava una volta nelle famiglie cristiane.

E poi, l'indissolubilità, nel dolore, delle nostre famiglie...la morte di mio fratello Luigi e quella di Graziella, la sorella di Felice...la morte di mio nipote Gaddo e quella del nipote di Felice, Giacomo.



Non sono andato ad accompagnare Giacomo all'estrema dimora tra i "poveri morti, soli / nei muti camposanti", ma quel ragazzo l'ho sentito e lo sento vicino, insieme alla sua mamma, quando per lui recito le mie preghiere e ieri sera all'ora in cui, padre Terenzio ha celebrato per lui, "ad memoriam", la S. Messa in latino, nel rito romano antico, la Messa della Chiesa, la Messa cattolica, la Messa di sempre e di tutti, sembrava che Giacomo mi sorridesse divertito per la mia polemica.

Da tempo ormai - e non solo per i "mali" che da due anni si sono abbattuti su di me - non partecipo ai funerali, dove tanti preti melensi, che, insieme alla talare hanno gettato alle ortiche la fede, hanno profanato e profanano tuttavia la sacralità della morte, trasformando quell'ultimo rito, un tempo solenne e tremendo ("Dies irae, dies illa/ Solvet saeculum in favilla:/ Teste David cum Sybilla/") in una Kermesse cialtrona, con tarantelle, schitarrate e musiche tribali, dove perfino il nero è stato abolito, come colore liturgico, perché...fa paura, e dove vanno verso il cielo inutili palloncini colorati da fiera paesana, invece delle nuvole dell'incenso bruciato davanti al Signore.

Ai morti non manchino le nostre preghiere, non manchi questa giaculatoria:

 

Siete stati come noi,

noi saremo come voi,

pregate Gesù per noi,

noi lo pregheremo per voi,

Iddio vi dia la pace e il riposo

nel Santo Paradiso. Amen

 

Ti assicuriamo le nostre preghiere, Giacomo, e anche tu non dimenticarci.

 

PUCCI CIPRIANI

sabato 1 maggio 2021

Cronache di Strapaese sulle orme di Mino Maccari e Giovannino Guareschi (di Franco Maestrelli)

 

Se fosse vissuto nei primi del Novecento Pucci Cipriani avrebbe fatto parte del gruppo di artisti e intellettuali che assieme a Mino Maccari diedero vita al movimento e alla rivista Strapaese. Li unisce l’essere toscani, anti-moderni e la frenetica attività culturale. Ma poiché è nato nel 1945, è vissuto in una Toscana feudo rosso in cui c’era spazio solo per chi operava nella cultura sotto l’egida del Partito Comunista. Come Maccari,  Cipriani è il cantore del “mondo piccolo” del suo borgo natio, delle famiglie patriarcali di un tempo, della buona tavola e dei riti liturgici ormai dimenticati. 

Attivo fin da adolescente nelle fondazioni di circoli e associazioni cattoliche e fieramente anti-comuniste è il meritorio fondatore dell’Anti89, associazione culturale dedicata alle contro-celebrazioni del bicentenario della nefasta Rivoluzione francese e direttore dell’organo dell’Anti89, la rivista quadrimestrale Controrivoluzione. Questo volume completa la trilogia iniziata nel 2005 con L’altra Toscana. Diario di un conservatore e proseguita nel 2013 con La memoria negata. Appunti per una storia della tradizione cattolica in Italia.               

 In questo libro Pucci Cipriani, dopo i precedenti che raccontano le sue memorie politiche, si dedica a quella che potremmo definire “un’operazione nostalgia” rivolta ai ricordi della sua infanzia e della sua gioventù. Ricordi che ripercorrono il calendario delle feste che un tempo, neanche tanto lontano, segnavano lo scorrere dell’anno. Sono i ricordi di un bambino di un piccolo borgo nel Mugello ma che appartengono anche a tutti i bambini dell’epoca: Ognissanti e la Commemorazione dei defunti con le visite al cimitero, le preghiere per i propri cari e, trovandoci in terra toscana, le Confraternite della Misericordia con le cappe nere, le buffe e le torce. La scuola di allora celebrava queste ricorrenze con delicate poesie che sottolineavano la comunione dei viventi con i trapassati abituando i bambini al pensiero della morte che oggi invece viene respinto in ogni sua manifestazione. Oggi le mamme si preoccupano di allontanare dai pargoli ogni pensiero lugubre ma, al contempo, li travestono da spettri e scheletri per festeggiare in scuole e oratori Hallowe’en. 

Si passa poi a ricordare il multicolore mondo dei mercati e delle feste di paese.  Centri commerciali e supermercati erano ancora da venire e per apparecchiare il desco famigliare, oltre alle poche botteghe, c’era il mercato con i suoi prodotti di stagione. Accanto alle bancarelle di frutta e verdura pittoresche figure di altri tempi che proponevano improbabili rimedi per calli e duroni, talvolta utilizzando come richiamo la scimmietta ammaestrata.

Cipriani descrive poi le sagre paesane con imbonitori e cantastorie. La televisione muoveva i primi passi e le fiction si vedevano sulla piazza del mercato attraverso il racconto di storie truci o comiche a seconda dell’estro dell’artista di strada. E dal “pianeta della fortuna” offerto dal pappagallino si passa poi agli spettacoli del circo oggi demonizzati dall’ideologia animalista. L’autore poi non dimentica il teatro vernacolare a cui lo stesso Cipriani in gioventù prestò la sua opera.

In questo viaggio nel tempo da buongustaio non manca di ricordare la cucina di quegli anni. Una cucina povera, di ingredienti a chilometro zero, come si dice oggidì, Una cucina legata al periodo dell’anno e alle festività liturgiche. In autunno si ammazzava il porco e sulle tavole di famiglie allora felicemente numerose era un trionfo di capocotto, salame, ciccioli e salsicce. Nulla dell’animale andava sprecato. A Pasqua c’era l’agnello coi piselli: ora è arrivata Maria Vittoria Brambilla e l’agnellino finirà ad avere diritti costituzionali…  I bambini attendevano le feste per gustare i dolciumi genuini: castagnaccio, ballotte e cenci. 

Un capitolo anche in questo libro è dedicato ai ricordi politici borghigiani dell’autore: l’adesione alla Giovane Italia negli anni Sessanta, l’innamoramento per la Monarchia, gli scontri con il PCI allora egemone nella zona. Scontri però come quelli di don Camillo e Peppone. Le aggressioni violente verranno dopo il Sessantotto. La cronaca di quegli anni è anche intervallata da ritratti di figure che paiono tratte dai libri di Giovannino Guareschi, di cui Pucci Cipriani è appassionato lettore, come il vecchio prete tradizionalista del piccolissimo borgo arrampicato sulla montagna ai confini con l’Emilia o la vecchia Desolina che ebbe, in morte, le sue campane a morto e il rito in latino.  Poiché Cipriani è stato insegnante non mancano nel volume le poesie che venivano fatte imparare a memoria nelle scuole elementari, quelle di Pascoli, Carducci e Gozzano, anch’essi cantori di quel mondo piccolo. Pucci Cipriani è editore, organizzatore di convegni e di impegno politico ma qui rivela la sua vena di malinconica nostalgia per il tempo in cui “ancora c’era la fede e si pregava in latino.”

