lunedì 2 marzo 2020

La Resistenza della "Fedelissima" Civitella del Tronto (di Pucci Cipriani)


"La nostra Patria sono i nostri villaggi, i nostri altari, le nostre tombe, tutto ciò che i nostri padri hanno amato prima di noi. La nostra Patria è la nostra Fede, la nostra terra. Ma la loro patria, cos'è? Lo capite voi? Vogliono distruggere i costumi, l'ordine, la Tradizione. Allora che cos'è questa patria che sfida il passato, senza fedeltà, senza, senz'amore? Questa patria di disonore e irrilegione? Per loro la patria sembra non sia che un'idea; per noi è una terra. Loro ce l'hanno nel cervello: noi la sentiamo sotto i nostri piedi, è più solida. E' vecchio come il diavolo il loro mondo che dicono nuovo e vogliono fondare sull'assenza di Dio. Si dice che noi siamo i fautori delle vecchie superstizioni...Fanno ridere! Ma di fronte a questi deoni che rinascono di secolo in secolo, noi siamo la gioventù, signori! Siamo la gioventù di Dio. La gioventù della fedeltà"
François Athanase Charette de la Contrie
Comandante vandeano


La Resistenza della "Fedelissima" Civitella del Tronto è la più bella e commovente  pagina dell'Antirisorgimento perché scritta col sangue da un pugno di uomini, soldati e sudditi fedeli a Re Francesco (Dio guardi!), che si opposero, sacrificando la loro vita,  all'invasione massonico rivoluzionaria e alla ferocia belluina di un esercito invasore di fronte al quale impallidisce la ferocia nazista...
E anche quest'anno 2020, domenica 15 marzo, saliremo alla Rocca per far garrire di nuovo, ai piedi del Gran Sasso coperto di neve, il vessillo biancogigliato che ancora sventolava quel mattino del 20 marzo 1861 sull'ultima cinta muraria, quando aperta "Porta Napoli" da mani traditrici — quante volte quelli che si fanno scudo del "Non mi arrendo", ma non nel cuore, sono i primi a tradire con fellonia!) — quelle stesse mani che, in precedenza, avevano combattuto a Civitella, forse covando già nei loro cuori il tradimento...
Non so se ricordate la lettera di Guareschi a don Camillo, apparsa su "Italia in graticola", dove il prete viene esortato a "non mollare!" e a resistere di fronte alle innovazioni liturgiche del Concilio  e alla nuova Messa di Lutero; forza!, dice Giovannino a don Camillo, raccogli tutto la il tuo "armamentario" e, nella Cappellina del Filotti, continua a celebrare la nostra Messa, la stessa Messa che celebrò Gesù nell'ultima cena, la Messa di sempre e di tutti: "Coraggio don Camillo quando i generali tradiscono c'è bisogno dei semplici soldati..."
E quando il Comandante Giovine, dimenticando il suo passato eroismo, tentò di arrendersi al nemico, furono i soldati semplici e i "cafoni" —  i quali si erano recati a Civitella per difendere le loro famiglie, le loro case, i loro averi, la propria identità e loro Patria come la intendeva Monsieur Charette, come la intendono gli uomini della tradizione — che si ammutinarono e che rinchiusero il loro capo in prigione. Lo stesso fecero con il vile Ascione che, fuggito nottetempo, aprì, ai lanzichenecchi tricolorati invasori, Porta Napoli. Fu il Sergente Messinelli, l'eroe di Civitella, a prendere il Comando della Piazza.
Loro volevano combattere, spes contra spem, e così non si arresero neanche ai messaggeri di Re Francesco (Dio guardi!) che comunicavano la resa di Gaeta e, poco dopo, quella di Messina, ma fecero garrire al vento, mentre si levava "nel sole" una triste canzone di guerra,  quel vessillo gigliato e ricamato in oro, mandato dalla Regina Sofia la quale, come loro, aveva combattuto sugli spalti della Cittadella di Gaeta, sfidando le pallottole nemiche e il "feral morbo", il colera.
La sorte degli ultimi difensori di Civitella del Tronto, era ormai segnata, dopo le stragi di Casalduni e Pontelandolfo, dopo le fucilazioni di massa, dopo i rastrellamenti e le uccisioni, con processo sommario, dei così detti "briganti" e dei loro "manutengoli"... che talvolta erano poveri pastorelli che avevano un pane intero nella saccoccia... troppo per un bambino e dunque sospetto di aiutare i "briganti" e fucilato, perché "manutengolo"...
Del resto il Generale Pinelli, quello che aveva fatto fucilare una coppia di giovani sposi —  intimando loro, durante l'esecuzione di cantare "Fratelli d'Italia" — che lo avevano ospitato in casa, in quanto, nottetempo, aveva trovato nella cantina, dove, ebbro di vino, si era recato a far scorta di bottiglie, una vecchia oleografia dei Reali Napolitani... poi il 3 febbraio il Pinelli, come se ce ne fosse stato bisogno, dopo alcune "sortite" dei valligiani che appoggiano la Resistenza lealista di un pugno di uomini coraggiosi, getta davvero la maschera ed emana il famigerato bando che suscitò l'orrore e l'indignazione di tutte le Cancellerie Europee che guardavano con ammirazione l'eroismo dei soldati borbonici e dei civitellesi: "Ufficiali e soldati! Un branco di questa progenie di ladroni ancora si annida fra i monti,  correte a snidarli e siate inesorabili come il destino. Noi li annienteremo, e schiacceremo il sacerdotal vampiro che con le sozze labbra succhia da secoli il sangue dell'Italia nostra, purificheremo col sangue e col fuoco le regioni infettate dall'immonda sua bava..."
Perfino il Cavour fu costretto ad allontanarlo — seppur per poco — dal comando e sostituirlo con un altro, un cialtrone disertore dell'esercito napoletano passato, "compro con oro", al nemico: il Generale Luigi Mezzacapo che su Civitella scatena l'inferno. Da quel giorno ben ottomila bombarde colpirono la Cittadella e quando fu aperta Porta Napoli, finalmente entrarono il 20 maggio alle 11 del mattino del 1861 i bersaglieri con tutto lo Stato Maggiore e la fanfara — sulla Piazzaforte sventola ancora il vessillo biancogigliato dell'onore e della fedeltà — e il Mezzacapo provvede immediatamente a far arrestare e a fucilare a Porta Napoli il Comandante la Guarnigione il Sergente Angelo Messinelli e il Capo della Resistenza Sopito di Bonaventura, rei di non essersi arresi e di aver continuato a combattere per il loro Re. Niente processo ma solo questa frase in un telegramma inviato a Cavour: "Ho creduto di dover dare un pronto esempio facendoli fucilare!"
Poi fu la volta del Cappellano militare padre Leonardo Zilli da Campotosto, francescano... Animo grande e cuore generoso, il padre Leonardo ogni giorno celebrava davanti alla truppa la S. Messa e dava la Sacra Particola ai soldati che andavano così, sereni, a pugnare per la propria Patria. Non si risparmiò mai il buon padre Zilli e, mentre portava conforto ai malati e ai moribondi, andava da una parte all'altra per incoraggiare combattenti e popolani, per persuadere, con parole di fuoco, a non cedere di fronte agli assalti del nemico, né alle loro minacce, né alle loro promesse, né a tutti gli inganni che tendevano per convincere alla resa: "La setta massonica — ripeteva il francescano — è colpevole delle sventure italiane, nemica della Religione e del Papa, apportatrice, con le nuove idee materialiste, di inganni, di corruzione, di catastrofi future per l'Italia e per il mondo intero".
Fra' Leonardo Zilli fu fucilato alla schiena e gli fu negata — ultima infamia dei "Fratelli d'Italia" — l'Eucarestia.
Poi i volgari assassini continuarono a fucilare senza pietà anche nei giorni successivi.
I soldati superstiti furono portati ad Ascoli Piceno e, da lì, nelle prigioni piemontesi e nel Lager (anche in questo caso i nazisti arrivarono dopo i Savoia) di Fenestrelle dove perirono miseramente.


