sabato 28 marzo 2020

Il nuovo numero di "Controrivoluzione" n. 130 (aprile-dicembre 2019)



È uscito, per i tipi dell'editore Marco Solfanelli, il nuovo numero di "Controrivoluzione” (n. 130 - Anno 30° - Aprile-Dicembre 2019 - Euro 6,00), l'Organo ufficiale dell'ANTI 89, fondato e diretto da Pucci Cipriani  (Vice Direttore Ascanio Ruschi), la rivista principe della Tradizione cattolica che ha tanti illustri nomi nel suo comitato scientifico: Neri Capponi, Università di Firenze - Giudice del Tribunale Ecclesiastico (+) - Francesco Dal Pozzo d'Annone, Ordinario di Filosofia del Diritto, Università di Perugia - Massimo de Leonardis, Ordinario di Storia delle Relazioni Internazionali, Università Cattolica - Roberto de Mattei, Docente Universitario, Presidente della Fondazione Lepanto - Patrizia Fermani, Docente emerito di Diritto Penale, Università di Padova - Alessandro Giorgetti, Ordinario di Zoologia, Università di Firenze - Marco Sabbioneti, Docente di Diritto Medievale e Romano, Dipartimento Scienze Giuridiche, Università di Firenze - Andrea Sandri, Docente Università Cattolica di Milano - Piero Vassallo, Docente emerito di Teologia della Facoltà Teologica dell'Italia Nord.
Apre questo numero l'editoriale del Direttore Pucci Cipriani: "A cinquant'anni dalla Riforma liturgica: la Tunica stracciata" che, in questo cinquantenario, ricorda lo scrittore Tito Casini che fu uno dei primi "combattenti" la buona battaglia contro la Riforma liturgica di Paolo VI, che attaccò violentemente nel libro "La Tunica stracciata" la riforma di Paolo VI del Messale Romano, paragonando l'antica liturgia romana alla Tunica inconsutile di Gesù strappata dai "novatori", mentre la soldataglia romana non ebbe il coraggio stracciare quella veste e se la giocò a dadi.
Il Direttore Pucci Cipriani ricorda che Tito Casini non fu soltanto un esteta e un poeta, ma un teologo  e non vedeva nella riforma liturgica solo un "genocidio culturale" ma un pericolo gravissimo per la fede: "La nuova Messa — scriveva Tito Casini — non è eretica ma forse peggio, "equivoca", flessibile in diversi sensi, flessibile a libertà individuale, che diviene così la regola e la misura di ogni cosa ... l'eresia formale e chiara è un colpo di pugnale, l'equivoco è un lento veleno..."
Il professor Roberto de Mattei scrive un articolo assai interessante su "La fedeltà della Città di Roma alla Messa di sempre": ricorda la lunga battaglia in difesa della Messa tradizionale, a cominciare dalla benemerita associazione "Una Voce" romana fondata nel 1966, con Presidente il Duca Caffarelli e Vice Presidente il poeta Eugenio Montale; de Mattei ricorda i difensori del Sacro Rito: i cardinali Ottaviani e Bacci, quindi il Card. Stickler, gli oltre cento firmatari di un "manifesto" nel 1971 che chiedeva alla Santa Sede il ripristino della liturgia latina, tra i quali si leggono, ad esempio, nomi famosi come: Romano Amerio, Marcel Brion, Jorge Luis Borges, Agatha Christie, Henri de Montherlant, Augusto Del Noce, Robert Graves, Graham Green, Julien Green, Nino Rota, Mario Luzi, Malcolm Mudderidge e tanti altri.
Eroici anche i sacerdoti che celebrarono la Messa di sempre nelle varie chiese: "Nella città eterna dal 1969 ad oggi la MessaTradizionale è sempre stata celebrata, da numerosi sacerdoti, incardinati nella Diocesi, o di passaggio dalla Città eterna".
Il filosofo Giovanni Tortelli ("L'altra faccia della politica") difende, dottrina alla mano, la Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria dell'Italia fatta da Matteo Salvini e infatti "Quelle (sue) parole, al di là della loro intima autenticità sulla quale non è dato e non importa indagare, sono importanti perché parlano di una presenza di Dio nel mondo" eppure a cominciare dalla stampa laicistica anche "Tutto il laicato — compreso l'ormai essiccato episcopato militante agli ordini di Papa Francesco — censurò l'affidamento di Salvini come eco di un vieto conservatorismo d'altri tempi". Giovanni Tortelli conclude il suo pregnante saggio riportando le parole di T.S. Eliot (1888-1965):
"Un cittadino europeo può non credere che il cristianesimo  sia vero, eppure tutto quello che dice e fa scaturisce dalla cultura cristiana di cui è erede. Se il cristianesimo se ne va, se ne va tutta la nostra cultura. E allora voi dovrete ricominciare faticosamente da capo e non potrete indossare una cultura già fatta..."
Un altro filosofo Lorenzo Gasperini, in questo numero della rivista, ripropone  il suo applauditissimo intervento ("Dalla negazione dell'ordine naturale all'aberrazione del Forteto: il filo rosso della sinistra"), tenuto nell'ormai famoso Convegno che si tenne a Bergamo il 30 novembre 2019, sul tema "Da Barbiana a Bibbiano", con la partecipazione del Direttore di "Controrivoluzione" Pucci Cipriani, il Commissario del Forteto Jacopo Marzetti, il Consigliere Comunale di Bergamo  Filippo Bianchi e il Vice Direttore de "La Verità" Francesco Borgonovo, autore, insieme a Rossitto, del libro "Bibbbiano: i fabbricanti di mostri".
Secondo Lorenzo Gasperini la Sinistra rivendica l'antico motto del Serpente, il "Non serviam"  ovvero "la libertà dell'uomo è che l'uomo sia Dio", cioè, in ultima analisi, la gnosi e, scrive Gasperini: "… fuor di analogia biblica: l'uomo è davvero libero di poter produrre un bambino come vuole e quando vuole, grazie alla potenza del proprio spirito prolungata nella tecnica, l'uomo è davvero libero di poter decidere della propria vita e della propria morte  quando vuole, nel poter amare chi vuole, e come vuole (anche i bambini?), nel poter esser padre e madre come vuole indipendentemente dalla propria determinazione fisica e sessuale (il "Gender", n.d.r) ... dietro fatti come quelli del Forteto e di Bibbiano, vediamo sempre l'ombra dell'ideologia della sovversione dell'ordine naturale (...) che oggi si riassume nelle parole "love is love" , l'amore è amore..."
La professoressa Patrizia Fermani  nel suo saggio "A cosa mira la deportazione africana" affronta il tema dell'immigrazione che, in questi ultimi giorni sembra passato in secondo piano (ma purtroppo, presto, tornerà in primo piano in tutta la sua drammaticità). Secondo la Docente emerita dell'Università di Padova, questa "deportazione" mira ad annientare l'identità di un popolo e quindi "per annientare definitivamente un popolo è necessario distruggere anche quella sua identità culturale capace di rimanere in vita e risorgere attraverso la memoria..."
Oggi, da noi, sta avvenendo una "sostituzione di popolo" e "parlare di sostituzione di popolo di fronte a questo fenomeno non è di certo una iperbole se in qualunque quartiere cittadino ... i  bambini iscritti all'asilo risultano già per il cinquanta per cento stranieri di provenienza extraeuropea". Insomma, per l'autrice del saggio, l'invasione del nostro Paese è voluta da quei "Poteri sovranazionali" che tendono a creare il Nuovo Ordine Mondiale, abbattendo ogni identità culturale in quanto "in un piano di globalizzazione imperialistica, ogni cultura ricca di tradizione e capace di tenere vivo lo spirito critico, nonostante la massificazione già avvenuta in via mediatica e pedagogica, e le imposizioni del pensiero unico, può,  anche se in via residuale, rappresentare una pietra d'inciampo."
Lo storico Fulvio Izzo, il non dimenticato autore del best seller "I lager dei Savoia" (Ed. Controcorrente, Napoli 1999), pubblica un suo saggio su "Maria Sofia di Borbone: una resistenza aspra e inpietrata, abitando l'esilio" ripercorrendo la vita di quella che fu l'eroica "Signora del Sud" e che a fianco del Re Francesco di Napoli fu  sugli spalti di Gaeta, chiamata dai soldati "a bella guagliona nosta", e intanto "curava i feriti e gli ammalati, continuando ad assisterli incurante del contagio quando si diffuse l'epidemia del tifo, incoraggiava alla lotta, mostrando coraggio, risolutezza, dividendo i pericoli, le privazioni e i disagi dell'intera guarnigione e rinunciando a privilegi e comodità."
Poi Izzo narra della caduta di Gaeta, quindi l'amaro esilio, la solitudine che, però non la piegheranno e sarà lei a tentare, ahimè invano, la "Riconquista" del Regno con una "volontà d'acciaio", infatti  Neully- sur - Seine, dove si trasferisce dopo la morte del Re, diventerà la "centrale operativa dell'aspra e interminata volontà cospirativa legittimista"; e c'è Lei, "a bella guagliona nosta" dietro all'attentato di Re Umberto da parte dell'anarchico Bresci, non dimenticando dell'infame e sanguinosa guerra di conquista portata dai Savoia al Regno del Sud: "ferma nella convinzione della opportunità dell'innaturale sposalizio con le forze rivoluzionarie... non esita dunque (1914, n.d.r.) a schierarsi con i neutralisti italiani, e questa ennesima scelta le costa l'allontanamento dalla Francia... l'ultima, instancabile battaglia continua comunque da Monaco, dove la regina fissa la propria residenza del 1914".
Una storia fino ad ora sconosciuta che, grazie a Fulvio Izzo, balza ora alla ribalta del "revisionismo", inteso nel senso più vero e nobile del termine.
Un saggio magistrale quello di Dario Pasero, che presenta la seconda e ultima puntata (la prima parte pubblicata sul n. 129) di "Testimonianze letterarie su "Branda" e Giacobini in Piemonte negli anni 1798-1801" , estremamente interessante per chi segua la storia delle Insorgenze Italiane antigiacobine che sono espressione genuina del sentire nazionale degli italiani di allora, di un concetto di patria e di nazione diversi, che l'ideologia moderna rinnega e combatte, la Patria, per intendersi, come l'intendeva Monsieur Charette: "La nostra patria sono i nostri  villaggi, i nostri altari, le nostre tombe, tutto ciò che i nostri padri hanno amato prima di noi..."
Francesco Atria, Consigliere Comunale nel Mugello dove operò il Fiesoli nel famigerato "lager rosso", intervista Sergio Pietracito, Presidente dell'Associazione vittime del Forteto e, in questa intervista, i fatti raccontati confermano quello che Lorenzo Gasperini ha spiegato nel suo saggio, ovvero l'esistenza di sette gnostiche (Il Forteto, Bibbiano, etc.) che tendono alla disgregazione della famiglia naturale.
Infine le recensioni con la presentazione della rivista "Fides  Catholica" (rivista.fidescatholica@gmail.com) ... che vide gli albori nel 2006, semestrale di apologetica e teologia diretta dal professor Corrado Gnerre, quindi recensione ai libri di P. Serafino M. Lanzetta: "Semper Virgo. La Verginità di Maria come forma" (Casa Mariana Editrice Frigento - cm.editrice@gmail.com); Elisabetta Frezza: "Malascuola. 'Gender' affettività, emozioni: il sistema educativo per abolire la ragione e manipolare i nostri figli”  (Casa Editrice Leonardo da Vinci);  Rodolfo de Mattei "Gender diktat. Origine e conseguenze di una ideologia totalitaria” (Solfanelli, Chieti 2014).
Fin qui "Controrivoluzione". Vorrei però annunziare che, sempre per i tipi dell'Editore Solfanelli, è uscito un volume al quale tengo particolarmente  ovvero l'opera di Duilio Marchesini (recentemente scomparso) e di Giancarlo Scafidi: "Nati per combattere. Dalla 'Sapienza' a 'Regina Coeli'” ovvero una testimonianza stupenda di chi il Sessantotto lo vince dalla parte opposta della barricata, in difesa della Tradizione cattolica... una pagina di storia sconosciuta ai più meritatamente riportata alla luce da due "eroi cristiani di allora", un'opera su cui tornerò prossimamente e che speriamo, finita la quarantena, di poter presentare al pubblico e, in special modo ai giovani, perché ne traggano non solo la conoscenza  di un periodo storico ma un insegnamento per il presente.
Corradino Corsini