Franco Maestrelli

https://www.destra.it/home/cronache-di-strapaese-sulle-orme-di-mino-maccari-e-giovannino-guareschi/



Pucci Cipriani

Dal Natio borgo selvaggio. Quando ancora  c’era la fede e si pregava in latino

Presentazione di Massimo de Leonardis

Postfazione di Cosimo Zecchi

Edizioni Solfanelli

Pagine 271 - Euro 19,00

https://www.edizionisolfanelli.it/dalnatioborgoselvaggio.htm

lunedì 20 luglio 2020

“DIO LO VUOLE!” (di Pucci Cipriani)


A dicembre 2020 il Convegno della Tradizione della “Fedelissima” Civitella del Tronto

Si erano già visti i prodromi: molto prima degli arresti domiciliari a milioni di italiani, sospendendo i diritti costituzionali ed esautorando il Parlamento, il Pd, mediante i suoi Amministratori rossi o quei Presidi che si mettono a 90° davanti al Potere, aveva iniziato una battaglia per far tacere le voci del dissenso che osavano parlare di Bibbiano o del Forteto. In particolare ricordo l’ormai “famoso” Convegno che si tenne e Bergamo il 30 novembre 2019 dal titolo “Da Barbiana a Bibbiano” – a cui parteciparono Filippo Bianchi, Jacopo Marzetti, Francesco Borgonovo, Lorenzo Gasperini e il sottoscritto – che fece scatenare tutti i diavoli dell’inferno: perfino un cardinale di Santa Romana Chiesa (e non della città di Bergamo), probabilmente timoroso delle imprevedibili rappresaglie bergogliane, prese posizione contro quell’Assise senza neanche conoscere i contenuti delle relazioni... seguirono a ruota, nello starnazzamento, sindaci rossi, segretari di partito, cellule e logge, e si accodarono i “pennaruli” della grande stampa e vari “cazzerellini tutto pepe e sale” (Cfr. Carducci) in servizio permanente effettivo.

Il Convegno si tenne comunque con grande successo, nonostante le intimidazioni e le minacce (è già stata pubblicata la relazione del dottor Lorenzo Gasperini nel precedente numero di “Controrivoluzione” e, in questo numero, potrete leggere quella del sottoscritto oltre a un intervento del prof. Carlo Manetti). 
Il candidato del Pd a Governatore della Regione, Eugenio Giani, impedì la presentazione del libro del Vice Direttore de “La Verità” Francesco Borgonovo, presso l’Auditorium della Regione Toscana mentre il sindaco di Borgo San Lorenzo e la Preside del Liceo “Giotto Ulivi” fecero altrettanto a Borgo San Lorenzo: il libro di Antonio Rossitto e Francesco Borgonovo, Bibbiano: i fabbricanti di mostri, non andava presentato nell’Auditorium del Liceo Mugellano “né ora, né mai”.
Naturalmente cito solo pochi episodi in quanto sul Forteto e su Bibbiano le Sinistre fecero muro.
Il Coronavirus, gli arresti domiciliari di milioni italiani, le leggi draconiane che impedivano (e in tanti casi impediscono) alla gente di uscire di casa, di lavorare, di andare a trovare i propri parenti, che hanno assassinato l’economia italiana, bloccarono la presentazione a Firenze del nuovo libro di Francesco Borgonovo, Contro l’onda rossa che sale: perché le sardine e gli altri pesci rossi della sinistra sono un bluff (Piemme)...
Il resto è cronaca: il governo, coadiuvato da una “Task force” di “raccattati”, ovvero 400 persone profumatamente pagate per la loro incompetenza, tra cui tre o quattro “virologi” che da mattina a sera facevano pagatissime comparsate in tutti i canali TV, cercando di scatenare il terrore, dicendoci tutto e il contrario di tutto; le leggi liberticide in combutta con la CEI (Commissioni Episcopale Italiana) che per mesi ci hanno impedito di assistere al Santo Sacrificio della Messa anche nella Settimana Santa, cosa che, persino i nazisti si erano ben guardati di fare... ora viviamo in una Italia in manette, con l’economia a rotoli, i cittadini costretti a portare l’inutile bavaglio (la mascherina).
Ora si stanno varando leggi liberticide che porteranno a termine quella “trasformazione antropologica” a cui tende quello che fu un tempo «il PCI che non è cambiato ma ha fatto una sua metamorfosi trasformandosi in un grande partito radicale di massa» (Augusto Del Noce) 
Ora Conte – l’Omino del Sonno che non è mai stato eletto – ha fatto quello che ormai molti si aspettavano: ovvero, senza passare dal Parlamento, ha annunciato la proroga della stato d’emergenza (che con il 30 di luglio avrebbe dovuto mettere la parola Finis) addirittura fino al 31 dicembre facendo così una assicurazione sulla vita del Governo; del resto «Le sole ragioni – scrive Sgarbi – sono, ad evidenza, di tornaconto politico: controllare (e manipolare) attraverso la paura la restrizione delle libertà personali»
Purtroppo quando dovemmo rinviare il Convegno annuale della Tradizione della “Fedelissima” Civitella del Tronto, che avrebbe dovuto tenersi a marzo, immaginavamo che, come ci facevano credere allora, le misure di restrizione della libertà fosse cosa di poche settimane...
Ora che vediamo come questa “Dittatura sanitaria” si protragga e si protrarrà ancora cercando di impedire o di ridurre al minimo il libero svolgersi dei “Comizi elettorali”, del confronto politico, delle manifestazioni di dissenso alla politica governativa, e soprattutto della manifestazione del pensiero, abbiamo deciso di effettuare comunque il Convegno della Tradizione cattolica nei giorni venerdì 11, sabato 12 e domenica 13 dicembre 2020 rispondendo così anche all’appello di tanti che ci avevano invitato a continuare la buona battaglia.
Rendo nota una lettera della dottoressa Giulia Bianco, del 7 marzo 2020, che avrebbe dovuto essere a Civitella per presentare la scuola parentale San Pancrazio di cui è docente e che, certamente, sarà tra noi a metà dicembre:

Carissimo Direttore, con tristezza apprendo del rinvio del Convegno. È davvero difficile esprimere il mio rammarico per questa decisione non sua, ma io personalmente, che a Civitella sono cresciuta e maturata nella Fede e nella militanza, porterò nel cuore il ricordo delle tante giornate passate insieme nella “Fedelissima”.
Io, la scuola, gli amici tutti ci stringiamo al Trono e ancor più all’Altare di Nostro Signore e assicuriamo le nostre preghiere: Civitella è la nostra bandiera di tradizionalisti impenitenti e saremo lì quando Dio lo permetterà.
In Corde Jesu
Giulia Bianco.

Certamente. Perché non solo Dio lo permetterà ma “Dio lo vuole”; ci ritroveremo tutti a Civitella, i vivi e i morti, dove sventolò sugli spalti quella Bandiera biancogigliata dell’Onore, nonostante i soldati eroici della guarnigione sapessero di combattere ormai “senza speranza”, e che, mai come ora, rappresenta il simbolo della Resistenza, monarchica e cattolica, all’apostasia del mondo.