Pucci Cipriani

venerdì 31 gennaio 2020

Controrivoluzione n. 130




Editoriale:
A CINQUANT’ANNI DALLA RIFORMA. LA TUNICA STRACCIATA
di Pucci Cipriani

LA FEDELTÀ DELLA CITTÀ DI ROMA ALLA MESSA DI SEMPRE
di Roberto de Mattei

L’ALTRA FACCIA DELLA POLITICA
di Giovanni Tortelli

DALLA NEGAZIONE DELL’ORDINE NATURALE ALL’ABERRAZIONE DEL FORTETO: IL FILO ROSSO DELLA SINISTRA
di Lorenzo Gasperini

A COSA MIRA LA DEPORTAZIONE AFRICANA
di Patrizia Fermani

MARIA SOFIA DI BORBONE, Una resistenza aspra e impietrata, abitando l’esilio
di Fulvio Izzo

TESTIMONIANZE LETTERARIE SU “BRANDA” E GIACOBINI, IN PIEMONTE NEGLI ANNI 1798-1801
di Dario Pasero

INTERVISTA A SERGIO PIETRACITO. Presidente dell’Associazione vittime del Forteto
di Francesco Atria

Recensioni

martedì 28 gennaio 2020

XXXIII INCONTRO DELLA TRADIZIONE CATTOLICA (13, 14 e 15 marzo 2020)


XXXIII INCONTRO DELLA TRADIZIONE CATTOLICA
DELLA “FEDELISSIMA” CIVITELLA DEL TRONTO


Venerdì 13, Sabato 14 e Domenica 15 Marzo 2020


Nel centocinquantesimo anniversario della Difesa della Civiltà Cattolica
a Porta Pia contro l’invasione massonica e rivoluzionaria.



Convegno su:


L’APOSTASIA NELLA CHIESA

E NELLA SOCIETÀ



“Certamente da quando questa Nostra nobile Città , per volere di Dio, fu presa con la forza delle armi, e assoggettata al governo di uomini che calpestano il diritto, e sono nemici della religione, per i quali non esiste distinzione alcuna fra le cose divine ed umane, non è trascorso quasi giorno alcuno, che al nostro cuore, già piagato per le ripetute offese e violenze, non s’infliggese una nuova ferita (...) chiunque conosce il carattere, gli obiettivi ed il proposito delle sette, sia che si chiamino massoniche, sia che si chiamino con qualsivoglia altro nome, e li paragoni al carattere, al modo, e all’ampiezza di questa guerra, da cui la Chiesa è assalita quasi da ogni parte, non potrà certamente dubitare che questa calamità non non si debba attribuire alle frodi ed alle macchinazioni di quelle sette. Da esse infatti è formata la sinagoga di Satana, che ordina il suo esercito contro la Chiesa di Cristo.”


(Enciclica “Etsi multa” del Sommo Pontefice Pio IX - Data in Roma presso San Pietro, il 21 novembre 1873, anno ventottesimo del Nostro Pontificato)




Da oltre quaranta anni noi veniamo a Civitella del Tronto, la “Fedelissima” cittadina abruzzese, per ricordare i caduti della eroica difesa di questa fortezza, ultimo baluardo del Regno delle Due Sicilie, e tutti i Martiri della Tradizione. Quest’anno si svolgerà il XXXIII Incontro dottrinale della Tradizione cattolica, in occasione del centocinquantesimo anniversario della Difesa della Civiltà cattolica a Porta Pia, contro l’invasione massonico rivoluzionaria.
I nostri Incontri hanno come costante la lettura alla luce della Rivelazione di tutti gli eventi storici e la consonanza con coloro che della Tradizione sono stati e sono alfieri fedeli, a cominciare, in campo religioso, dalla Fraternità San Pio X — della quale ricorre quest’anno il cinquantennale della sua fondazione — che in tutti questi anni ha assicurato la celebrazione della S. Messa cattolica nel rito romano antico, la Messa di sempre e di tutti.
In questi tempi drammatici di apostasia nella Chiesa ci affidiamo a Maria Santissima nemica di ogni eresia e all’intercessione di san Pio X e del Beato Pio IX.


Sono stati invitati come oratori:
Onorevoli: Fabrizio Di Stefano - Vito Comencini - Jovan Palalic (Serbia)
Professori: Massimo de Leonardis - Roberto de Mattei - Carlo Regazzoni - Carlo Manetti - Cristina Siccardi - Patrizia Fermani - Andrea Sandri - Francesco Casalena - Lorenzo Gasperini - Alessandro Elia.

Sono stati invitati per comunicazioni: Virginia Coda Nunziante - Ascanio Ruschi - Marco Solfanelli - Andrea Asciuti - Giulia Bianco e Filippo Bianchi.

lunedì 27 gennaio 2020

Il Programma del XXXIII INCONTRO DELLA TRADIZIONE CATTOLICA

XXXIII INCONTRO DELLA TRADIZIONE CATTOLICA
DELLA “FEDELISSIMA” CIVITELLA DEL TRONTO


Venerdì 13, Sabato 14 e Domenica 15 Marzo 2020

Convegno su:

L’APOSTASIA NELLA CHIESA
E NELLA SOCIETÀ


PROGRAMMA

Venerdì 13 marzo (Hotel Fortezza)
Ore 18:30 - S. Messa in rito romano antico “ad memoriam” di Nicolino Di Felice e Antonio Diano
Ore 21:30 - “Via Crucis” con fiaccole per le vie di Civitella del Tronto Ore 22, 30 - Benedizione nella piazza di Civitella.