lunedì 2 marzo 2020

Trentatré anni di Convegni della Tradizione cattolica (di Pucci Cirpiani)



E la libertà - chiese Pino - che n'hai fatto? -
- Ce l'ho qui - rispose Franco e si batté sul petto - dacché fra la mia e quella dei liberali ho scelto liberamente, da uomo. Non mi piace la loro libertà, ché quando te la vengono a imporre con le baionette non è più essa. Io sto da questa parte, perché così mi piace a me, che sono don Enrico Franco, e mi piace perché oggi è la parte più bella. Altri combattono e muoiono per una conquista, una terra, un'idea di gloria, per un convincimento magari o un ideale, ma noi muoriamo per una cosa di cuore: la bellezza. Qui non c'è vanità, non c'è successo, non c'è ambizione. Noi moriamo per essere uomini ancora. Uomini che la violenza e l'illusione non li piega e che servono la fedeltà, l'onore, la bandiera e la Monarchia, perché son padroni di sé e servitori di Dio. Ieri forse poteva sembrar più nobile, più alta la parte di là, ma oggi con noi c'è la sventura, e questa è la parte più bella."
Carlo Alianello, L'Alfiere


Da cinquant'anni, ormai, ci rechiamo presso la Piazzaforte di Civitella in marzo, da trentatré anni si svolgono i nostri Convegni della Tradizione cattolica, non solo per rievocare l'eroica Resistenza e il valore dei soldati che combatterono con sulle labbra, il grido di "Viva o' Re", "Viva Francisco", ma perché, di fronte a un mondo impazzito, di fronte alla piovra rivoluzionaria del mondialismo massonico che avanza soffocando, con i suoi molli tentacoli, la società, Civitella del Tronto, la "Fedelissima", è diventata un simbolo, un punto di riferimento, la nostra stella polare.
"Civitella giganteggia nella Storia d'Italia e gli eroi che sono morti per la Libertà — come scriveva un altro Cappellano Militare, il nostro Cappellano, don Giorgio Maffei, di venerata memoria, che per venti anni ci guidò alla Rocca e per noi celebrò la Messa Cattolica, la Messa di sempre, amministrandoci i Sacramenti — (infatti) di fronte al giudizio della storia, chi combatte per la verità, per la giustizia, per la libertà, ha già vinto anche se viene sopraffatto dalla forza bruta dei prepotenti".
Anche quest'anno 2020 dunque in molti — negli ultimi anni tantissimi giovani e giovanissimi si sono uniti a noi entusiasticamente — ci ritroveremo a Civitella per celebrare due importantissimi eventi: il centocinquantesimo anniversario della Difesa della Civiltà Cristiana a Porta Pia contro l'Invasione massonico-rivoluzionaria (sarà distribuita una cartolina commemorativa del Generale Kanzler) e il Cinquantesimo anniversario della Fondazione della Fraternità San Pio X (sarà distribuita una cartolina commemorativa di S.E. Rev.ma Mons. Marcel Lefebvre) e noi, in questo, possiamo dire di esser sempre rimasti, seppur poveri peccatori, fedeli — come gli eroi di Civitella — alla Società Cristiana e al Papato, insomma alla Santa Tradizione ("tradidi quod et accepi" - "Vi tramando quello che ho ricevuto") e, soprattutto, siamo rimasti fedeli al Santo Sacrificio, alla S. Messa cattolica, la Messa di sempre e di tutti, sostituita, dopo il Concilio, da un rito filoluterano.
Anche quest'anno — in un momento in cui si fa abiura della fede cattolica e i vescovi impongono, con decreti scritti, la profanazione obbligatoria dell'Eucarestia (la Comunione in mano) e "il digiuno eucaristico" ovvero la chiusura delle chiese — con la celebrazione della S. Messa di sempre ricorderemo i Martiri della Tradizione, i nostri fratelli in Cristo che nella Guerra della Vandea contro la Rivoluzione francese, furono sterminati (il "Genocidio vandeano" che non viene mai ricordato), i Martiri delle Insorgenze antigiacobine, i "Cristeros" sterminati in Messico dal governo massonico di Calles, i milioni di morti sotto i regimi Comunisti e gli altri totalitarismi (siano sprone ed esempio per tutti san Massimiliano Kolbe, il Beato Cardinale di Von Galen, i cardinali Joseph Mindtzentij, Slipy, Stepinac) gli eroi della "Cruzada" spagnola, i milioni di morti sotto il Comunismo assassino.
Ricorderemo anche i nostri cari defunti anche se fisicamente non furono sempre con noi a Civitella ma, durante la loro vita, combatterono per i nostri stessi ideali: Nicolino Di Felice, Antonio Diano (tante volte salì, alla Rocca, insieme a noi con entusiasmo fanciullo), il Giudice Mario Sossi, il primo rapito delle Brigate Rosse che tante volte fu con noi per combattere la "buona battaglia", lo storico Jean de Viguerie, forse il maggiore storico francese della Rivoluzione (e Controrivoluzione) francese, Docente della Sorbona, che nel marzo 1989, a Roma, presentò — con Roberto de Mattei, Augusto Del Noce, François Brigneau, Massimo de Leonardis e il sottoscritto — l'Anti 89 e il primo numero (N. 0) della rivista "Controrivoluzione"... quest'anno l'Editore Solfanelli presenterà a Civitella il n. 130...
Ecco cari amici nessuno di voi — vedrete — scorderà i tre giorni (venerdì 13, sabato 14 e domenica 15 marzo 2020) che trascorreremo insieme, a cominciare dalla S. Messa e dalla Via Crucis del venerdì.
Là, sulla Piazzaforte, mentre il giovane civitellese Daniele D'Emidio, farà l'Alzabandiera, il bianco vessillo si alzerà verso il sole, simbolo di vita, e verso il Signore "muoverà le penne" il canto del "Cristus vincit" e, con noi, si uniranno a quel canto, tutti soldati borbonici, con le loro divise polverose e insanguinate, che immolarono le loro giovani vite per un "ideale di bellezza" con sulle labbra un ultimo grido: Viva 'o Re"… e intorno a noi, nella Valvibrata, e sulle colline di Campli ancora nevose, nella Montagna dei Fiori — lasciato per un attimo il Paradiso degli eroi — cavalcheranno ancora i loro baj i "Briganti del Re", rievocando le loro leggendarie gesta, mentre la brezza mattutina farà ondeggiare i loro neri mantelli.
"Fortes in fide" , forza e coraggio amici e camerati: "Non praevalebunt": vi conosco tutti, ad uno ad uno, e so bene che siete (siamo) pronti a continuare la "battaglia", a dare "usque ad effusionem sanguinis", la nostra testimonianza e a deporre ai piedi di Maria, la Nemica del criminale Serpente Satanico e della Rivoluzione, i nostri cuori!
Viva Cristo Re! Viva Maria Immacolata!