Pucci Cipriani

martedì 30 giugno 2020

Il nuovo numero di "Controrivoluzione" n. 131 (gennaio-giugno 2020)



Organo ufficiale dell’Anti 89 diretto da Pucci Cipriani
Numero 131 - Anno XXXI - Gennaio-Giugno 2020 - Euro 6,00

Sommario

Editoriale: “DIO LO VUOLE!”
A dicembre 2020 il Convegno della Tradizione della “Fedelissima” Civitella del Tronto
di Pucci Cipriani

DA DON MILANI AL FORTETO. UNA QUESTIONE METAFISICA
di Carlo Manetti

ABORTO E IMMIGRAZIONE: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA
di Filippo Bianchi

LA CRISI FINALE DELLE DUE SICILIE
di Fulvio Izzo

LA RIVOLUZIONE PROLETARIA DEL “BUON CAPPELLANO”
di Giano Accame

UNA TESTIMONIANZA DI UN ISPETTORE MINISTERIALE DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
di Enrico Nistri

TESTIMONIANZA SU DON MILANI
di don Mario Faggi

DA BARBIANA A BIBBIANO
di Pucci Cipriani

Recensioni

sabato 27 giugno 2020

La nobile Destra (di Giovanni Tortelli)


La nobile Destra

Nati per combattere, dalla “Sapienza” a “Regina Coeli” (Tabula fati, Chieti 2020), di Duilio Marchesini e Giancarlo Scafidi, è il romanzo-verità che dovrebbe essere letto e divulgato soprattutto fra le nuove generazioni per la grande carica educativa che va oltre il resoconto degli scontri di piazza iniziati nel fatidico ’68. Si tratta della ristampa di un libro che ebbe nel recente passato una grande accoglienza, ma solo per i pochi che erano a conoscenza degli avvenimenti e delle qualità dei loro Autori.
Era l’epoca degli scontri fra studenti di Destra e di Sinistra per l’occupazione di questa o quell’aula universitaria; per un’incursione nel ritrovo (“covo”) degli uni o degli altri; per il primato degli uni o degli altri nella conquista di un muro o di una lavagna da usare come sito di pubblica comunicazione politica.
Era l’epoca in cui gli studenti «contestatori» venivano alimentati nelle aule universitarie e scolastiche da maestri e pensatori engagés, impegnati in una feroce lotta atea e laicista contro il «sistema» personificato nelle istituzioni, prima fra tutte la scuola e poi lo Stato, la famiglia, la Chiesa.
Gli studenti traducevano poi il veleno ricevuto in slogan che facilmente si trasformavano in atti e fatti fisici anche pericolosi.
La generazione che li ha vissuti li ricorda come una serie di battaglie di una guerra infinita fatta anche di morti e feriti nel nome di opposte ideologie.
Ma il discorso si fa diverso con Marchesini e Scafidi e il loro gruppo di allora: questo manipolo di studenti e di neolaureati pensava e agiva oltre le ideologie, e con straordinaria preveggenza aveva intuito che il nulla che avanzava con le ideologie marxiste (si parlava allora, a Sinistra, di marxismo, di leninismo, di trotzkismo, di castrismo, ogni strada verso il nulla era buona) era prima morale e poi politico e che in questo processo di dissoluzione anche la Chiesa del Vaticano II aveva le sue grandi responsabilità.
Tutto si è avverato. Il decennio successivo portò la legge sul divorzio, e poi quella sull’aborto, e con esse si avviò il processo di dissoluzione progressiva della famiglia, dei valori patriarcali e gerarchici in genere. In concomitanza, o forse anche un po’ prima, l’effetto dissolvente del Concilio aveva colpito la Chiesa nella sua liturgia, nella sua ecclesiologia e nel suo magistero, dal cattolicesimo si transitava lentamente, quasi senza accorgersene, al simil-protestantesimo e alla chiesa ambientalista-neoterica di oggi.
Duilio Marchesini è venuto a mancare nel gennaio di quest’anno ma il messaggio che ci ha lasciato insieme all’amico Scafidi è che quegli scontri di piazza segnavano il principio della regressione a una non-civiltà, a un caos istituzionale e familiare incontrollabile, dagli sviluppi estremamente pericolosi soprattutto sotto il profilo della deriva morale da una parte, e religiosa dall’altra.

Nati per combattere affronta in una prima parte il resoconto minuzioso e avvincente di quegli anni di scontri politici, che segnarono per sempre quei ragazzi di allora imprimendo loro una memoria quasi fotografica di luoghi, date, nomi degli avversari. Una memoria che in certe pagine sa anche di rimpianto, forse perché gli antagonisti di allora si ritrovavano oggi in posizioni obliate, magari di rilievo, di fortuna sociale, come se la gran parte di loro avesse perduto quella sorta di innocenza antica che accomunava tutti gli studenti di allora, destri e sinistri, cioè quello di essere scesi in piazza, nelle strade, nelle facoltà e di non aver avuto paura dell’azione politica vera e propria, quella di fatto.
Il «di più» di Marchesini e Scafidi e dei loro amici, o per meglio dire commilitoni, era la fede: come per il cavaliere antico la fede era lo scudo, così per Marchesini e Scafidi e gli altri la fede è stata lo scudo che li ha accompagnati anche nelle vicende di piazza, tanto che molte di quelle imprese furono determinate dall’esigenza di ribadire o far rispettare presso tutti quei principi e segni di fede che venivano comunemente calpestati, come i crocifissi delle aule frantumati in odo del cattolicesimo.
Non era certo comune trovare in quei tempi un gruppo di amici sodali nell’azione ma ancor più uniti nella preghiera. Perciò l’analogia con la cavalleria medievale mi è sembrata la più consona a definirli e ad apprezzare ancor di più la loro coerenza d’azione.
Una coerenza che li ha portati a salire più volte “i tre gradini” di Regina Coeli – indice di romanità – scrivono gli Autori: ed indice di grande nobiltà, aggiungo, poiché quei gradini, sia Marchesini che Scafidi li salirono e li ridiscesero più e più volte ma sempre per motivi politici che mai erano scissi da rivendicazioni di carattere fideistico-religioso.
Tutta la parte centrale del romanzo è dedicata a una di queste detenzioni, e al modo in cui i due amici per la pelle la affrontarono: l’affidamento al Signore e alla Vergine al loro ingresso nelle celle, le lezioni che subirono e gli insegnamenti che seppero dare agli altri detenuti, ma anche alle stesse guardie carcerarie; la figura altrettanto nobile e degna del cappellano del carcere; i tre fraticelli della ilare Chiesa conciliare anch’essi detenuti a vario titolo e subito “rieducati” al rito romano tradizionale dai due amici; lo scontro coi boss di Regina Coeli; la droga e la corruzione imperversanti in tutti i bracci del carcere romano, come del resto in ogni altro carcere; l’oltraggio all’altare della Messa di Regina Coeli durante una rivolta dei detenuti e l’intransigente difesa da parte dei due; l’incontro in carcere col Sottosegretario alla Giustizia del tempo, voluto e stimolato dai due amici incarcerati al fine di ottenere un miglioramento delle condizioni di tutti.
Ma soprattutto vi si trovano alcune bellissime pagine dedicate alla riflessione su passi del Vangelo di Giovanni svolte dai due poveri carcerati in una indimenticabile gelida notte a Regina Coeli dopo esser passati dall’inferno della cella di punizione, in un quadro di grande misticismo che rivestiva questi due giovani amici come il saio dei monaci-soldati medievali.
In generale, si trovano in questo romanzo tutti gli elementi per una riflessione sulla società e sulla politica di quegli anni ma mai in svolta in modo da appesantire un racconto che si mantiene sempre agile ed allegro, anche nei momenti in cui si racconta della privazione del bene più grande per un uomo, della libertà, sia quella di pensiero che quella fisica. Per questi motivi, il racconto di Marchesini e di Scafidi non correrà mai il pericolo di essere datato, perché lega il contingente all’Assoluto e il frutto è quell’esperienza storico-mistica che fa dei due amici i due protagonisti di una storia vera e appassionante, da leggere d’un fiato, e insieme di una storia autentica del ritrovarsi comune in Dio.
Perciò mi sento di dire che questo romanzo lascia una traccia profonda, tanto più ora che Duilio Marchesini - il “cazzotto di Dio” come veniva allora chiamato, ma anche professore due volte laureato, cattolico tradizionalista, artista, scrittore, membro dell’Opus Dei – ci ha lasciato, ed ha lasciato all’amico Giancarlo Scafidi il compito di continuare a testimoniare forse in un mondo ancora più duro, più spietatamente laico e più pericoloso dei romantici anni Settanta.