Sabato 14 marzo (Hotel Fortezza)
Ore  9:00 - S. Messa in rito romano antico “ad memoriam” di Jean de Viguerie e Mario Sossi
Ore 10:00 - Inizio dei lavori con il canto del “Salve Regina”
Ore 13:00 - Fine dei lavori e inizio pranzo
Ore 15:30 - Inizio dei lavori
Ore 20:00 - Termine dei lavori con il canto del “Credo”

Domenica 15 marzo (Hotel Fortezza - Rocca della “Fedelissima”)
Ore 10:00 - S. Messa solenne in rito romano antico “ad memoriam” dei Martiri della Tradizione
Ore 11:00 - Partenza della processione verso la Rocca con recita del S. Rosario. Nella Piazzaforte della “Fedelissima” Civitella del Tronto Alzabandiera con il canto del “Christus vincit” — Ricordo dei Caduti della Tradizione (Massimo de Leonardis)—  Saluto alla voce (Pucci Cipriani) — Presso la chiesa di S. Jacopo alla Rocca, Benedizione del Sacello contenente le spoglie dei caduti nella difesa di Civitella.
Ore 12:00 - Visita alla Rocca e al Museo di Civitella del Tronto.
Ore 13:00 - Riunione conviviale presso Hotel “Fortezza” e Arrivederci al 2021!

Verranno esposte durante il Convegno tre opere del Maestro Giovanni Gasparro che sarà presente durante i tre giorni dell’Incontro.
I titoli delle relazioni e gli oratori verranno resi noti nella prossima circolare.
Le S.S. Messe saranno celebrate dal nostro cappellano M.R. don Mauro Tranquillo, FSSPX

domenica 26 gennaio 2020

Accoglienza al XXXIII INCONTRO DELLA TRADIZIONE CATTOLICA

XXXIII INCONTRO DELLA TRADIZIONE CATTOLICA
DELLA “FEDELISSIMA” CIVITELLA DEL TRONTO

Venerdì 13, Sabato 14 e Domenica 15 Marzo 2020


ACCOGLIENZA
(hotel convenzionati)

Hotel Fortezza
Tel. 0861/91321 – fax 0861/918221
Camera Singola € 40,00 a notte (prima colazione inclusa).
Camera Matrimoniale € 50,00 a notte (prima colazione inclusa).
Camera Tripla € 60,00 a notte (prima colazione inclusa).
Camera Quadrupla € 70,00 a notte (prima colazione inclusa).

Tutti i pasti si terranno presso l’Hotel Fortezza (sede dei lavori).
Questi i prezzi:
Cena Venerdì 13 Marzo € 25,00 a persona
Pranzo Sabato 14 Marzo € 20,00 a persona
Cena Sabato 14 Marzo € 20,00 a persona
Pranzo Domenica 15 Marzo € 20,00 a persona


Hotel Zunica
Tel. 0861/91319 – fax 0861/918150
Camera Doppia uso singola € 60/notte
Camera Matrimoniale € 90/notte
Camera tripla (matrimoniale + letto aggiunto) € 105/notte


Hotel Miami (Villa Lempo - Fraz. di Civitella del Tronto)
Tel. 0861 919183
Camera singola € 45/notte
Camera Matrimoniale uso singola € 50/notte
Camera matrimoniale € 65/notte Le colazioni sono incluse.



Note importanti:

I giovani che non abbiano superato il 27° anno di età e gli studenti universitari, potranno usufruire di un trattamento di favore: per i tre giorni — pernottamento e consumazione pasti all’Hotel Fortezza, tutto compreso (cena e pernottamento del venerdì — prima colazione, pranzo, cena e pernottamento del sabato — prima colazione e pranzo della domenica) a soli Euro 75,00 €.

In tal caso la prenotazione non va fatta all’albergo ma direttamente al Direttore di “Controrivoluzione” 333 9348056 - pucciovannetti@gmail.com o all’Avv. Ascanio Ruschi avv.ruschi@libero.it - Cell. 349 4657869

Tutti coloro che non rientrino nella categoria dovranno prenotarsi direttamente agli alberghi, tenendo presente che i lavori del Convegno si svolgeranno all’Hotel Fortezza.

lunedì 11 novembre 2019

LA VERITA' SULLA PIMENTAL FONSECA E IL GIACOBINISMO A NAPOLI

Cari amici,
Il quotidiano "La Verità" (che caldamente raccomandiamo ai nostri lettori) è divenuto per noi un simbolo, un distintivo di anticonformismo in questo squallido panorama di asservimento a un regime "rosso" che, con un "golpe" si è insediato e sta torturando gli italiani.
Per questo motivo siamo rimasti molto male quando, la scorsa settimana, è stato pubblicato un articolo "antistorico" sul Regno di Napoli e sulla dinastia Borbone intriso del più vieto giacobinismo da sempre utilizzato dalle sinistre nostrane per demonizzare il popolo napoletano.
Pensiamo di fare cosa gradita ai nostri lettori nel pubblicare la lettera che lo storico e scrittore professor Gennaro De Crescenzo ha inviato al Direttore de "La Verità".
Pucci Cipriani

PS: Ciascuno di voi potrà scrivere a "La Verità" in difesa della Tradizione del popolo Duosiciliano lettere@laverita.info oppure "La Verità" Via Vittor Pisani, 28 - 20124 Milano





Gentile direttore,
conoscendo il suo giornale e i suoi lettori (diversi sicuramente quelli cattolici e tradizionalisti) ci ha sorpreso molto l'intera pagina dedicata a Eleonora Pimentel de Fonseca secondo gli schemi della storiografia e della retorica giacobina più diffusa soprattutto nei salotti della sinistra radical-chic italiana spesso ostile (più o meno come nel 1799) agli interessi e ai sentimenti del "popolo basso".
 La "pasionaria napoletana", infatti, secondo l'articolista Alessandra Necci, sarebbe stata "vittima della vigliaccheria Borbone" (frase ambigua anche dal punto di vista grammaticale) e sarebbe stata impiccata ma (è scritto nello stesso articolo) anche decapitata.
 Al di là  della forma e al di là di una cristiana pietà  per i protagonisti di quelle tragiche vicende, però, nell'articolo mancano molte verità. Manca il racconto di quello che realmente fu il 1799 a Napoli: in cinque mesi di repubblica napoletana francesi e giacobini (altro che "ideali libertari") massacrarono oltre sessantamila napoletani/meridionali di parte cristiana e borbonica e lo attesta il generale Thiébault nelle sue memorie ("Napoli era un immenso campo di sterminio, tutto fu bruciato") e lo attestano tante cronache del tempo o stampe e quadri come quello di Taurel con il popolo incalzato dalle truppe transalpine, donne, bambini e preti calpestati.
 Oltre ottomila quelli massacrati nei tre giorni dell'arrivo dell'esercito francese grazie all'aiuto dei giacobini ("donna Eleonora" in prima linea) che cannoneggiarono il (proprio) popolo dal forte di Sant'Elmo.
 "Traditori della patria napoletana, pronti ad aprire le porte allo straniero" . li definirà lo stesso (repubblicano) Giuseppe Mazzini (manoscritto presso il Museo del Risorgimento di Roma). E sia Mazzini che il generale francese Championnet definirono "eroi" i popolani napoletani difensori di Dio, Patria, Re e Famiglia così come in Spagna pittori come Goya definirono eroici i popolani difensori della Spagna contro lo stesso esercito francese (nei "Disastri della guerra" il ritratto di corpi straziati). E allo stesso modo dovrebbero essere definiti i "controrivoluzionari" veneti o toscani e del resto dell'Italia e dell'Europa.