Pucci Cipriani

La Resistenza della "Fedelissima" Civitella del Tronto (di Pucci Cipriani)


"La nostra Patria sono i nostri villaggi, i nostri altari, le nostre tombe, tutto ciò che i nostri padri hanno amato prima di noi. La nostra Patria è la nostra Fede, la nostra terra. Ma la loro patria, cos'è? Lo capite voi? Vogliono distruggere i costumi, l'ordine, la Tradizione. Allora che cos'è questa patria che sfida il passato, senza fedeltà, senza, senz'amore? Questa patria di disonore e irrilegione? Per loro la patria sembra non sia che un'idea; per noi è una terra. Loro ce l'hanno nel cervello: noi la sentiamo sotto i nostri piedi, è più solida. E' vecchio come il diavolo il loro mondo che dicono nuovo e vogliono fondare sull'assenza di Dio. Si dice che noi siamo i fautori delle vecchie superstizioni...Fanno ridere! Ma di fronte a questi deoni che rinascono di secolo in secolo, noi siamo la gioventù, signori! Siamo la gioventù di Dio. La gioventù della fedeltà"
François Athanase Charette de la Contrie
Comandante vandeano


La Resistenza della "Fedelissima" Civitella del Tronto è la più bella e commovente  pagina dell'Antirisorgimento perché scritta col sangue da un pugno di uomini, soldati e sudditi fedeli a Re Francesco (Dio guardi!), che si opposero, sacrificando la loro vita,  all'invasione massonico rivoluzionaria e alla ferocia belluina di un esercito invasore di fronte al quale impallidisce la ferocia nazista...
E anche quest'anno 2020, domenica 15 marzo, saliremo alla Rocca per far garrire di nuovo, ai piedi del Gran Sasso coperto di neve, il vessillo biancogigliato che ancora sventolava quel mattino del 20 marzo 1861 sull'ultima cinta muraria, quando aperta "Porta Napoli" da mani traditrici — quante volte quelli che si fanno scudo del "Non mi arrendo", ma non nel cuore, sono i primi a tradire con fellonia!) — quelle stesse mani che, in precedenza, avevano combattuto a Civitella, forse covando già nei loro cuori il tradimento...
Non so se ricordate la lettera di Guareschi a don Camillo, apparsa su "Italia in graticola", dove il prete viene esortato a "non mollare!" e a resistere di fronte alle innovazioni liturgiche del Concilio  e alla nuova Messa di Lutero; forza!, dice Giovannino a don Camillo, raccogli tutto la il tuo "armamentario" e, nella Cappellina del Filotti, continua a celebrare la nostra Messa, la stessa Messa che celebrò Gesù nell'ultima cena, la Messa di sempre e di tutti: "Coraggio don Camillo quando i generali tradiscono c'è bisogno dei semplici soldati..."
E quando il Comandante Giovine, dimenticando il suo passato eroismo, tentò di arrendersi al nemico, furono i soldati semplici e i "cafoni" —  i quali si erano recati a Civitella per difendere le loro famiglie, le loro case, i loro averi, la propria identità e loro Patria come la intendeva Monsieur Charette, come la intendono gli uomini della tradizione — che si ammutinarono e che rinchiusero il loro capo in prigione. Lo stesso fecero con il vile Ascione che, fuggito nottetempo, aprì, ai lanzichenecchi tricolorati invasori, Porta Napoli. Fu il Sergente Messinelli, l'eroe di Civitella, a prendere il Comando della Piazza.
Loro volevano combattere, spes contra spem, e così non si arresero neanche ai messaggeri di Re Francesco (Dio guardi!) che comunicavano la resa di Gaeta e, poco dopo, quella di Messina, ma fecero garrire al vento, mentre si levava "nel sole" una triste canzone di guerra,  quel vessillo gigliato e ricamato in oro, mandato dalla Regina Sofia la quale, come loro, aveva combattuto sugli spalti della Cittadella di Gaeta, sfidando le pallottole nemiche e il "feral morbo", il colera.
La sorte degli ultimi difensori di Civitella del Tronto, era ormai segnata, dopo le stragi di Casalduni e Pontelandolfo, dopo le fucilazioni di massa, dopo i rastrellamenti e le uccisioni, con processo sommario, dei così detti "briganti" e dei loro "manutengoli"... che talvolta erano poveri pastorelli che avevano un pane intero nella saccoccia... troppo per un bambino e dunque sospetto di aiutare i "briganti" e fucilato, perché "manutengolo"...
Del resto il Generale Pinelli, quello che aveva fatto fucilare una coppia di giovani sposi —  intimando loro, durante l'esecuzione di cantare "Fratelli d'Italia" — che lo avevano ospitato in casa, in quanto, nottetempo, aveva trovato nella cantina, dove, ebbro di vino, si era recato a far scorta di bottiglie, una vecchia oleografia dei Reali Napolitani... poi il 3 febbraio il Pinelli, come se ce ne fosse stato bisogno, dopo alcune "sortite" dei valligiani che appoggiano la Resistenza lealista di un pugno di uomini coraggiosi, getta davvero la maschera ed emana il famigerato bando che suscitò l'orrore e l'indignazione di tutte le Cancellerie Europee che guardavano con ammirazione l'eroismo dei soldati borbonici e dei civitellesi: "Ufficiali e soldati! Un branco di questa progenie di ladroni ancora si annida fra i monti,  correte a snidarli e siate inesorabili come il destino. Noi li annienteremo, e schiacceremo il sacerdotal vampiro che con le sozze labbra succhia da secoli il sangue dell'Italia nostra, purificheremo col sangue e col fuoco le regioni infettate dall'immonda sua bava..."
Perfino il Cavour fu costretto ad allontanarlo — seppur per poco — dal comando e sostituirlo con un altro, un cialtrone disertore dell'esercito napoletano passato, "compro con oro", al nemico: il Generale Luigi Mezzacapo che su Civitella scatena l'inferno. Da quel giorno ben ottomila bombarde colpirono la Cittadella e quando fu aperta Porta Napoli, finalmente entrarono il 20 maggio alle 11 del mattino del 1861 i bersaglieri con tutto lo Stato Maggiore e la fanfara — sulla Piazzaforte sventola ancora il vessillo biancogigliato dell'onore e della fedeltà — e il Mezzacapo provvede immediatamente a far arrestare e a fucilare a Porta Napoli il Comandante la Guarnigione il Sergente Angelo Messinelli e il Capo della Resistenza Sopito di Bonaventura, rei di non essersi arresi e di aver continuato a combattere per il loro Re. Niente processo ma solo questa frase in un telegramma inviato a Cavour: "Ho creduto di dover dare un pronto esempio facendoli fucilare!"
Poi fu la volta del Cappellano militare padre Leonardo Zilli da Campotosto, francescano... Animo grande e cuore generoso, il padre Leonardo ogni giorno celebrava davanti alla truppa la S. Messa e dava la Sacra Particola ai soldati che andavano così, sereni, a pugnare per la propria Patria. Non si risparmiò mai il buon padre Zilli e, mentre portava conforto ai malati e ai moribondi, andava da una parte all'altra per incoraggiare combattenti e popolani, per persuadere, con parole di fuoco, a non cedere di fronte agli assalti del nemico, né alle loro minacce, né alle loro promesse, né a tutti gli inganni che tendevano per convincere alla resa: "La setta massonica — ripeteva il francescano — è colpevole delle sventure italiane, nemica della Religione e del Papa, apportatrice, con le nuove idee materialiste, di inganni, di corruzione, di catastrofi future per l'Italia e per il mondo intero".
Fra' Leonardo Zilli fu fucilato alla schiena e gli fu negata — ultima infamia dei "Fratelli d'Italia" — l'Eucarestia.
Poi i volgari assassini continuarono a fucilare senza pietà anche nei giorni successivi.
I soldati superstiti furono portati ad Ascoli Piceno e, da lì, nelle prigioni piemontesi e nel Lager (anche in questo caso i nazisti arrivarono dopo i Savoia) di Fenestrelle dove perirono miseramente.