Giovanni Tortelli

martedì 2 giugno 2020

ZITTI TUTTI COL BAVAGLIO ARCOBALENO (di Filippo Bianchi)

Mozione contro i disegni di legge Boldrini, Scalfarotto, Zan e simili

Sono stati proposti vari disegni di legge, cosiddetti "contro l'omo/transfobia", ciascuno dei quali con i seguenti primi firmatari Boldrini (LeU), Scalfarotto (PD), Zan (PD), Pierantoni (M5S) e Bartolozzi (FI). Tali disegni però si rivelano essere in realtà dei "bavagli arcobaleno" per censurare la libertà di pensiero e punire con aggravanti penali comportamenti indefiniti, potrebbero essere considerate infatti "discriminazioni" o comportamenti a sfondo omotransfobico, per esempio, sostenere che la sodomia sia un comportamento contro-natura, piuttosto che il fatto che un figlio abbia diritto a crescere con un padre ed una madre o che le unioni tra persone dello stesso non possano essere equiparate a quelle naturali.
Queste proposte di legge, portate avanti dal "progressismo" rivoluzionario, dalla lobby "LGBT", dalle Istituzioni dell'Unione Europea, e recentemente sponsorizzate anche dal presidente della Repubblica Mattarella, e dal presidente del Consiglio Conte, mirano a modificare in particolare gli articoli 604 bis e ter del Codice Penale, con finalità diverse da quelle dichiarate.   
I proponenti sostengono che le norme invocate intendono semplicemente tutelare le persone che si definiscono non eterosessuali dalla violenza e dalla discriminazione, ma in realtà le proposte presentano gravissime criticità e pericoli, e sono sostanzialmente inutili rispetto agli scopi dichiarati, poiché il nostro ordinamento giuridico prevede già delle tutele dalla violenza o dagli atti lesivi per tutti i cittadini. Nel nostro Paese poi non esiste alcuna emergenza omotransfobia secondo OSCE, OSCAD e UNAR ed inoltre il ricorso a termini ambigui, ampi e imprecisi come omofobia e transfobia, per definire fattispecie di reato, contraddice gli stessi principi fondamentali del diritto penale, come il principio di tassatività e determinatezza. Tra l'altro le fobie sono disturbi psichici definibili come «paure intense, esagerate, immotivate per situazioni, oggetti o azioni che il soggetto prova nonostante spesso non ne capisca la ragione. […] Il fobico posto a contatto con lo stimolo specifico temuto presenta in genere vere e proprie crisi d’ansia più o meno intense e paralizzanti», e pertanto in questo contesto è opportuno parlare di atteggiamenti negativi e non utilizzare strumentalmente il termine "fobia". L’espressione di opinioni, principi etici, convincimenti religiosi riguardanti la moralità o naturalità di tendenze e pratiche sessuali, e le azioni di individui o di associazioni che si ispirano a quei convincimenti, rischiano di essere interpretati come istigazione alla discriminazione omotransfobica. Infatti, il concetto di omotransfobia rinvia ad una impostazione culturale per la quale il dissenso rispetto alle rivendicazioni dell'attivismo “LGBTQ…” è segno di pregiudizio omotransfobico. Quindi qualsiasi atteggiamento differenziato o sgradito nei confronti di un attivista o altro esponente “LGBT”, eventualmente basato su profondi convincimenti religiosi o filosofici (ad esempio, rivolgersi ad una persona cosiddetta transgender adoperando pronomi coerenti con il suo sesso biologico), potrebbe essere considerato come “atto di discriminazione omotransfobico”. Il pericolo costituito da tali disegni di legge è che essi finiscano con l’introdurre nel nostro Paese il divieto di esprimere qualsiasi parere od opinione su aspetti delicati della vita umana e che migliaia di cittadini, di madri e padri di famiglia, di associazioni, vengano denunciati, perseguiti a livello giudiziario o persino condannati alla reclusione a causa di posizioni in favore della famiglia naturale, della complementarietà dei sessi, della non fluidità dell’identità sessuale. Le proposte di legge anti omotransfobia si rivelano quindi contrarie anche agli artt. 18, 19 e 21 della Costituzione italiana. addirittura pensate che in Spagna, sulla base di una legge analoga, il cardinale ed arcivescovo Sebastian Aguilar, è stato incriminato per il semplice fatto di aver esposto il Catechismo della Chiesa Cattolica in tema di sessualità, come successivamente toccato all’arcivescovo e cardinale Antonio Cañizares Llovera, per aver criticato l’ideologia di genere.
Abbiamo presentato una mozione (consultabile cliccando qui) per impegnare il Sindaco e la Giunta di Bergamo ad attivarsi, presso il Governo ed il Parlamento italiani, affinché vengano respinte le proposte di legge penale di contrasto alla cosiddetta omotransfobia o relative all’orientamento sessuale e all’identità sessuale o di genere.  
Si invitano i Consiglieri comunali e regionali a presentare simili mozioni, in modo da attuare una resistenza ed accendere il dibattito pubblico sull'argomento.


Filippo Bianchi
Consigliere comunale di Bergamo
Gruppo Lega




Comune di Bergamo
Piazza Matteotti, 27
24122 Bergamo (BG)

facebook: facebook.com/FilippoBianchiLega/

lunedì 1 giugno 2020

Contro l’abominevole battaglia per incentivare l’aborto con il pretesto della pandemia

Cari fratelli in Cristo,

durante questo periodo di epidemia le organizzazioni progressiste internazionali ed alcuni personaggi pubblici italiani, stanno purtroppo facendo pressione presso le nostre Istituzioni affinché, dietro la falsa scusa della presunta compromissione del diritto di scelta della donna, l'abominevole crimine dell'aborto sia ulteriormente implementato. L'aborto è omicidio, come sancito dal Catechismo della Chiesa Cattolica ed anche dal Codice Penale, tuttavia esso è stato - solo in talune circostanze - ingiustamente legalizzato dal Parlamento italiano con la legge 194/78, con un pugno di voti dei traditori del fronte antiabortista. Oltretutto tale legge criminale è stata anche utilizzata estensivamente poiché i punti previsti per eliminare le cause dell'aborto sono stati completamente disattesi, e in Italia ci troviamo in una gravissima situazione di controllo delle nascite. Adesso con l'aborto chimico, attraverso dei veri e propri pericolosissimi pesticidi umani, si vogliono implementare ulteriormente le pratiche abortive portando l'aborto nella dimensione domestica e privata, in contraddizione anche con la iniqua legge 194.
A tal proposito abbiamo aderito, assieme ad oltre sessanta sigle, al comunicato di seguito che Vi prego di leggere con attenzione, integralmente consultabile anche sul sito Soldati del Re.