Per non dire delle opere d'arte già  timbrate e avviate in lunghe carovane verso Parigi, compreso "tutto ciò  che è¨ stato trovato o sarà  trovato sotto gli scavi di Pompei" (bando del commissario dell’ esercito francese  Faypoult). Quella repubblica nata contro i valori cristiani, "alberi della libertà " al posto delle Croci, tradizioni e valori offesi e cancellati, iniziò nel sangue e finì nel sangue con le condanne di un centinaio di quei famosi "martiri" giacobini che - secondo le leggi applicate in tutto il mondo a quel tempo - purtroppo furono condannati a morte,  ma da oltre due secoli sono celebrati (a differenza di quei popolani) con strade, piazze, scuole, saggi, film e romanzi magari belli e romantici ma tutt'altro che corretti ed imparziali sul piano storiografico.
 E continuano magari ad essere celebrati con intere paginate di giornale che ignorano l'altra storia e fonti diverse, elementi che un giornale spesso alternativo alla cultura "ufficiale" come “La Verità”  non dovrebbe ignorare.

Prof. Gennaro De Crescenzo

sabato 2 novembre 2019

Ricordi mugellani – Siamo a novembre (di Pucci Cipriani)

Io son novembre che porta la bruma,
spacca la legna ed il giorno consuma
ammazzo l’oca, spoglio le fronde,
porto acqua ai fossi e la neve al monte.
E piango i Morti finché San Martino
riporta il sole e il fiasco del vino;
ma Caterina di neve è già bianca
e Sant’Andrea mette al fuoco la panca.


Il trentuno ottobre a sera, ovvero il giorno della vigilia dei Santi, a due giorni dalla commemorazione dei defunti, a sera, nel mio paese e, senz’altro, in tutto il mondo occidentale, si celebra una strana “festa” pagana, di origine celtica, che ha assunto nel XX Secolo, prima negli Stati Uniti e, poi, in Europa, forme macabre, commerciali e del peggior “consumismo”: bambini e bambine vestite da streghe, maghi, diavoli, vampiri, scheletri che girano – accompagnati, il più delle volte, dalle “mammine” anche loro vestite da streghe – che si recano, urlanti, di casa in casa, di palazzo in palazzo, recitando la formuletta ricattatoria “trick – or – treat” (= dolcetto o scherzetto) – e gli adulti, per non essere da meno dei ragazzi, festeggiano anche loro, nelle discoteche, con musiche assordanti e con scenari macabri questa festa “laica” della “morte”, legata all’occulto, che mosse i suoi passi, con il protestantesimo, nei Paesi Anglosassoni, dopo che, nell’Ottocentoquaranta, Gregorio IV introdusse la festività di Ognissanti…
Insomma il ricordo dei morti (2 novembre) viene sostituito dal cattivo gusto delle “mascherate”; i silenzi del raccoglimento e della preghiera vengono travolti e calpestati dal volume assordante della musica discotecara… e tutto questo, potrebbe sembrare un gioco quando, però, non si aggiungano le “visite notturne profanatrici ai cimiteri”, il rock satanico, le “notti esoteriche”, quando il ballo si trasforma in un “ponte” tra i ragazzi e l’occultismo… il Wicca… l’esoterismo… il satanismo…
Ma lasciamo Halloween a questo mondo dove le “nuove solitudini” portano a vivere “il vuoto interiore” e ritorniamo ai nostri “amarcord”, ai nostri anni verdi, quando, in questo periodo, le famiglie seguivano queste “feste” religiose (i Santi e i Morti) che si legavano – in un festoso “ponte” – a una festività civile e patriottica, il 4 novembre, l’anniversario della Vittoria.
Poi pensò il Capo “cattolico” di un Governo, l’onorevole Andreotti, nel 1977, a togliere – non in nome del Cristo, ma di un dio pagano, Mammone, che vedeva nelle feste cattoliche un’inutile perdita di tempo e di… ore lavorative – le maggiori festività cattoliche: l’Epifania, San Giuseppe, l’Ascensione, il Corpus Domini, la Solennità di San Pietro e Paolo e, già che c’era, tolse anche la solennità civile del 4 novembre di modo che non si potesse più saldare con il “ponte” le tre feste per cui insieme al 4 novembre, praticamente, fu abolita anche la “festa dei morti”… Sì, oggi, parlare di morte disturba, non è da persone educate, la morte un tempo veniva “esorcizzata”, accettata come un evento “collettivo”, familiare… si moriva in casa, molte volte attorniati da figli e nipoti; cristianamente la salma veniva lasciata in casa dove si allestiva la “Camera ardente”, i parenti e gli amici assicuravano preci e portavano fiori, i familiari portavano il lutto (la fascia nera al braccio o un nastro o bottone nero all’occhiello della giacca). Oggi si muore in perfetta solitudine, nelle camere asettiche dell’ospedale, lontani da parenti e amici e la salma non viene portata a casa ma in una cappella mortuaria, perché la vista della morte crea imbarazzo e… paure nei bambini, in quegli stessi bambini, che in televisione, vedono scene sanguinolenti e oscene, come infatti scrive lo scrittore mugellano Tito Casini: “… in molte case… si gira, nell’ora già del rosario, quella chiavetta e, cessata pur la conversazione, indispensabile alla convivenza domestica, scene d’impudicizia e suoni barbarici occupano per tutta la sera occhi e orecchie, drogando e deformando anime e cervelli. La corona non lega, non regge, non presidia più, oggi, la famiglia, e la famiglia è, oggi, quello che è. E la Chiesa? La Chiesa, la grande famiglia dei credenti, è anch’essa, oggi, quello che è…”. (Cfr. Tito Casini, “Il Rosario”, Ed. Pucci Cipriani, Firenze 1973)
E non eravamo ancora nell’era di Internet!
Il giorno dei morti al mio paese le famiglie si recavano, con i bambini – che intanto prendevano confidenza con “sorella Morte” – al cimitero della Misericordia dove, verso le 10:30, arrivava il corteo funebre preceduto dalla Crocebanda con i fratelli della Misericordia, in cappa nera, torce e buffa, insieme al pievano che, indossava un piviale nero… arrivavano al cimitero cantando quella laude che parlava di morte, di pene, di sofferenza tra le fiamme, ma anche di speranza, di salvezza:

Pe’ nostri fratelli
afflitti e piangenti
Signor delle genti
perdono e pietà!
………………………………………….
Finché da quel fuoco
saranno risorti
Signor dei tuoi morti
perdono e pietà!