Pucci Cipriani

venerdì 31 gennaio 2020

Controrivoluzione n. 130




Editoriale:
A CINQUANT’ANNI DALLA RIFORMA. LA TUNICA STRACCIATA
di Pucci Cipriani

LA FEDELTÀ DELLA CITTÀ DI ROMA ALLA MESSA DI SEMPRE
di Roberto de Mattei

L’ALTRA FACCIA DELLA POLITICA
di Giovanni Tortelli

DALLA NEGAZIONE DELL’ORDINE NATURALE ALL’ABERRAZIONE DEL FORTETO: IL FILO ROSSO DELLA SINISTRA
di Lorenzo Gasperini

A COSA MIRA LA DEPORTAZIONE AFRICANA
di Patrizia Fermani

MARIA SOFIA DI BORBONE, Una resistenza aspra e impietrata, abitando l’esilio
di Fulvio Izzo

TESTIMONIANZE LETTERARIE SU “BRANDA” E GIACOBINI, IN PIEMONTE NEGLI ANNI 1798-1801
di Dario Pasero

INTERVISTA A SERGIO PIETRACITO. Presidente dell’Associazione vittime del Forteto
di Francesco Atria

Recensioni

martedì 28 gennaio 2020

XXXIII INCONTRO DELLA TRADIZIONE CATTOLICA (13, 14 e 15 marzo 2020)


XXXIII INCONTRO DELLA TRADIZIONE CATTOLICA
DELLA “FEDELISSIMA” CIVITELLA DEL TRONTO


Venerdì 13, Sabato 14 e Domenica 15 Marzo 2020


Nel centocinquantesimo anniversario della Difesa della Civiltà Cattolica
a Porta Pia contro l’invasione massonica e rivoluzionaria.



Convegno su:


L’APOSTASIA NELLA CHIESA

E NELLA SOCIETÀ



“Certamente da quando questa Nostra nobile Città , per volere di Dio, fu presa con la forza delle armi, e assoggettata al governo di uomini che calpestano il diritto, e sono nemici della religione, per i quali non esiste distinzione alcuna fra le cose divine ed umane, non è trascorso quasi giorno alcuno, che al nostro cuore, già piagato per le ripetute offese e violenze, non s’infliggese una nuova ferita (...) chiunque conosce il carattere, gli obiettivi ed il proposito delle sette, sia che si chiamino massoniche, sia che si chiamino con qualsivoglia altro nome, e li paragoni al carattere, al modo, e all’ampiezza di questa guerra, da cui la Chiesa è assalita quasi da ogni parte, non potrà certamente dubitare che questa calamità non non si debba attribuire alle frodi ed alle macchinazioni di quelle sette. Da esse infatti è formata la sinagoga di Satana, che ordina il suo esercito contro la Chiesa di Cristo.”


(Enciclica “Etsi multa” del Sommo Pontefice Pio IX - Data in Roma presso San Pietro, il 21 novembre 1873, anno ventottesimo del Nostro Pontificato)




Da oltre quaranta anni noi veniamo a Civitella del Tronto, la “Fedelissima” cittadina abruzzese, per ricordare i caduti della eroica difesa di questa fortezza, ultimo baluardo del Regno delle Due Sicilie, e tutti i Martiri della Tradizione. Quest’anno si svolgerà il XXXIII Incontro dottrinale della Tradizione cattolica, in occasione del centocinquantesimo anniversario della Difesa della Civiltà cattolica a Porta Pia, contro l’invasione massonico rivoluzionaria.
I nostri Incontri hanno come costante la lettura alla luce della Rivelazione di tutti gli eventi storici e la consonanza con coloro che della Tradizione sono stati e sono alfieri fedeli, a cominciare, in campo religioso, dalla Fraternità San Pio X — della quale ricorre quest’anno il cinquantennale della sua fondazione — che in tutti questi anni ha assicurato la celebrazione della S. Messa cattolica nel rito romano antico, la Messa di sempre e di tutti.
In questi tempi drammatici di apostasia nella Chiesa ci affidiamo a Maria Santissima nemica di ogni eresia e all’intercessione di san Pio X e del Beato Pio IX.


Sono stati invitati come oratori:
Onorevoli: Fabrizio Di Stefano - Vito Comencini - Jovan Palalic (Serbia)
Professori: Massimo de Leonardis - Roberto de Mattei - Carlo Regazzoni - Carlo Manetti - Cristina Siccardi - Patrizia Fermani - Andrea Sandri - Francesco Casalena - Lorenzo Gasperini - Alessandro Elia.

Sono stati invitati per comunicazioni: Virginia Coda Nunziante - Ascanio Ruschi - Marco Solfanelli - Andrea Asciuti - Giulia Bianco e Filippo Bianchi.

lunedì 27 gennaio 2020

Il Programma del XXXIII INCONTRO DELLA TRADIZIONE CATTOLICA

XXXIII INCONTRO DELLA TRADIZIONE CATTOLICA
DELLA “FEDELISSIMA” CIVITELLA DEL TRONTO


Venerdì 13, Sabato 14 e Domenica 15 Marzo 2020

Convegno su:

L’APOSTASIA NELLA CHIESA
E NELLA SOCIETÀ


PROGRAMMA

Venerdì 13 marzo (Hotel Fortezza)
Ore 18:30 - S. Messa in rito romano antico “ad memoriam” di Nicolino Di Felice e Antonio Diano
Ore 21:30 - “Via Crucis” con fiaccole per le vie di Civitella del Tronto Ore 22, 30 - Benedizione nella piazza di Civitella.

Sabato 14 marzo (Hotel Fortezza)
Ore  9:00 - S. Messa in rito romano antico “ad memoriam” di Jean de Viguerie e Mario Sossi
Ore 10:00 - Inizio dei lavori con il canto del “Salve Regina”
Ore 13:00 - Fine dei lavori e inizio pranzo
Ore 15:30 - Inizio dei lavori
Ore 20:00 - Termine dei lavori con il canto del “Credo”

Domenica 15 marzo (Hotel Fortezza - Rocca della “Fedelissima”)
Ore 10:00 - S. Messa solenne in rito romano antico “ad memoriam” dei Martiri della Tradizione
Ore 11:00 - Partenza della processione verso la Rocca con recita del S. Rosario. Nella Piazzaforte della “Fedelissima” Civitella del Tronto Alzabandiera con il canto del “Christus vincit” — Ricordo dei Caduti della Tradizione (Massimo de Leonardis)—  Saluto alla voce (Pucci Cipriani) — Presso la chiesa di S. Jacopo alla Rocca, Benedizione del Sacello contenente le spoglie dei caduti nella difesa di Civitella.
Ore 12:00 - Visita alla Rocca e al Museo di Civitella del Tronto.
Ore 13:00 - Riunione conviviale presso Hotel “Fortezza” e Arrivederci al 2021!