In Cordibus Jesu et Mariae

Maria Luisa Gonzaga di Vescovato




Contro l’abominevole battaglia per incentivare l’aborto con il pretesto della pandemia
Comunicato indirizzato al Governo italiano

22 aprile 2020


In questo momento di emergenza sanitaria è in corso un abominevole attacco alla vita da parte di alcune associazioni abortiste, quali Non una di meno, LAIGA, Pro-Choice, AMICA, Vita di Donna Onlus, la CGIL, diverse ONG internazionali, tra cui Amnesty International, Human Right Watch e la rete europea di Planned Parenthood, oltre che da politici di sinistra, in primis Roberto Saviano, Laura Boldrini, Valeria Fedeli, Livia Turco, Marco Cappato, nonchè personaggi dello spettacolo e intellettuali legati all’ideologia progressista radicale. Costoro, col pretesto degli ospedali saturi a causa del Covid19, mirano a modificare le linee guida per la somministrazione della pillola abortiva Ru486. In pratica vorrebbero, con provvedimenti regionali, de-ospedalizzare l'aborto farmacologico che attualmente prevede tre giorni di ricovero, autorizzando la procedura nei consultori e negli ambulatori e spostando il limite per la somministrazione dalle 7 settimane di gravidanza attuali a 9. Ricordiamo che la Ru486 non è propriamente un farmaco ma un pesticida umano, in quanto non cura nulla, visto che la gravidanza non è una malattia, ma sopprime bambini nel grembo materno. Non solo, ma è un dispositivo a due fasi: La madre, quindi, in un consultorio o in un ambulatorio prenderà la prima pillola che ucciderà suo figlio nel grembo e le verrà consegnata l’altra pillola che assumerà a casa e le farà espellere il bambino. Ma come? I radicali e la Bonino non avevano combattuto estenuanti battaglie per far terminare gli aborti in casa che causavano la morte anche delle mamme? E adesso invece chiedono un ritorno al passato? Questi esperti da divano, si rendono conto di quanto sia pericolosa per la salute delle donne la pillola Ru486? Ferma restando la condanna di ogni tipo di aborto, analizziamo nel dettaglio i vari aspetti della questione. Il primo aspetto riguarda l’idea di incrementare il ritorno al privato, alla clandestinità, all’aborto fai-da-te, aumentando il peso psicologico nell’assumere la pillola abortiva, addirittura contro la stessa idea con cui il fronte abortista spinse i legislatori dell’epoca a redigere l’iniqua legge 194/78, con l’apparente intento di socializzare il problema dell’aborto e di sottrarlo alla clandestinità. Ci rendiamo dunque conto che tale obiettivo costituiva un mero specchietto per le allodole al fine di far approvare una legge che un giorno avrebbe permesso loro di richiedere proprio l’aborto fai-da-te che in principio rigettavano. Il secondo aspetto riguarda i rischi connessi all’assunzione di Ru486. La mortalità causata dalla Ru486 è 10 volte superiore all’aborto chirurgico (New England Journal 2005). Le morti finora accertate per aborto chimico da Ru486 sono 40, di cui una avvenuta all’Ospedale Martini di Torino. Dopo l’espulsione del suo bambino la donna potrebbe inoltre incorrere in spotting e sanguinamenti per diverse settimane. I sanguinamenti si concludono, in media, nell’arco di 9-16 giorni. L’8% delle donne sanguina per più di 30 giorni e l’1% richiede ricovero in ospedale a causa delle eccessive emorragie. Talvolta, a causa del fallimento della procedura medica abortiva, si deve ricorrere all’aborto chirurgico. I fallimenti sono del 5% a 7 settimane di gravidanza; a 8 settimane sale il tasso di insuccesso, 8%. A 9 settimane si sale al 10%, (come si può vedere il rischio di eventi avversi cresce con l’avanzare della gravidanza). Altri effetti collaterali dell’aborto chimico sono dolori addominali, nausea, vomito, diarrea, cefalea. Tra le cause di morte associate all’assunzione della Ru486 ci sono infezioni batteriche letali: quella da Clostridium Sordellii, da Clostridium Septicum, da Clostridium Perfringens e da Streptococco. Il terzo aspetto riguarda il fatto che chi abortisce a casa con la pillola Ru486 ed ha una metrorragia abbondante o un aborto incompleto deve correre subito al Pronto Soccorso per la revisione della cavità uterina. Ciò non solo comporterà (aggravati) i rischi di contagio per il Covid-19 che si volevano pretestuosamente evitare, ma anche la violazione dei diritti basilari all’obiezione di coscienza garantiti dalla stessa legge 194. Il quarto aspetto riguarda le conseguenze psicologiche a cominciare dal grande senso di colpa dovuto al fatto che la mamma fa tutto da sola. E’ lei stessa che ingoia la pillola che ucciderà il suo bambino. E’ lei che deve vivere nell’attesa della sua espulsione. E’ lei che (come riportato dal British Medical Journal, nel 56% dei casi) vede l’embrione espulso, che ha già una fisionomia umana ben distinguibile. Per questo i sintomi della Sindrome Post Aborto si evidenziano fin da subito, con incubi, ricordi e pensieri intrusivi legati all’esperienza vissuta, compreso l’aumento dei tentativi di suicidio. Il quinto aspetto riguarda il fatto che con l’aborto chimico tramite Ru486 viene bypassato l’obbligo previsto dalla legge 194/78 dei 7 giorni di riflessione, dopo che alla mamma viene consegnato il certificato di aborto. Infatti con l’aborto chimico tramite Ru486 diviene più complicato rispettare i tempi di legge che impongono una settimana di attesa tra il nulla osta rilasciato dal primo medico e l'atto materiale dell'aborto procurato. L'aborto chimico può essere praticato entro un termine piuttosto stretto, pari a 63 giorni di amenorrea, cioè dall'ultima mestruazione. Questo significa che, considerando che la donna solitamente scopre di essere incinta dopo 33 giorni dall'ultima mestruazione, ne restano altri 30 per praticare l'aborto chimico. Sottraendo la settimana di attesa imposta dalla legge 194/78, risulta che dal momento in cui la donna scopre di essere incinta, ha circa 20 giorni di tempo abortire con la Ru486. Tempi così stretti potrebbero indurre il medico alla tentazione di forzare la procedura o dichiarando con un falso ideologico e materiale la sussistenza di una urgenza al solo scopo di non dover rispettare la settimana di attesa, oppure a sforare il limite del 63° giorno della scheda tecnica, tanto è vero che le attuali proposte vanno proprio nella sciagurata direzione di aggiungere altre due settimane al termine in cui si può usare il mifepristone (Ru486). Il sesto e ultimo aspetto riguarda il fatto che una volta che si porta l’aborto chimico a domicilio, la mamma, che spesso si pente della decisione intrapresa, non ha più la possibilità di tornare indietro. C’è un metodo che si chiama: Abortion Pill Rescue, messo in pratica da una rete di professionisti sanitari, tramite il quale è possibile contrastare gli effetti della pillola abortiva. Il medico George Delgado, fondatore di Abortion Pill Rescue, ha pubblicato nei primi mesi del 2018 uno studio con altri sei specialisti, in cui spiega che la procedura abortiva a base di mifepristone è stata bloccata e invertita con successo nel 64% dei casi, attraverso la somministrazione intramuscolare di progesterone e nel 68% dei casi somministrandolo per via orale, concludendo che l’uso a tale scopo del progesterone si è rivelato «sicuro ed efficace». E’ evidente che questa procedura di emergenza non sarà praticabile nel caso di aborto farmacologico a domicilio. E’ quindi vergognoso e abominevole che proprio nell’ora del massimo sforzo per arginare una pericolosa epidemia e salvaguardare quante più vite possibili, ci si accanisca perché migliaia di bambini non vedano la luce. La richiesta delle realtà abortiste e radicali per liberalizzare ulteriormente l’IVG e sdoganare l’aborto farmacologico e casalingo appare ancora più paradossale e squallida di fronte all’eroismo di tanti medici (a metà aprile sono più di 110) e personale infermieristico che hanno perso la vita per curare persone ammalate di Covid-19. Siamo sottoposti a una manipolazione mediatica e psicosociale, che pretende di garantire i diritti delle donne, senza tutelarne la salute fisica e psicologica, ma preferendo occultare la sciagura dell’aborto, confinandolo nel privato delle mura domestiche, lavandosi doppiamente le mani dalla tragedia, che coinvolge due esseri umani: il bimbo e sua madre.