A scuola il pievano, don Gino Bonanni, ci spiegava che potevamo aiutare le anime del Purgatorio: “Possiamo soccorrere e anche liberare le anime dalle pene del purgatorio con i suffragi, ossia con preghiere, indulgenze, elemosine e altre opere buone, e soprattutto con la Santa Messa”… poi ci raccomandava la visita ai cimiteri nel giorno dei morti, mentre la maestra Ida Pini ci faceva mandare a memoria la poesia:

Nel giorno sacro ai morti
io pregherò Gesù
perché con sé li porti
nel Regno suo, lassù.
Il Regno del Signore
tutti ci accoglierà:
pace, bellezza, amore,
beata eternità.

In quelle, in genere, fredde giornata novembrine (“Per i Santi, manicotto e guanti” recitava il proverbio) si ripetevano, tali e quali, i secolari riti delle funzioni del giorno dei Santi e della visita e della benedizione delle tombe il giorno dei morti, come ce li descrive in un suo giovanile Diario del 1930 il borghigiano Mons. Carlo Celso Calzolai: “Ognissanti. In pieve sono esposte le reliquie. Dopo pranzo fanno il catafalco di lusso a tre piani. Tutti vanno a ornare le tombe. In chiesa si sente odore di naftalina: hanno tirato fuori i cappotti. In tutte le case si prega per i morti. Si ricorda la nonna, il nonno e il babbo. Erano tanto buoni. Si rivedono per le stanze. A notte si aspetta il suono della campana delle nove. Ci ricorda la buona notte ai nostri morti. Ci accompagnerà fino a carnevale, tutte le sere. In qualche casa si festeggia col gioco del “rocchio”. La nonna, ciondoloni al camino, mette un rocchio di salciccia; chi primo sentirà la campana lo vince. I Morti. Al mattino benedicono il cimitero della Misericordia, verso mezzogiorno (…). Vengono persone da Firenze che mettono sulle tombe fiori. Che costano tanto. Vengono dalla Riviera. Dopo pranzo subito, si benedice il cimitero del Comune. Le campane mettono tristezza con tutto il dan dan. Fanno piangere. Il 4 novembre si porta la corona al Monumento. Suona la fanfara. Montano la guardia." (Carlo Celso Calzolai, “Borgo San Lorenzo nel Mugello”, LEF Ed., Firenze 1974, p. 214)

* * *

Insomma novembre è un mese “freddo” e, in questo caso, i proverbi abbondano tanto che danno anche la neve: “Per i Santi / la neve è per i campi; / per i morti / la neve è negli orti”… e “per San Frediano (il 18 nov.) la neve al monte e al piano” per cui “per Santa Caterina (il 25 nov.) tira fuori la fascina”… ma in novembre ci sono, in genere, tre giorni di sole ovvero “l’estate di San Martino – che, appunto, – dura tre giorni e un pochinino”, infatti in quel periodo il clima si addolcisce per il ricordo di un generoso atto di amore del generale romano che donò la metà del suo mantello di soldato a un povero freddoloso che chiedeva l’elemosina ai bordi della strada. Quel povero era Gesù e, da allora, a ricordo dell’episodio, torna sempre quel sole che scaldò il buon comandante per premiare il suo gesto. Ma non c’è solo san Martino di Tours, il protettore dei vinai, dei mariti infelici, dei cavalieri e dei poveri nel mese di novembre e grazie a Carlo Lapucci e al suo meraviglioso “Il Tempo senza orologi” (Nerbini, Firenze 2008) ne possiamo citare tanti altri:

1 nov. San Matarino: protettore degli epilettici
3 nov. Sant’Uberto: protettore dei cacciatori
4 nov. Sant’Amanzio: temporali e bufere
5 nov. S. Elisabetta: donne sterili
7 nov. Sant’Ernesto abate: malati di stomaco
9 nov. San Maturino: indemoniati
12 nov. San Giosafat: protettore contro l’epatite.
16 nov. Santa Gertrude: protettrice contro il diabete
18 nov. San Frediano: protettore dalle alluvioni
19 nov. San Fausto: sfortunati
27 nov. Santa Cecilia: musicisti, musicanti, organisti, fabbricanti di strumenti
29 nov. San Saturnino: mal di testa, timore della morte
30 nov. Sant’Andrea: pescatori, pescivendoli, cordai, macellai. Assiste chi ha la gotta, i crampi, e donne sterili.

Nelle veglie, dopo il rosario, si facevano dei giochi in famiglia: la tombola, il gioco dell’oca, il gioco del perché, a chi prima ride e, poi, il Mercante in fiera e Monopoli…
E, sempre novembre:

… alla cantina ti fa stare
e il mosto ti fa togliere dal tino:
nelle botti lo devi travasare
perché poi Marzo te lo renda in vino.
Semina ed ara nella valle e al piano
che il tardo seminare è sempre vano.

In campagna a novembre si ammazza il maiale (quando non si ammazza in dicembre o in gennaio o febbraio) secondo un “rito” raccontato in maniera cruda dai bambini della scuola toscana di San Gersolè (Cfr. "L’uccisione del maiale" in “I quaderni di San Gersolè” a cura di Rosa Maltoni) o comunque visibile nelle sequenze del meraviglioso film di Ermanno Olmi “L’Albero degli zoccoli”… e l’uccisione del maiale porta nella casa del contadino la ricchezza, infatti la carne del porco vien salata e si ricavano: salami, prosciutto, spalla, finocchiona, salcicce, lardo, ciccioli, pancetta, capo insaccato… perfino la pelle è buona per la cucina (chi non ricorda la “bontà” delle cotiche con i fagioli?) e il sangue con cui si cucinano i “roventini”, ovvero le migliacciole di sangue e formaggio, fritte nell’olio bollente… Insomma il porco sembra davvero non abbia nulla di cattivo come ci conferma Anton Francesco Grazzini detto “Il Lasca”:

O porco mio gentil porco dabbene
………………………………………………
Dal capo ai piedi, il sangue, insin la pelle
ci doni in cibo, in quanti modi sanno
teglie, stidioni, pentole e padelle.