Verranno esposte durante il Convegno tre opere del Maestro Giovanni Gasparro che sarà presente durante i tre giorni dell’Incontro.
I titoli delle relazioni e gli oratori verranno resi noti nella prossima circolare.
Le S.S. Messe saranno celebrate dal nostro cappellano M.R. don Mauro Tranquillo, FSSPX

domenica 26 gennaio 2020

Accoglienza al XXXIII INCONTRO DELLA TRADIZIONE CATTOLICA

XXXIII INCONTRO DELLA TRADIZIONE CATTOLICA
DELLA “FEDELISSIMA” CIVITELLA DEL TRONTO

Venerdì 13, Sabato 14 e Domenica 15 Marzo 2020


ACCOGLIENZA
(hotel convenzionati)

Hotel Fortezza
Tel. 0861/91321 – fax 0861/918221
Camera Singola € 40,00 a notte (prima colazione inclusa).
Camera Matrimoniale € 50,00 a notte (prima colazione inclusa).
Camera Tripla € 60,00 a notte (prima colazione inclusa).
Camera Quadrupla € 70,00 a notte (prima colazione inclusa).

Tutti i pasti si terranno presso l’Hotel Fortezza (sede dei lavori).
Questi i prezzi:
Cena Venerdì 13 Marzo € 25,00 a persona
Pranzo Sabato 14 Marzo € 20,00 a persona
Cena Sabato 14 Marzo € 20,00 a persona
Pranzo Domenica 15 Marzo € 20,00 a persona


Hotel Zunica
Tel. 0861/91319 – fax 0861/918150
Camera Doppia uso singola € 60/notte
Camera Matrimoniale € 90/notte
Camera tripla (matrimoniale + letto aggiunto) € 105/notte


Hotel Miami (Villa Lempo - Fraz. di Civitella del Tronto)
Tel. 0861 919183
Camera singola € 45/notte
Camera Matrimoniale uso singola € 50/notte
Camera matrimoniale € 65/notte Le colazioni sono incluse.



Note importanti:

I giovani che non abbiano superato il 27° anno di età e gli studenti universitari, potranno usufruire di un trattamento di favore: per i tre giorni — pernottamento e consumazione pasti all’Hotel Fortezza, tutto compreso (cena e pernottamento del venerdì — prima colazione, pranzo, cena e pernottamento del sabato — prima colazione e pranzo della domenica) a soli Euro 75,00 €.

In tal caso la prenotazione non va fatta all’albergo ma direttamente al Direttore di “Controrivoluzione” 333 9348056 - pucciovannetti@gmail.com o all’Avv. Ascanio Ruschi avv.ruschi@libero.it - Cell. 349 4657869

Tutti coloro che non rientrino nella categoria dovranno prenotarsi direttamente agli alberghi, tenendo presente che i lavori del Convegno si svolgeranno all’Hotel Fortezza.

lunedì 11 novembre 2019

LA VERITA' SULLA PIMENTAL FONSECA E IL GIACOBINISMO A NAPOLI

Cari amici,
Il quotidiano "La Verità" (che caldamente raccomandiamo ai nostri lettori) è divenuto per noi un simbolo, un distintivo di anticonformismo in questo squallido panorama di asservimento a un regime "rosso" che, con un "golpe" si è insediato e sta torturando gli italiani.
Per questo motivo siamo rimasti molto male quando, la scorsa settimana, è stato pubblicato un articolo "antistorico" sul Regno di Napoli e sulla dinastia Borbone intriso del più vieto giacobinismo da sempre utilizzato dalle sinistre nostrane per demonizzare il popolo napoletano.
Pensiamo di fare cosa gradita ai nostri lettori nel pubblicare la lettera che lo storico e scrittore professor Gennaro De Crescenzo ha inviato al Direttore de "La Verità".
Pucci Cipriani

PS: Ciascuno di voi potrà scrivere a "La Verità" in difesa della Tradizione del popolo Duosiciliano lettere@laverita.info oppure "La Verità" Via Vittor Pisani, 28 - 20124 Milano





Gentile direttore,
conoscendo il suo giornale e i suoi lettori (diversi sicuramente quelli cattolici e tradizionalisti) ci ha sorpreso molto l'intera pagina dedicata a Eleonora Pimentel de Fonseca secondo gli schemi della storiografia e della retorica giacobina più diffusa soprattutto nei salotti della sinistra radical-chic italiana spesso ostile (più o meno come nel 1799) agli interessi e ai sentimenti del "popolo basso".
 La "pasionaria napoletana", infatti, secondo l'articolista Alessandra Necci, sarebbe stata "vittima della vigliaccheria Borbone" (frase ambigua anche dal punto di vista grammaticale) e sarebbe stata impiccata ma (è scritto nello stesso articolo) anche decapitata.
 Al di là  della forma e al di là di una cristiana pietà  per i protagonisti di quelle tragiche vicende, però, nell'articolo mancano molte verità. Manca il racconto di quello che realmente fu il 1799 a Napoli: in cinque mesi di repubblica napoletana francesi e giacobini (altro che "ideali libertari") massacrarono oltre sessantamila napoletani/meridionali di parte cristiana e borbonica e lo attesta il generale Thiébault nelle sue memorie ("Napoli era un immenso campo di sterminio, tutto fu bruciato") e lo attestano tante cronache del tempo o stampe e quadri come quello di Taurel con il popolo incalzato dalle truppe transalpine, donne, bambini e preti calpestati.
 Oltre ottomila quelli massacrati nei tre giorni dell'arrivo dell'esercito francese grazie all'aiuto dei giacobini ("donna Eleonora" in prima linea) che cannoneggiarono il (proprio) popolo dal forte di Sant'Elmo.
 "Traditori della patria napoletana, pronti ad aprire le porte allo straniero" . li definirà lo stesso (repubblicano) Giuseppe Mazzini (manoscritto presso il Museo del Risorgimento di Roma). E sia Mazzini che il generale francese Championnet definirono "eroi" i popolani napoletani difensori di Dio, Patria, Re e Famiglia così come in Spagna pittori come Goya definirono eroici i popolani difensori della Spagna contro lo stesso esercito francese (nei "Disastri della guerra" il ritratto di corpi straziati). E allo stesso modo dovrebbero essere definiti i "controrivoluzionari" veneti o toscani e del resto dell'Italia e dell'Europa.

Per non dire delle opere d'arte già  timbrate e avviate in lunghe carovane verso Parigi, compreso "tutto ciò  che è¨ stato trovato o sarà  trovato sotto gli scavi di Pompei" (bando del commissario dell’ esercito francese  Faypoult). Quella repubblica nata contro i valori cristiani, "alberi della libertà " al posto delle Croci, tradizioni e valori offesi e cancellati, iniziò nel sangue e finì nel sangue con le condanne di un centinaio di quei famosi "martiri" giacobini che - secondo le leggi applicate in tutto il mondo a quel tempo - purtroppo furono condannati a morte,  ma da oltre due secoli sono celebrati (a differenza di quei popolani) con strade, piazze, scuole, saggi, film e romanzi magari belli e romantici ma tutt'altro che corretti ed imparziali sul piano storiografico.
 E continuano magari ad essere celebrati con intere paginate di giornale che ignorano l'altra storia e fonti diverse, elementi che un giornale spesso alternativo alla cultura "ufficiale" come “La Verità”  non dovrebbe ignorare.

Prof. Gennaro De Crescenzo

sabato 2 novembre 2019

Ricordi mugellani – Siamo a novembre (di Pucci Cipriani)

Io son novembre che porta la bruma,
spacca la legna ed il giorno consuma
ammazzo l’oca, spoglio le fronde,
porto acqua ai fossi e la neve al monte.
E piango i Morti finché San Martino
riporta il sole e il fiasco del vino;
ma Caterina di neve è già bianca
e Sant’Andrea mette al fuoco la panca.