1. Ora et Labora in difesa della Vita
2. Famiglia Domani
3. Confederazione dei Triarii
4. TeleMaria
5. Movimento con Cristo per la Vita Ancona
6. Nova Civilitas
7. Associazione Tradizione Famiglia Proprietà
8. Himmel Associazione
9. Comitato Beato Miguel Agustin Pro sacerdote e martire
10. Popolo della Famiglia
11. Gruppo Apostoli del Cuore Immacolato di Maria
12. Militia Christi
13. Associazione culturale Katyn
14. Progetto Angelica ProVita
15. Città e Famiglia
16. Universitari per la Vita
17. Via Verità e Vita
18. Comitato Famiglia e Vita
19. Congregazione Templari di San Bernardo, Priorato Cattolico d'Italia
20. BranCo branca comunitaria ONLUS
21. Associazione di Psicologi e Psicoterapeuti Nostra Signora di Guadalupe
22. UGC Pavia
23. Sodalizio Pio XII Pavia
24. Amicizia San Benedetto Brixia
25. Sicilia Risvegli Onlus
26. Movimento con Cristo per la Vita
27. Movimento mariano “Regina dell’Amore”
28. Associazione Nazaret il Germoglio dei Figli del Divino Amore onlus
29. Figli del Divino Amore
30. Noi per la Famiglia
31. Gruppo divina misericordia di Cerveteri
32. Divina Provvidenza di Genova
33. … lega con noi …
34. Famiglie Numerose Cattoliche
35. Caritas in Veritate
36. Giuristi per la Vita
37. Presidenza Nazionale Unione Cattolica Farmacisti Italiani all’unanimità
38. Centro di aiuto alla vita "Santa Gianna Beretta Molla " di Cava de' Tirreni (SA)
39. Fondazione Novae Terrae
40. Movimento per la Vita Val Cavallina
41. Associazione LIFE - Libertà Famiglia Educazione
42. Forza Nuova
43. Club Forza Silvio Modena Libera
44. Brescia Veritas
45. FattiSentire.org Bologna
46. Movimento per la Vita Bergamo
47. Servizio di aiuto alla Vita di Cavezzo
48. “Padre Gabriele” Associazione Onlus
49. Associazione Camelot
50. Comunione Tradizionale
51. Soldati del Re
52. Controrivoluzione
53. Italia Cristiana
54. Umanitaria Padana Onlus
55. Pro Vita & Famiglia
56. CAV di Loreto ”L’ascolto"
57. Movimento per la Vita di Fano
58. Movimento per la Vita di Biella
59. Federvita Piemonte
60. Movimento per la Vita di Venezia Mestre- Odv
61. Centro di aiuto alla Vita - via Sesia 20, Torino
62. Centro di aiuto alla Vita di Ragusa
63. Gruppo Santa Maria Apparente Civitanova Marche
64. Centro di Aiuto alla Vita Santa Gianna Beretta Molla di Santena e dintorni
65. Liberi e Forti Bergamo
66. Iustitia e Veritate


Caritas in Veritate Bergamo
Per la Dottrina sociale della Chiesa

Mail: caritasveritatebergamo@gmail.com
Facebook: CaritasinVeritateBergamo
Youtube: Caritas in Veritate Bergamo



Principessa Gonzaga di Vescovato, Pucci Cipriani e Filippo Bianchi

sabato 28 marzo 2020

Il nuovo numero di "Controrivoluzione" n. 130 (aprile-dicembre 2019)