Già… e chi non ricorda la bontà delle braciole di maiale cotte e mangiate con le rape nostrane e fagioli per cui, l’arguto villan ”… di tant’alto e nobile intelletto / che stupir fece il mondo e la natura” che “Mentr’egli visse fu Bertoldo detto / – che, ci assicura Giulio Cesare Croce – morì con aspri duoli, / per non poter mangiar rape e fagioli."
Ma, in detto periodo, non è da disdegnare neanche una buona polenta di farina mugellana con i tordi cantata dal “tenebroso” Olindo Guerrini detto Stecchetti:

I tordi più di trenta
in superba maestà
a seder sulla polenta
come turchi sul sofà.

E, poi, l’oca per San Martino – ricordo la grande esposizione che faceva il Grillo nella sua polleria nel Corso - le rape, la scarola, gli spinaci e le verze, le zucche, le castagne (ballotte e bruciate) che trovavi da Ruzzolo, dal Pecorini e dal Tattone e i primi marroni secchi. Il tutto innaffiato dal vino nuovo e dal vin dolce.


Pucci Cipriani

da "Il Galletto"
http://www.osteriaegiornale.it/2019/11/02/ricordi-mugellani-siamo-a-novembre-di-pucci-cipriani/

martedì 10 settembre 2019

SESSANTAMILA PERSONE PER DIRE NO AL GOVERNO DEL PARTITO DI BIBBIANO


Per tutto il centro di Roma una lunghissima, interminabile teoria di persone, gruppi di ragazzi con bandiere, uomini e donne, giovani e anziani, tante famiglie con i loro bambini, si dirigono verso piazza Montecitorio, pacificamente: le botteghe sono tutte aperte la gente continua il proprio tran tran quotidiano: "Quando ci sono queste manifestazioni — ci dice l'edicolante dal quale abbiamo acquistato "La Verità" — in genere la città è in assetto di guerra, i negozi chiusi... si vive un clima di paura... ma oggi sapevamo già che questa sarebbe stata una manifestazione senza incidenti, con le persone che si presentano a volto scoperto e non insultano la polizia e la gente..."
Tante persone, tantissime... nessuno se lo sarebbe aspettato: a Firenze-Prato pensavano di organizzare al massimo due pullman e ne sono, invece, partiti quattordici... qualcuno non ha trovato posto..
È gente che vuole andare in piazza per esprimere la propria rabbia, il proprio disgusto per una classe politica che non ha più ideali ma pensa solo a difendere la propria poltrona... coalizzandosi, ben sapendo — come ci insegnava a scuola la vecchia maestra — che non si possono sommare mele e pere.
Un'ammucchiata per mantenere la poltrona, ma anche per insabbiare il più grande scandalo della storia della Repubblica: quello di Bibbiano.
"Non mi alleerò mai — aveva sentenziato Di Maio — con il partito di Bibbiano, con quella gente che difende chi rapiva i bambini alle famiglie e li torturava con le scosse elettriche... per lucrarci sopra..."
Già, ma ieri, Di Maio e Del Rio, erano tutti "pane e ciccia" e si "covavano con gli occhi" quando Conte, l'allievo del cardinale comunista Silvestrini, in Parlamento — in discontinuità con se stesso — con il sedere al posto della faccia, consacrava al dio Baal questo mostriciattolo, in nome del "Nuovo Umanesimo", ispirandosi ai dettami della Gran Loggia Massonica. Intanto fuori migliaia e migliaia di voci, all'unisono, scandivano: "Buffone... buffone... buffone..." diretto al cameriere italiano della Signora Merkel, di Macron, delle Banche, dei Bildelberg, della Trilateral...
Ma quella fiumana di gente pacifica, oltre sessantamila, quelle persone, molte delle quali erano partite, con i loro zainetti e il pranzo al sacco, durante la notte per venire a manifestare in piazza, davanti al Parlamento, è stata bloccata e nessuno è potuto entrare in piazza Montecitorio: migliaia e migliaia di manifestanti non riescono ad accedere alla piazza, mentre il Signor Nessuno, in grisaglia, sta tenendo il suo discorso per chiedere la fiducia... la gente è accalcata dietro alle transenne e ai blindati della polizia (costretta ad eseguire gli ordini del nuovo regime che si ispira al veterocomunismo sovietico a cui evidentemente mira il Nuovo Ministro degli Interni il Ministro Lamorgese) e riempie, fino all'inverosimile piazza Capranica, piazza di Pietra, il Pantheon... i manifestanti sono accalcati... vorrebbero entrare e quando, dopo ore, si apre un varco la piazza si riempie subito di persone, ma anche le altre piazze sono colme di persone...
Parla Giorgia Meloni acclamata dalla folla che denunzia questo inciucio, la "Democrazia rubata al popolo italiano", poi è la volta di Matteo Salvini, accolto da un vero e proprio boato, mentre la gente scandisce il suo nome. "Matteo... Matteo... Matteo..."; l'ex Ministro leghista stigmatizza il tradimento del "Partito della poltrona" e, poi, dà appuntamento a tutti, a Roma, il 19 ottobre per una grande manifestazione, per rendere la parola e il voto al popolo italiano.
Altri oratori si alternano sul palco... ancora c'è una grande folla e, tra la folla, un sacerdote, don Marco, un giovane parroco toscano insieme a un gruppo di giovani... ha la bandiera della Vandea... gli domandiamo il significato: "È il simbolo della rivolta del popolo vandeano contro il Giacobinismo (comunismo) della Rivoluzione Francese... i vandeani furono tutti sterminati... ottocentomila morti, fu il primo genocidio della storia... donne e bambini compresi... e oggi sono qui a protestare perché questa gente ci ruba l'avvenire... sono i nuovi giacobini, il totalitarismo che avanza sotto e mentite spoglie del buonismo..."
Come dar torto a don Marco, attorniato dalla sua gente, come non condividere il suo pensiero?