Il trentuno ottobre a sera, ovvero il giorno della vigilia dei Santi, a due giorni dalla commemorazione dei defunti, a sera, nel mio paese e, senz’altro, in tutto il mondo occidentale, si celebra una strana “festa” pagana, di origine celtica, che ha assunto nel XX Secolo, prima negli Stati Uniti e, poi, in Europa, forme macabre, commerciali e del peggior “consumismo”: bambini e bambine vestite da streghe, maghi, diavoli, vampiri, scheletri che girano – accompagnati, il più delle volte, dalle “mammine” anche loro vestite da streghe – che si recano, urlanti, di casa in casa, di palazzo in palazzo, recitando la formuletta ricattatoria “trick – or – treat” (= dolcetto o scherzetto) – e gli adulti, per non essere da meno dei ragazzi, festeggiano anche loro, nelle discoteche, con musiche assordanti e con scenari macabri questa festa “laica” della “morte”, legata all’occulto, che mosse i suoi passi, con il protestantesimo, nei Paesi Anglosassoni, dopo che, nell’Ottocentoquaranta, Gregorio IV introdusse la festività di Ognissanti…
Insomma il ricordo dei morti (2 novembre) viene sostituito dal cattivo gusto delle “mascherate”; i silenzi del raccoglimento e della preghiera vengono travolti e calpestati dal volume assordante della musica discotecara… e tutto questo, potrebbe sembrare un gioco quando, però, non si aggiungano le “visite notturne profanatrici ai cimiteri”, il rock satanico, le “notti esoteriche”, quando il ballo si trasforma in un “ponte” tra i ragazzi e l’occultismo… il Wicca… l’esoterismo… il satanismo…
Ma lasciamo Halloween a questo mondo dove le “nuove solitudini” portano a vivere “il vuoto interiore” e ritorniamo ai nostri “amarcord”, ai nostri anni verdi, quando, in questo periodo, le famiglie seguivano queste “feste” religiose (i Santi e i Morti) che si legavano – in un festoso “ponte” – a una festività civile e patriottica, il 4 novembre, l’anniversario della Vittoria.
Poi pensò il Capo “cattolico” di un Governo, l’onorevole Andreotti, nel 1977, a togliere – non in nome del Cristo, ma di un dio pagano, Mammone, che vedeva nelle feste cattoliche un’inutile perdita di tempo e di… ore lavorative – le maggiori festività cattoliche: l’Epifania, San Giuseppe, l’Ascensione, il Corpus Domini, la Solennità di San Pietro e Paolo e, già che c’era, tolse anche la solennità civile del 4 novembre di modo che non si potesse più saldare con il “ponte” le tre feste per cui insieme al 4 novembre, praticamente, fu abolita anche la “festa dei morti”… Sì, oggi, parlare di morte disturba, non è da persone educate, la morte un tempo veniva “esorcizzata”, accettata come un evento “collettivo”, familiare… si moriva in casa, molte volte attorniati da figli e nipoti; cristianamente la salma veniva lasciata in casa dove si allestiva la “Camera ardente”, i parenti e gli amici assicuravano preci e portavano fiori, i familiari portavano il lutto (la fascia nera al braccio o un nastro o bottone nero all’occhiello della giacca). Oggi si muore in perfetta solitudine, nelle camere asettiche dell’ospedale, lontani da parenti e amici e la salma non viene portata a casa ma in una cappella mortuaria, perché la vista della morte crea imbarazzo e… paure nei bambini, in quegli stessi bambini, che in televisione, vedono scene sanguinolenti e oscene, come infatti scrive lo scrittore mugellano Tito Casini: “… in molte case… si gira, nell’ora già del rosario, quella chiavetta e, cessata pur la conversazione, indispensabile alla convivenza domestica, scene d’impudicizia e suoni barbarici occupano per tutta la sera occhi e orecchie, drogando e deformando anime e cervelli. La corona non lega, non regge, non presidia più, oggi, la famiglia, e la famiglia è, oggi, quello che è. E la Chiesa? La Chiesa, la grande famiglia dei credenti, è anch’essa, oggi, quello che è…”. (Cfr. Tito Casini, “Il Rosario”, Ed. Pucci Cipriani, Firenze 1973)
E non eravamo ancora nell’era di Internet!
Il giorno dei morti al mio paese le famiglie si recavano, con i bambini – che intanto prendevano confidenza con “sorella Morte” – al cimitero della Misericordia dove, verso le 10:30, arrivava il corteo funebre preceduto dalla Crocebanda con i fratelli della Misericordia, in cappa nera, torce e buffa, insieme al pievano che, indossava un piviale nero… arrivavano al cimitero cantando quella laude che parlava di morte, di pene, di sofferenza tra le fiamme, ma anche di speranza, di salvezza:

Pe’ nostri fratelli
afflitti e piangenti
Signor delle genti
perdono e pietà!
………………………………………….
Finché da quel fuoco
saranno risorti
Signor dei tuoi morti
perdono e pietà!

A scuola il pievano, don Gino Bonanni, ci spiegava che potevamo aiutare le anime del Purgatorio: “Possiamo soccorrere e anche liberare le anime dalle pene del purgatorio con i suffragi, ossia con preghiere, indulgenze, elemosine e altre opere buone, e soprattutto con la Santa Messa”… poi ci raccomandava la visita ai cimiteri nel giorno dei morti, mentre la maestra Ida Pini ci faceva mandare a memoria la poesia:

Nel giorno sacro ai morti
io pregherò Gesù
perché con sé li porti
nel Regno suo, lassù.
Il Regno del Signore
tutti ci accoglierà:
pace, bellezza, amore,
beata eternità.

In quelle, in genere, fredde giornata novembrine (“Per i Santi, manicotto e guanti” recitava il proverbio) si ripetevano, tali e quali, i secolari riti delle funzioni del giorno dei Santi e della visita e della benedizione delle tombe il giorno dei morti, come ce li descrive in un suo giovanile Diario del 1930 il borghigiano Mons. Carlo Celso Calzolai: “Ognissanti. In pieve sono esposte le reliquie. Dopo pranzo fanno il catafalco di lusso a tre piani. Tutti vanno a ornare le tombe. In chiesa si sente odore di naftalina: hanno tirato fuori i cappotti. In tutte le case si prega per i morti. Si ricorda la nonna, il nonno e il babbo. Erano tanto buoni. Si rivedono per le stanze. A notte si aspetta il suono della campana delle nove. Ci ricorda la buona notte ai nostri morti. Ci accompagnerà fino a carnevale, tutte le sere. In qualche casa si festeggia col gioco del “rocchio”. La nonna, ciondoloni al camino, mette un rocchio di salciccia; chi primo sentirà la campana lo vince. I Morti. Al mattino benedicono il cimitero della Misericordia, verso mezzogiorno (…). Vengono persone da Firenze che mettono sulle tombe fiori. Che costano tanto. Vengono dalla Riviera. Dopo pranzo subito, si benedice il cimitero del Comune. Le campane mettono tristezza con tutto il dan dan. Fanno piangere. Il 4 novembre si porta la corona al Monumento. Suona la fanfara. Montano la guardia." (Carlo Celso Calzolai, “Borgo San Lorenzo nel Mugello”, LEF Ed., Firenze 1974, p. 214)

* * *

Insomma novembre è un mese “freddo” e, in questo caso, i proverbi abbondano tanto che danno anche la neve: “Per i Santi / la neve è per i campi; / per i morti / la neve è negli orti”… e “per San Frediano (il 18 nov.) la neve al monte e al piano” per cui “per Santa Caterina (il 25 nov.) tira fuori la fascina”… ma in novembre ci sono, in genere, tre giorni di sole ovvero “l’estate di San Martino – che, appunto, – dura tre giorni e un pochinino”, infatti in quel periodo il clima si addolcisce per il ricordo di un generoso atto di amore del generale romano che donò la metà del suo mantello di soldato a un povero freddoloso che chiedeva l’elemosina ai bordi della strada. Quel povero era Gesù e, da allora, a ricordo dell’episodio, torna sempre quel sole che scaldò il buon comandante per premiare il suo gesto. Ma non c’è solo san Martino di Tours, il protettore dei vinai, dei mariti infelici, dei cavalieri e dei poveri nel mese di novembre e grazie a Carlo Lapucci e al suo meraviglioso “Il Tempo senza orologi” (Nerbini, Firenze 2008) ne possiamo citare tanti altri:

1 nov. San Matarino: protettore degli epilettici
3 nov. Sant’Uberto: protettore dei cacciatori
4 nov. Sant’Amanzio: temporali e bufere
5 nov. S. Elisabetta: donne sterili
7 nov. Sant’Ernesto abate: malati di stomaco
9 nov. San Maturino: indemoniati
12 nov. San Giosafat: protettore contro l’epatite.
16 nov. Santa Gertrude: protettrice contro il diabete
18 nov. San Frediano: protettore dalle alluvioni
19 nov. San Fausto: sfortunati
27 nov. Santa Cecilia: musicisti, musicanti, organisti, fabbricanti di strumenti
29 nov. San Saturnino: mal di testa, timore della morte
30 nov. Sant’Andrea: pescatori, pescivendoli, cordai, macellai. Assiste chi ha la gotta, i crampi, e donne sterili.