È uscito, per i tipi dell'editore Marco Solfanelli, il nuovo numero di "Controrivoluzione” (n. 130 - Anno 30° - Aprile-Dicembre 2019 - Euro 6,00), l'Organo ufficiale dell'ANTI 89, fondato e diretto da Pucci Cipriani  (Vice Direttore Ascanio Ruschi), la rivista principe della Tradizione cattolica che ha tanti illustri nomi nel suo comitato scientifico: Neri Capponi, Università di Firenze - Giudice del Tribunale Ecclesiastico (+) - Francesco Dal Pozzo d'Annone, Ordinario di Filosofia del Diritto, Università di Perugia - Massimo de Leonardis, Ordinario di Storia delle Relazioni Internazionali, Università Cattolica - Roberto de Mattei, Docente Universitario, Presidente della Fondazione Lepanto - Patrizia Fermani, Docente emerito di Diritto Penale, Università di Padova - Alessandro Giorgetti, Ordinario di Zoologia, Università di Firenze - Marco Sabbioneti, Docente di Diritto Medievale e Romano, Dipartimento Scienze Giuridiche, Università di Firenze - Andrea Sandri, Docente Università Cattolica di Milano - Piero Vassallo, Docente emerito di Teologia della Facoltà Teologica dell'Italia Nord.
Apre questo numero l'editoriale del Direttore Pucci Cipriani: "A cinquant'anni dalla Riforma liturgica: la Tunica stracciata" che, in questo cinquantenario, ricorda lo scrittore Tito Casini che fu uno dei primi "combattenti" la buona battaglia contro la Riforma liturgica di Paolo VI, che attaccò violentemente nel libro "La Tunica stracciata" la riforma di Paolo VI del Messale Romano, paragonando l'antica liturgia romana alla Tunica inconsutile di Gesù strappata dai "novatori", mentre la soldataglia romana non ebbe il coraggio stracciare quella veste e se la giocò a dadi.
Il Direttore Pucci Cipriani ricorda che Tito Casini non fu soltanto un esteta e un poeta, ma un teologo  e non vedeva nella riforma liturgica solo un "genocidio culturale" ma un pericolo gravissimo per la fede: "La nuova Messa — scriveva Tito Casini — non è eretica ma forse peggio, "equivoca", flessibile in diversi sensi, flessibile a libertà individuale, che diviene così la regola e la misura di ogni cosa ... l'eresia formale e chiara è un colpo di pugnale, l'equivoco è un lento veleno..."
Il professor Roberto de Mattei scrive un articolo assai interessante su "La fedeltà della Città di Roma alla Messa di sempre": ricorda la lunga battaglia in difesa della Messa tradizionale, a cominciare dalla benemerita associazione "Una Voce" romana fondata nel 1966, con Presidente il Duca Caffarelli e Vice Presidente il poeta Eugenio Montale; de Mattei ricorda i difensori del Sacro Rito: i cardinali Ottaviani e Bacci, quindi il Card. Stickler, gli oltre cento firmatari di un "manifesto" nel 1971 che chiedeva alla Santa Sede il ripristino della liturgia latina, tra i quali si leggono, ad esempio, nomi famosi come: Romano Amerio, Marcel Brion, Jorge Luis Borges, Agatha Christie, Henri de Montherlant, Augusto Del Noce, Robert Graves, Graham Green, Julien Green, Nino Rota, Mario Luzi, Malcolm Mudderidge e tanti altri.
Eroici anche i sacerdoti che celebrarono la Messa di sempre nelle varie chiese: "Nella città eterna dal 1969 ad oggi la MessaTradizionale è sempre stata celebrata, da numerosi sacerdoti, incardinati nella Diocesi, o di passaggio dalla Città eterna".
Il filosofo Giovanni Tortelli ("L'altra faccia della politica") difende, dottrina alla mano, la Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria dell'Italia fatta da Matteo Salvini e infatti "Quelle (sue) parole, al di là della loro intima autenticità sulla quale non è dato e non importa indagare, sono importanti perché parlano di una presenza di Dio nel mondo" eppure a cominciare dalla stampa laicistica anche "Tutto il laicato — compreso l'ormai essiccato episcopato militante agli ordini di Papa Francesco — censurò l'affidamento di Salvini come eco di un vieto conservatorismo d'altri tempi". Giovanni Tortelli conclude il suo pregnante saggio riportando le parole di T.S. Eliot (1888-1965):
"Un cittadino europeo può non credere che il cristianesimo  sia vero, eppure tutto quello che dice e fa scaturisce dalla cultura cristiana di cui è erede. Se il cristianesimo se ne va, se ne va tutta la nostra cultura. E allora voi dovrete ricominciare faticosamente da capo e non potrete indossare una cultura già fatta..."
Un altro filosofo Lorenzo Gasperini, in questo numero della rivista, ripropone  il suo applauditissimo intervento ("Dalla negazione dell'ordine naturale all'aberrazione del Forteto: il filo rosso della sinistra"), tenuto nell'ormai famoso Convegno che si tenne a Bergamo il 30 novembre 2019, sul tema "Da Barbiana a Bibbiano", con la partecipazione del Direttore di "Controrivoluzione" Pucci Cipriani, il Commissario del Forteto Jacopo Marzetti, il Consigliere Comunale di Bergamo  Filippo Bianchi e il Vice Direttore de "La Verità" Francesco Borgonovo, autore, insieme a Rossitto, del libro "Bibbbiano: i fabbricanti di mostri".
Secondo Lorenzo Gasperini la Sinistra rivendica l'antico motto del Serpente, il "Non serviam"  ovvero "la libertà dell'uomo è che l'uomo sia Dio", cioè, in ultima analisi, la gnosi e, scrive Gasperini: "… fuor di analogia biblica: l'uomo è davvero libero di poter produrre un bambino come vuole e quando vuole, grazie alla potenza del proprio spirito prolungata nella tecnica, l'uomo è davvero libero di poter decidere della propria vita e della propria morte  quando vuole, nel poter amare chi vuole, e come vuole (anche i bambini?), nel poter esser padre e madre come vuole indipendentemente dalla propria determinazione fisica e sessuale (il "Gender", n.d.r) ... dietro fatti come quelli del Forteto e di Bibbiano, vediamo sempre l'ombra dell'ideologia della sovversione dell'ordine naturale (...) che oggi si riassume nelle parole "love is love" , l'amore è amore..."
La professoressa Patrizia Fermani  nel suo saggio "A cosa mira la deportazione africana" affronta il tema dell'immigrazione che, in questi ultimi giorni sembra passato in secondo piano (ma purtroppo, presto, tornerà in primo piano in tutta la sua drammaticità). Secondo la Docente emerita dell'Università di Padova, questa "deportazione" mira ad annientare l'identità di un popolo e quindi "per annientare definitivamente un popolo è necessario distruggere anche quella sua identità culturale capace di rimanere in vita e risorgere attraverso la memoria..."
Oggi, da noi, sta avvenendo una "sostituzione di popolo" e "parlare di sostituzione di popolo di fronte a questo fenomeno non è di certo una iperbole se in qualunque quartiere cittadino ... i  bambini iscritti all'asilo risultano già per il cinquanta per cento stranieri di provenienza extraeuropea". Insomma, per l'autrice del saggio, l'invasione del nostro Paese è voluta da quei "Poteri sovranazionali" che tendono a creare il Nuovo Ordine Mondiale, abbattendo ogni identità culturale in quanto "in un piano di globalizzazione imperialistica, ogni cultura ricca di tradizione e capace di tenere vivo lo spirito critico, nonostante la massificazione già avvenuta in via mediatica e pedagogica, e le imposizioni del pensiero unico, può,  anche se in via residuale, rappresentare una pietra d'inciampo."
Lo storico Fulvio Izzo, il non dimenticato autore del best seller "I lager dei Savoia" (Ed. Controcorrente, Napoli 1999), pubblica un suo saggio su "Maria Sofia di Borbone: una resistenza aspra e inpietrata, abitando l'esilio" ripercorrendo la vita di quella che fu l'eroica "Signora del Sud" e che a fianco del Re Francesco di Napoli fu  sugli spalti di Gaeta, chiamata dai soldati "a bella guagliona nosta", e intanto "curava i feriti e gli ammalati, continuando ad assisterli incurante del contagio quando si diffuse l'epidemia del tifo, incoraggiava alla lotta, mostrando coraggio, risolutezza, dividendo i pericoli, le privazioni e i disagi dell'intera guarnigione e rinunciando a privilegi e comodità."
Poi Izzo narra della caduta di Gaeta, quindi l'amaro esilio, la solitudine che, però non la piegheranno e sarà lei a tentare, ahimè invano, la "Riconquista" del Regno con una "volontà d'acciaio", infatti  Neully- sur - Seine, dove si trasferisce dopo la morte del Re, diventerà la "centrale operativa dell'aspra e interminata volontà cospirativa legittimista"; e c'è Lei, "a bella guagliona nosta" dietro all'attentato di Re Umberto da parte dell'anarchico Bresci, non dimenticando dell'infame e sanguinosa guerra di conquista portata dai Savoia al Regno del Sud: "ferma nella convinzione della opportunità dell'innaturale sposalizio con le forze rivoluzionarie... non esita dunque (1914, n.d.r.) a schierarsi con i neutralisti italiani, e questa ennesima scelta le costa l'allontanamento dalla Francia... l'ultima, instancabile battaglia continua comunque da Monaco, dove la regina fissa la propria residenza del 1914".
Una storia fino ad ora sconosciuta che, grazie a Fulvio Izzo, balza ora alla ribalta del "revisionismo", inteso nel senso più vero e nobile del termine.
Un saggio magistrale quello di Dario Pasero, che presenta la seconda e ultima puntata (la prima parte pubblicata sul n. 129) di "Testimonianze letterarie su "Branda" e Giacobini in Piemonte negli anni 1798-1801" , estremamente interessante per chi segua la storia delle Insorgenze Italiane antigiacobine che sono espressione genuina del sentire nazionale degli italiani di allora, di un concetto di patria e di nazione diversi, che l'ideologia moderna rinnega e combatte, la Patria, per intendersi, come l'intendeva Monsieur Charette: "La nostra patria sono i nostri  villaggi, i nostri altari, le nostre tombe, tutto ciò che i nostri padri hanno amato prima di noi..."
Francesco Atria, Consigliere Comunale nel Mugello dove operò il Fiesoli nel famigerato "lager rosso", intervista Sergio Pietracito, Presidente dell'Associazione vittime del Forteto e, in questa intervista, i fatti raccontati confermano quello che Lorenzo Gasperini ha spiegato nel suo saggio, ovvero l'esistenza di sette gnostiche (Il Forteto, Bibbiano, etc.) che tendono alla disgregazione della famiglia naturale.
Infine le recensioni con la presentazione della rivista "Fides  Catholica" (rivista.fidescatholica@gmail.com) ... che vide gli albori nel 2006, semestrale di apologetica e teologia diretta dal professor Corrado Gnerre, quindi recensione ai libri di P. Serafino M. Lanzetta: "Semper Virgo. La Verginità di Maria come forma" (Casa Mariana Editrice Frigento - cm.editrice@gmail.com); Elisabetta Frezza: "Malascuola. 'Gender' affettività, emozioni: il sistema educativo per abolire la ragione e manipolare i nostri figli”  (Casa Editrice Leonardo da Vinci);  Rodolfo de Mattei "Gender diktat. Origine e conseguenze di una ideologia totalitaria” (Solfanelli, Chieti 2014).
Fin qui "Controrivoluzione". Vorrei però annunziare che, sempre per i tipi dell'Editore Solfanelli, è uscito un volume al quale tengo particolarmente  ovvero l'opera di Duilio Marchesini (recentemente scomparso) e di Giancarlo Scafidi: "Nati per combattere. Dalla 'Sapienza' a 'Regina Coeli'” ovvero una testimonianza stupenda di chi il Sessantotto lo vince dalla parte opposta della barricata, in difesa della Tradizione cattolica... una pagina di storia sconosciuta ai più meritatamente riportata alla luce da due "eroi cristiani di allora", un'opera su cui tornerò prossimamente e che speriamo, finita la quarantena, di poter presentare al pubblico e, in special modo ai giovani, perché ne traggano non solo la conoscenza  di un periodo storico ma un insegnamento per il presente.
Corradino Corsini

lunedì 2 marzo 2020

Trentatré anni di Convegni della Tradizione cattolica (di Pucci Cirpiani)