Francesco Atria – Matteo Gozzi

lunedì 9 settembre 2019

INSEDIATO IL GOVERNO VOLUTO DAL MONDIALISMO MASSONICO


Ho letto, in questo periodo, tutte le "ricostruzioni" e le "dietrologie" fatte sulla caduta del Governo gialloverde (Lega + M5S) e sulla costituzione del nuovo Gabinetto (è proprio il caso di scriverlo!) giallorosso (Partito Di Bibbiano PD + M5S) e, sinceramente, anch'io, in un primo momento, avevo pensato che Salvini — il cui gesto controcorrente di aver mostrato il S. Rosario e di aver affidato l'Italia al Cuore Immacolato di Maria ha conquistato il cuore di tutti i cattolici degni di questo nome, facendo perdere la bussola ai cattocomunisti — fosse stato colto da un attacco di megalomania quando, presentandosi in brache al Papete, praticamente, annunziò la fine del Governo Lega + Cinque Stelle... e, non lo nego, anch'io pensai che quel gesto fosse stato dettato più che da considerazioni politiche da un'occulta suggeritrice con radici — e che brutte radici! — in Firenze in quanto anche la Sacra Bibbia afferma che "attrae più un capello di femmina che un paio di bovi"... Sì, pensai veramente che il Macellaio fiorentino, ras indiscusso di Forza Italia, che aveva fatto, volutamente, perdere per un ventennio la Destra sia alla Regione Toscana che al Comune di Firenze avesse messo la sua "zampaccia" anche in questo frangente.
Ma Salvini — al quale, ripeto, noi cattolici dobbiamo gratitudine per aver rivendicato i nostri simboli religiosi e per aver mandato in tilt la vergognosa "sciarada" dei prelati della CEI — potrà o meno rimanere simpatico, ma nessuno oserebbe dire che sia uno sprovveduto e quindi, secondo me, aveva messo in conto il fatto che non saremmo andati a nuove elezioni, come il buon senso, avrebbe consigliato, ma che — grazie ai cascami di questo "parlamentarismo" — i partiti rimasti senza poltrona (e senza elettori) si sarebbero coalizzati e avrebbero fatto barricate pur di non andare al voto e alla vittoria della Lega... per restare con il sedere attaccato alle poltrone. Se i capponi potessero votare alla vigilia di Natale, sicuramente non voterebbero per andare in pentola!
E, infatti, per la quarta volta, i comunisti del Partito di Bibbiano, sono andati al potere dopo essere stati sonoramente "trombati": Letta, Renzi, Gentiloni e adesso Conte.
Eppure "tutti" intonano il "Crucifige" a Salvini a cominciare dai componenti del circo equestre di sempre: da Saviano fino a Gad Lerner che gioisce per il fatto che "Salvini si è impiccato da solo" (forse rimpiangendo di non potere esser stato lui il boia), per arrivare al giornale clerico-bibbianese "Avvenire" e a un Carneade in sedicesimo, tal Fabio Sanfilippo, caporedattore di RAI 1 e, quindi profumatamente pagato con i nostri soldi, il quale — evidentemente incoraggiato dallo sport del "Tiro al Salvini" che sembra accomunare tutto il rigurgito delle fogne del cattocomunismo che con il blocco dell'immigrazione clandestina e delle ONG si sono viste sfuggire milioni e milioni di introiti mafiosi — non solo invita al suicidio il benemerito ex Ministro dell'Interno ma lo assicura (in questo esponendo anche il programma di "rieducazione", in serbo per noi, del PD-Partito di Bibbiano) che "sua figlia (sei anni n.p.c.) avrà tempo di riprendersi. Basta farla seguire da persone qualificate" che, evidentemente, andranno ricercate tra gli adepti della setta del guru Foti e di quelle Assistenti sociali e psicologhe, insomma degli orchi rossi che falsavano la realtà, rapivano i bambini, torturandoli con le scosse elettriche, per affidarli a "Case famiglia" e a coppie LGTB, per rieducarli in quanto figli o figlie di "maschilisti" o "persone non controllabili"...
Ecco questo Fabio Sanfilippo, evidentemente oltre che fanatico, poco intelligente, ha dimostrato le intenzioni di questa nuova compagine governativa.
E sia chiaro a tutti il Governo non l'ha fatto cadere Salvini come ora stanno blaterando anche i falsi amici, i "guastatori" di Forza Italia — Alessandro Sallusti, direttore de "Il Giornale" e cameriere in servizio permanente effettivo della famiglia Berlusconi ci ha deliziato per un anno intero con i suoi editoriali leccaculisti che, ora con minacce, ora con blandizie, invitavano Salvini a lasciare il governo gialloverde — è caduto per il volere del Mondialismo Massonico che nel professor Conte, che si è messo in discontinuità con se stesso, e nel suo "Nuovo Umanesimo" di chiara marca massonica, ha il suo punto di riferimento. Il Governo gialloverde è caduto dunque per volere della BCE, della Bundesbank, di Soros, del Presidente Macron e del Cancelliere Angela Merkel, per volere del cattocomunismo bergogliano, della Massoneria in sintonia con questo Papa argentino, per volere del Bildelberg e della Trilateral, per volere di Ursola von der Leyen, la deputata abortista, favorevole alle adozioni sodomitiche... votata in Parlamento Europeo dalle Sinistre, dai 5 Stalle e da Forza Italia, contro il volere del popolo europeo che aveva chiesto davvero "discontinuità".
Sabino Cassese, Giudice emerito della Corte Costituzionale, sodale e "ispiratore" delle riforme istituzionali (trombate sonoramente) del Bullo fiorentino Matteo Renzi che ha voluto (dopo averlo avversato violentemente) l'inciucio tra PD e 5 Stalle, conferma quello che ho affermato in questo articolo: con questo Governo-inciucio, non voluto dal popolo "vanno in soffitta le idee antieuropeiste. L'Italia — scrive Cassese sul "Corriere della sera" dell'8 settembre 2019 — l'Italia non batterà i pugni sul tavolo a Bruxelles: passa direttamente da Paese anti-Europa a Paese europeista. Il segno è dato dai primi atti: lo scambio con Bruxelles , di Roberto Gualtieri che lascia la presidenza della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo per diventare ministro dell'Economia e delle finanze."
In altre parole il Cassese informa che l'Europa ha voluto garantirsi esigendo che, in Italia, al più importante ministero andasse un "adepto della setta" il professore comunista Roberto Gualtieri... per indicare, appunto, la discontinuità tra l'alleanza di due partiti (Lega e Cinque Stelle) che aveva come, unico collante, la lotta alle lobby e ai potentati europei... finché anche i 5 Stelle, al pari delle Sinistre e del partito delle escort di Berlusconi, non si sono allineati con i "poteri forti".
Insomma come chiosa un importante esponente della Chiesa cattolica, non allineato all'andazzo cattocomunista bergogliano, l'arcivescovo di Czestochowa S.E. Mons. Novak: "Ho l'impressione che in Italia sia nato un governo non del popolo e per il popolo, ma contro qualcuno... Dico che va contro qualcuno — prosegue il Presule Polacco — in quanto, mi par di capire, nasce in opposizione a chi cercava di fare qualcosa per la gente e per gli italiani, per esempio, proteggere, come è giusto, i confini. In Europa serpeggia un neocomunismo sotterraneo ispirato a una visione massonica."
Meglio non si poteva dire. Un neocomunismo con visione massonica che ci porterà al consolidamento del cambiamento antropologico voluto dal precedente governo Renzi, come proclama solennemente Monica Cirinnà su facebook: leggi di morte (fine vita - eutanasia), falsi "diritti", gender nelle scuole, adozioni sodomitiche, utero in affitto e porcherie simili... insomma una società "liquida" e totalitaria dove perfino il linguaggio diventa orweliano (lo "psicolinguaggio") e dove l'Ordine dei giornalisti impone ai suoi iscritti di partecipare a lezioni di buonismo (leggi: lavaggio del cervello)... mentre il Parlamento approverà (dopo aver tolto di mezzo i "Decreti sicurezza" e la sacrosanta legge sulla legittima difesa) la patrimoniale, l'aumento delle tasse, la fine della proprietà privata e la legge sulla Transfomofobia ovvero la legge che impedirà ai cattolici di proclamare la loro dottrina. Per volere del Mondialismo Massonico... con la benedizione del Vaticano.
Esprimiamo dunque il nostro "grazie" e la nostra riconoscenza a Salvini che, oltretutto, ha fatto venire allo scoperto i topi di fogna e ci ha chiaramente indicato i nemici da combattere. Con l'aiuto del Signore e della Vergine Santissima al cui Cuore Immacolato affidiamo le nostre persone e la nostra Patria.
Pucci Cipriani