Nelle veglie, dopo il rosario, si facevano dei giochi in famiglia: la tombola, il gioco dell’oca, il gioco del perché, a chi prima ride e, poi, il Mercante in fiera e Monopoli…
E, sempre novembre:

… alla cantina ti fa stare
e il mosto ti fa togliere dal tino:
nelle botti lo devi travasare
perché poi Marzo te lo renda in vino.
Semina ed ara nella valle e al piano
che il tardo seminare è sempre vano.

In campagna a novembre si ammazza il maiale (quando non si ammazza in dicembre o in gennaio o febbraio) secondo un “rito” raccontato in maniera cruda dai bambini della scuola toscana di San Gersolè (Cfr. "L’uccisione del maiale" in “I quaderni di San Gersolè” a cura di Rosa Maltoni) o comunque visibile nelle sequenze del meraviglioso film di Ermanno Olmi “L’Albero degli zoccoli”… e l’uccisione del maiale porta nella casa del contadino la ricchezza, infatti la carne del porco vien salata e si ricavano: salami, prosciutto, spalla, finocchiona, salcicce, lardo, ciccioli, pancetta, capo insaccato… perfino la pelle è buona per la cucina (chi non ricorda la “bontà” delle cotiche con i fagioli?) e il sangue con cui si cucinano i “roventini”, ovvero le migliacciole di sangue e formaggio, fritte nell’olio bollente… Insomma il porco sembra davvero non abbia nulla di cattivo come ci conferma Anton Francesco Grazzini detto “Il Lasca”:

O porco mio gentil porco dabbene
………………………………………………
Dal capo ai piedi, il sangue, insin la pelle
ci doni in cibo, in quanti modi sanno
teglie, stidioni, pentole e padelle.

Già… e chi non ricorda la bontà delle braciole di maiale cotte e mangiate con le rape nostrane e fagioli per cui, l’arguto villan ”… di tant’alto e nobile intelletto / che stupir fece il mondo e la natura” che “Mentr’egli visse fu Bertoldo detto / – che, ci assicura Giulio Cesare Croce – morì con aspri duoli, / per non poter mangiar rape e fagioli."
Ma, in detto periodo, non è da disdegnare neanche una buona polenta di farina mugellana con i tordi cantata dal “tenebroso” Olindo Guerrini detto Stecchetti:

I tordi più di trenta
in superba maestà
a seder sulla polenta
come turchi sul sofà.

E, poi, l’oca per San Martino – ricordo la grande esposizione che faceva il Grillo nella sua polleria nel Corso - le rape, la scarola, gli spinaci e le verze, le zucche, le castagne (ballotte e bruciate) che trovavi da Ruzzolo, dal Pecorini e dal Tattone e i primi marroni secchi. Il tutto innaffiato dal vino nuovo e dal vin dolce.


Pucci Cipriani

da "Il Galletto"
http://www.osteriaegiornale.it/2019/11/02/ricordi-mugellani-siamo-a-novembre-di-pucci-cipriani/

martedì 10 settembre 2019

SESSANTAMILA PERSONE PER DIRE NO AL GOVERNO DEL PARTITO DI BIBBIANO


Per tutto il centro di Roma una lunghissima, interminabile teoria di persone, gruppi di ragazzi con bandiere, uomini e donne, giovani e anziani, tante famiglie con i loro bambini, si dirigono verso piazza Montecitorio, pacificamente: le botteghe sono tutte aperte la gente continua il proprio tran tran quotidiano: "Quando ci sono queste manifestazioni — ci dice l'edicolante dal quale abbiamo acquistato "La Verità" — in genere la città è in assetto di guerra, i negozi chiusi... si vive un clima di paura... ma oggi sapevamo già che questa sarebbe stata una manifestazione senza incidenti, con le persone che si presentano a volto scoperto e non insultano la polizia e la gente..."
Tante persone, tantissime... nessuno se lo sarebbe aspettato: a Firenze-Prato pensavano di organizzare al massimo due pullman e ne sono, invece, partiti quattordici... qualcuno non ha trovato posto..
È gente che vuole andare in piazza per esprimere la propria rabbia, il proprio disgusto per una classe politica che non ha più ideali ma pensa solo a difendere la propria poltrona... coalizzandosi, ben sapendo — come ci insegnava a scuola la vecchia maestra — che non si possono sommare mele e pere.
Un'ammucchiata per mantenere la poltrona, ma anche per insabbiare il più grande scandalo della storia della Repubblica: quello di Bibbiano.
"Non mi alleerò mai — aveva sentenziato Di Maio — con il partito di Bibbiano, con quella gente che difende chi rapiva i bambini alle famiglie e li torturava con le scosse elettriche... per lucrarci sopra..."
Già, ma ieri, Di Maio e Del Rio, erano tutti "pane e ciccia" e si "covavano con gli occhi" quando Conte, l'allievo del cardinale comunista Silvestrini, in Parlamento — in discontinuità con se stesso — con il sedere al posto della faccia, consacrava al dio Baal questo mostriciattolo, in nome del "Nuovo Umanesimo", ispirandosi ai dettami della Gran Loggia Massonica. Intanto fuori migliaia e migliaia di voci, all'unisono, scandivano: "Buffone... buffone... buffone..." diretto al cameriere italiano della Signora Merkel, di Macron, delle Banche, dei Bildelberg, della Trilateral...
Ma quella fiumana di gente pacifica, oltre sessantamila, quelle persone, molte delle quali erano partite, con i loro zainetti e il pranzo al sacco, durante la notte per venire a manifestare in piazza, davanti al Parlamento, è stata bloccata e nessuno è potuto entrare in piazza Montecitorio: migliaia e migliaia di manifestanti non riescono ad accedere alla piazza, mentre il Signor Nessuno, in grisaglia, sta tenendo il suo discorso per chiedere la fiducia... la gente è accalcata dietro alle transenne e ai blindati della polizia (costretta ad eseguire gli ordini del nuovo regime che si ispira al veterocomunismo sovietico a cui evidentemente mira il Nuovo Ministro degli Interni il Ministro Lamorgese) e riempie, fino all'inverosimile piazza Capranica, piazza di Pietra, il Pantheon... i manifestanti sono accalcati... vorrebbero entrare e quando, dopo ore, si apre un varco la piazza si riempie subito di persone, ma anche le altre piazze sono colme di persone...
Parla Giorgia Meloni acclamata dalla folla che denunzia questo inciucio, la "Democrazia rubata al popolo italiano", poi è la volta di Matteo Salvini, accolto da un vero e proprio boato, mentre la gente scandisce il suo nome. "Matteo... Matteo... Matteo..."; l'ex Ministro leghista stigmatizza il tradimento del "Partito della poltrona" e, poi, dà appuntamento a tutti, a Roma, il 19 ottobre per una grande manifestazione, per rendere la parola e il voto al popolo italiano.
Altri oratori si alternano sul palco... ancora c'è una grande folla e, tra la folla, un sacerdote, don Marco, un giovane parroco toscano insieme a un gruppo di giovani... ha la bandiera della Vandea... gli domandiamo il significato: "È il simbolo della rivolta del popolo vandeano contro il Giacobinismo (comunismo) della Rivoluzione Francese... i vandeani furono tutti sterminati... ottocentomila morti, fu il primo genocidio della storia... donne e bambini compresi... e oggi sono qui a protestare perché questa gente ci ruba l'avvenire... sono i nuovi giacobini, il totalitarismo che avanza sotto e mentite spoglie del buonismo..."
Come dar torto a don Marco, attorniato dalla sua gente, come non condividere il suo pensiero?