E la libertà - chiese Pino - che n'hai fatto? -
- Ce l'ho qui - rispose Franco e si batté sul petto - dacché fra la mia e quella dei liberali ho scelto liberamente, da uomo. Non mi piace la loro libertà, ché quando te la vengono a imporre con le baionette non è più essa. Io sto da questa parte, perché così mi piace a me, che sono don Enrico Franco, e mi piace perché oggi è la parte più bella. Altri combattono e muoiono per una conquista, una terra, un'idea di gloria, per un convincimento magari o un ideale, ma noi muoriamo per una cosa di cuore: la bellezza. Qui non c'è vanità, non c'è successo, non c'è ambizione. Noi moriamo per essere uomini ancora. Uomini che la violenza e l'illusione non li piega e che servono la fedeltà, l'onore, la bandiera e la Monarchia, perché son padroni di sé e servitori di Dio. Ieri forse poteva sembrar più nobile, più alta la parte di là, ma oggi con noi c'è la sventura, e questa è la parte più bella."
Carlo Alianello, L'Alfiere


Da cinquant'anni, ormai, ci rechiamo presso la Piazzaforte di Civitella in marzo, da trentatré anni si svolgono i nostri Convegni della Tradizione cattolica, non solo per rievocare l'eroica Resistenza e il valore dei soldati che combatterono con sulle labbra, il grido di "Viva o' Re", "Viva Francisco", ma perché, di fronte a un mondo impazzito, di fronte alla piovra rivoluzionaria del mondialismo massonico che avanza soffocando, con i suoi molli tentacoli, la società, Civitella del Tronto, la "Fedelissima", è diventata un simbolo, un punto di riferimento, la nostra stella polare.
"Civitella giganteggia nella Storia d'Italia e gli eroi che sono morti per la Libertà — come scriveva un altro Cappellano Militare, il nostro Cappellano, don Giorgio Maffei, di venerata memoria, che per venti anni ci guidò alla Rocca e per noi celebrò la Messa Cattolica, la Messa di sempre, amministrandoci i Sacramenti — (infatti) di fronte al giudizio della storia, chi combatte per la verità, per la giustizia, per la libertà, ha già vinto anche se viene sopraffatto dalla forza bruta dei prepotenti".
Anche quest'anno 2020 dunque in molti — negli ultimi anni tantissimi giovani e giovanissimi si sono uniti a noi entusiasticamente — ci ritroveremo a Civitella per celebrare due importantissimi eventi: il centocinquantesimo anniversario della Difesa della Civiltà Cristiana a Porta Pia contro l'Invasione massonico-rivoluzionaria (sarà distribuita una cartolina commemorativa del Generale Kanzler) e il Cinquantesimo anniversario della Fondazione della Fraternità San Pio X (sarà distribuita una cartolina commemorativa di S.E. Rev.ma Mons. Marcel Lefebvre) e noi, in questo, possiamo dire di esser sempre rimasti, seppur poveri peccatori, fedeli — come gli eroi di Civitella — alla Società Cristiana e al Papato, insomma alla Santa Tradizione ("tradidi quod et accepi" - "Vi tramando quello che ho ricevuto") e, soprattutto, siamo rimasti fedeli al Santo Sacrificio, alla S. Messa cattolica, la Messa di sempre e di tutti, sostituita, dopo il Concilio, da un rito filoluterano.
Anche quest'anno — in un momento in cui si fa abiura della fede cattolica e i vescovi impongono, con decreti scritti, la profanazione obbligatoria dell'Eucarestia (la Comunione in mano) e "il digiuno eucaristico" ovvero la chiusura delle chiese — con la celebrazione della S. Messa di sempre ricorderemo i Martiri della Tradizione, i nostri fratelli in Cristo che nella Guerra della Vandea contro la Rivoluzione francese, furono sterminati (il "Genocidio vandeano" che non viene mai ricordato), i Martiri delle Insorgenze antigiacobine, i "Cristeros" sterminati in Messico dal governo massonico di Calles, i milioni di morti sotto i regimi Comunisti e gli altri totalitarismi (siano sprone ed esempio per tutti san Massimiliano Kolbe, il Beato Cardinale di Von Galen, i cardinali Joseph Mindtzentij, Slipy, Stepinac) gli eroi della "Cruzada" spagnola, i milioni di morti sotto il Comunismo assassino.
Ricorderemo anche i nostri cari defunti anche se fisicamente non furono sempre con noi a Civitella ma, durante la loro vita, combatterono per i nostri stessi ideali: Nicolino Di Felice, Antonio Diano (tante volte salì, alla Rocca, insieme a noi con entusiasmo fanciullo), il Giudice Mario Sossi, il primo rapito delle Brigate Rosse che tante volte fu con noi per combattere la "buona battaglia", lo storico Jean de Viguerie, forse il maggiore storico francese della Rivoluzione (e Controrivoluzione) francese, Docente della Sorbona, che nel marzo 1989, a Roma, presentò — con Roberto de Mattei, Augusto Del Noce, François Brigneau, Massimo de Leonardis e il sottoscritto — l'Anti 89 e il primo numero (N. 0) della rivista "Controrivoluzione"... quest'anno l'Editore Solfanelli presenterà a Civitella il n. 130...
Ecco cari amici nessuno di voi — vedrete — scorderà i tre giorni (venerdì 13, sabato 14 e domenica 15 marzo 2020) che trascorreremo insieme, a cominciare dalla S. Messa e dalla Via Crucis del venerdì.
Là, sulla Piazzaforte, mentre il giovane civitellese Daniele D'Emidio, farà l'Alzabandiera, il bianco vessillo si alzerà verso il sole, simbolo di vita, e verso il Signore "muoverà le penne" il canto del "Cristus vincit" e, con noi, si uniranno a quel canto, tutti soldati borbonici, con le loro divise polverose e insanguinate, che immolarono le loro giovani vite per un "ideale di bellezza" con sulle labbra un ultimo grido: Viva 'o Re"… e intorno a noi, nella Valvibrata, e sulle colline di Campli ancora nevose, nella Montagna dei Fiori — lasciato per un attimo il Paradiso degli eroi — cavalcheranno ancora i loro baj i "Briganti del Re", rievocando le loro leggendarie gesta, mentre la brezza mattutina farà ondeggiare i loro neri mantelli.
"Fortes in fide" , forza e coraggio amici e camerati: "Non praevalebunt": vi conosco tutti, ad uno ad uno, e so bene che siete (siamo) pronti a continuare la "battaglia", a dare "usque ad effusionem sanguinis", la nostra testimonianza e a deporre ai piedi di Maria, la Nemica del criminale Serpente Satanico e della Rivoluzione, i nostri cuori!
Viva Cristo Re! Viva Maria Immacolata!

Pucci Cipriani