Francesco Atria – Matteo Gozzi

lunedì 9 settembre 2019

INSEDIATO IL GOVERNO VOLUTO DAL MONDIALISMO MASSONICO


Ho letto, in questo periodo, tutte le "ricostruzioni" e le "dietrologie" fatte sulla caduta del Governo gialloverde (Lega + M5S) e sulla costituzione del nuovo Gabinetto (è proprio il caso di scriverlo!) giallorosso (Partito Di Bibbiano PD + M5S) e, sinceramente, anch'io, in un primo momento, avevo pensato che Salvini — il cui gesto controcorrente di aver mostrato il S. Rosario e di aver affidato l'Italia al Cuore Immacolato di Maria ha conquistato il cuore di tutti i cattolici degni di questo nome, facendo perdere la bussola ai cattocomunisti — fosse stato colto da un attacco di megalomania quando, presentandosi in brache al Papete, praticamente, annunziò la fine del Governo Lega + Cinque Stelle... e, non lo nego, anch'io pensai che quel gesto fosse stato dettato più che da considerazioni politiche da un'occulta suggeritrice con radici — e che brutte radici! — in Firenze in quanto anche la Sacra Bibbia afferma che "attrae più un capello di femmina che un paio di bovi"... Sì, pensai veramente che il Macellaio fiorentino, ras indiscusso di Forza Italia, che aveva fatto, volutamente, perdere per un ventennio la Destra sia alla Regione Toscana che al Comune di Firenze avesse messo la sua "zampaccia" anche in questo frangente.
Ma Salvini — al quale, ripeto, noi cattolici dobbiamo gratitudine per aver rivendicato i nostri simboli religiosi e per aver mandato in tilt la vergognosa "sciarada" dei prelati della CEI — potrà o meno rimanere simpatico, ma nessuno oserebbe dire che sia uno sprovveduto e quindi, secondo me, aveva messo in conto il fatto che non saremmo andati a nuove elezioni, come il buon senso, avrebbe consigliato, ma che — grazie ai cascami di questo "parlamentarismo" — i partiti rimasti senza poltrona (e senza elettori) si sarebbero coalizzati e avrebbero fatto barricate pur di non andare al voto e alla vittoria della Lega... per restare con il sedere attaccato alle poltrone. Se i capponi potessero votare alla vigilia di Natale, sicuramente non voterebbero per andare in pentola!
E, infatti, per la quarta volta, i comunisti del Partito di Bibbiano, sono andati al potere dopo essere stati sonoramente "trombati": Letta, Renzi, Gentiloni e adesso Conte.
Eppure "tutti" intonano il "Crucifige" a Salvini a cominciare dai componenti del circo equestre di sempre: da Saviano fino a Gad Lerner che gioisce per il fatto che "Salvini si è impiccato da solo" (forse rimpiangendo di non potere esser stato lui il boia), per arrivare al giornale clerico-bibbianese "Avvenire" e a un Carneade in sedicesimo, tal Fabio Sanfilippo, caporedattore di RAI 1 e, quindi profumatamente pagato con i nostri soldi, il quale — evidentemente incoraggiato dallo sport del "Tiro al Salvini" che sembra accomunare tutto il rigurgito delle fogne del cattocomunismo che con il blocco dell'immigrazione clandestina e delle ONG si sono viste sfuggire milioni e milioni di introiti mafiosi — non solo invita al suicidio il benemerito ex Ministro dell'Interno ma lo assicura (in questo esponendo anche il programma di "rieducazione", in serbo per noi, del PD-Partito di Bibbiano) che "sua figlia (sei anni n.p.c.) avrà tempo di riprendersi. Basta farla seguire da persone qualificate" che, evidentemente, andranno ricercate tra gli adepti della setta del guru Foti e di quelle Assistenti sociali e psicologhe, insomma degli orchi rossi che falsavano la realtà, rapivano i bambini, torturandoli con le scosse elettriche, per affidarli a "Case famiglia" e a coppie LGTB, per rieducarli in quanto figli o figlie di "maschilisti" o "persone non controllabili"...
Ecco questo Fabio Sanfilippo, evidentemente oltre che fanatico, poco intelligente, ha dimostrato le intenzioni di questa nuova compagine governativa.
E sia chiaro a tutti il Governo non l'ha fatto cadere Salvini come ora stanno blaterando anche i falsi amici, i "guastatori" di Forza Italia — Alessandro Sallusti, direttore de "Il Giornale" e cameriere in servizio permanente effettivo della famiglia Berlusconi ci ha deliziato per un anno intero con i suoi editoriali leccaculisti che, ora con minacce, ora con blandizie, invitavano Salvini a lasciare il governo gialloverde — è caduto per il volere del Mondialismo Massonico che nel professor Conte, che si è messo in discontinuità con se stesso, e nel suo "Nuovo Umanesimo" di chiara marca massonica, ha il suo punto di riferimento. Il Governo gialloverde è caduto dunque per volere della BCE, della Bundesbank, di Soros, del Presidente Macron e del Cancelliere Angela Merkel, per volere del cattocomunismo bergogliano, della Massoneria in sintonia con questo Papa argentino, per volere del Bildelberg e della Trilateral, per volere di Ursola von der Leyen, la deputata abortista, favorevole alle adozioni sodomitiche... votata in Parlamento Europeo dalle Sinistre, dai 5 Stalle e da Forza Italia, contro il volere del popolo europeo che aveva chiesto davvero "discontinuità".
Sabino Cassese, Giudice emerito della Corte Costituzionale, sodale e "ispiratore" delle riforme istituzionali (trombate sonoramente) del Bullo fiorentino Matteo Renzi che ha voluto (dopo averlo avversato violentemente) l'inciucio tra PD e 5 Stalle, conferma quello che ho affermato in questo articolo: con questo Governo-inciucio, non voluto dal popolo "vanno in soffitta le idee antieuropeiste. L'Italia — scrive Cassese sul "Corriere della sera" dell'8 settembre 2019 — l'Italia non batterà i pugni sul tavolo a Bruxelles: passa direttamente da Paese anti-Europa a Paese europeista. Il segno è dato dai primi atti: lo scambio con Bruxelles , di Roberto Gualtieri che lascia la presidenza della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo per diventare ministro dell'Economia e delle finanze."
In altre parole il Cassese informa che l'Europa ha voluto garantirsi esigendo che, in Italia, al più importante ministero andasse un "adepto della setta" il professore comunista Roberto Gualtieri... per indicare, appunto, la discontinuità tra l'alleanza di due partiti (Lega e Cinque Stelle) che aveva come, unico collante, la lotta alle lobby e ai potentati europei... finché anche i 5 Stelle, al pari delle Sinistre e del partito delle escort di Berlusconi, non si sono allineati con i "poteri forti".
Insomma come chiosa un importante esponente della Chiesa cattolica, non allineato all'andazzo cattocomunista bergogliano, l'arcivescovo di Czestochowa S.E. Mons. Novak: "Ho l'impressione che in Italia sia nato un governo non del popolo e per il popolo, ma contro qualcuno... Dico che va contro qualcuno — prosegue il Presule Polacco — in quanto, mi par di capire, nasce in opposizione a chi cercava di fare qualcosa per la gente e per gli italiani, per esempio, proteggere, come è giusto, i confini. In Europa serpeggia un neocomunismo sotterraneo ispirato a una visione massonica."
Meglio non si poteva dire. Un neocomunismo con visione massonica che ci porterà al consolidamento del cambiamento antropologico voluto dal precedente governo Renzi, come proclama solennemente Monica Cirinnà su facebook: leggi di morte (fine vita - eutanasia), falsi "diritti", gender nelle scuole, adozioni sodomitiche, utero in affitto e porcherie simili... insomma una società "liquida" e totalitaria dove perfino il linguaggio diventa orweliano (lo "psicolinguaggio") e dove l'Ordine dei giornalisti impone ai suoi iscritti di partecipare a lezioni di buonismo (leggi: lavaggio del cervello)... mentre il Parlamento approverà (dopo aver tolto di mezzo i "Decreti sicurezza" e la sacrosanta legge sulla legittima difesa) la patrimoniale, l'aumento delle tasse, la fine della proprietà privata e la legge sulla Transfomofobia ovvero la legge che impedirà ai cattolici di proclamare la loro dottrina. Per volere del Mondialismo Massonico... con la benedizione del Vaticano.
Esprimiamo dunque il nostro "grazie" e la nostra riconoscenza a Salvini che, oltretutto, ha fatto venire allo scoperto i topi di fogna e ci ha chiaramente indicato i nemici da combattere. Con l'aiuto del Signore e della Vergine Santissima al cui Cuore Immacolato affidiamo le nostre persone e la nostra Patria.
Pucci Cipriani