mercoledì 21 agosto 2019

SALVINI: "AFFIDO L'ITALIA AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA", di Pucci Cipriani


Altri commenterà questa crisi di governo e il fatto ormai chiaro dell'inciucio che ci porterà indietro nella storia, ovvero a mandare a "legiferare" i fantasmi: M5 Stalle (che ormai conta nei sondaggi meno del 10%), la parte "renziana" del PD (Partito Di Bibbiano), i vetero comunisti e i rimasugli di Forza Italia.
Nessuno dei "perdenti" vuole andare a casa: provate a domandare al cappone, alla vigilia di Natale, di votare... per andare in pentola...
Riprenderà l'invasione islamica, passeranno le leggi di morte e del cambiamento antropologico, torneremo servi, proni a quattro zampe, dell'Europa delle banche, del Mondialismo massonico, dei vari Soros... e dell'ideologia terzomondista bergogliana che si rifà alla "teologia della Liberazione", ai miti del "Che" Guevara, di Fidel Castro e della rivoluzione barricadera.
Tutti a sparare contro Salvini che ha avuto il torto di fermare l'invasione islamica in Italia e di riportare sicurezza e speranza.
Ma quello per cui Salvini è odiato e combattuto da tutti, a cominciare dalla rossa CEI fino alla Gran Loggia, è la sua rivendicazione della Civiltà Cristiana, quel riaffermare il "diritto naturale", quel suo mostrare (che Iddio gliene renda merito!) i simboli religiosi e affidare la nostra Patria al Cuore Immacolato di Maria.
E ieri dopo che il Presidente del Consiglio (uscente) Conte si è lanciato, punta in resta, contro Salvini, insultandolo con ogni epiteto, ha gettato la maschera e ha rivendicato il suo asservimento all'Europa dei "poteri forti", il suo laicismo anticristiano (laido), il suo leccaculismo nei confronti di quelli che saranno i suoi nuovi padroni, per gettarsi, con mani, piedi e cu...o, tra le braccia del Partito Di Bibbiano (PD). Conte, inoltre, si è voluto togliere un "sassolone" dalla scarpa e ha rimproverato al politico della Lega quel suo dichiararsi "credente" e quel suo "ostentare" i simboli religiosi ricordando la "laicità dello Stato".
Insomma Conte si è dimostrato per quello che è: un servo della Setta la quale lo ha obbligato a prendere le distanze da Salvini e da quello che egli rappresenta.
Per tutta risposta il nostro Ministro degli Interni, il Capitano, ha rivendicato tutto il suo operato, ha rinnovato la sua devozione al Cuore Immacolato di Maria e ha voluto anche ribadire che ogni bambino ha bisogno di un papà e di una mamma: apriti cielo e spalancati terra!
Le sinistre, guidate da una Cirinnà, scarmigliata, hanno inscenato in Parlamento una danza tribale, una sorta di Sabba, urlando a squarciagola contro il leader leghista quasi tarantolati — segno evidente di possessione diabolica — al solo sentir rammentare il Cuore Immacolato di Maria e il bisogno di ogni bambino di una mamma e di un papà.
In attesa dell'esorcista sappiano i pidioti che — sia pur nel nostro piccolo — noi daremo battaglia e non lasceremo nulla d'intentato perché oltre a non voler andare a casa e a mantenere la cadrega, questa gente vorrebbe coprire lo scandalo dei criminali, rapitori e torturatori di bambini di Bibbiano e vorrebbe anche stendere un velo sull'opera immonda, al servizio dei nemici della famiglia, dei "servizi sociali" in tutta la penisola.
Bibbiano, insieme al "Forteto", è lo scandalo più schifoso di tutta la Storia della Repubblica.
Anche noi, come Capitan Salvini, non ci daremo pace finché l'ultimo bambino, torturato con le scosse elettriche e strappato all'affetto della famiglia, non verrò restituito ai genitori i quali hanno il sacrosanto diritto al risarcimento; non ci daremo pace finché gli orchi, i farabutti torturatori, i loro ideologi, i loro difensori, non avranno la pena che meritano. E che in una Nazione veramente cattolica sarebbe la pena di morte, come dimostrato nella sua "Summa" da san Tommaso.
Statene certi.
Grazie Matteo Salvini per aver averci ricordato che noi apparteniamo alla Civiltà Cattolica dell'Occidente (quella che una volta veniva chiamata la "Cristianità" o la "Civitas Cristiana"); anche noi, in questa nostra battaglia, contro quest'incombente, tremenda minaccia che tende a trasformare la nostra società in una "Fattoria degli animali" di Orweliana memoria, affidiamo le nostre vite e la nostra Patria al Cuore Immacolato di Maria.
E siamo anche sicuri della vittoria, in questa pugna contro le Tenebre, che vedrà la sconfitta dei nostri nemici, i figli del Male, perché proprio la Madonna questa vittoria ce l'ha promessa a Fatima: "Infine il mio Cuore Immacolato trionferà".

Pucci Cipriani

mercoledì 14 agosto 2019

SALVINI CON IL RICORDARE LA MADONNA RENDE FURIOSO IL PARTITO DI BIBBIANO (PD), di Giovanni Tortelli

Nel mese di maggio di quest’anno, il leader della Lega e ministro dell’Interno Matteo Salvini ha sorpreso il Pianeta Terra affidando le sorti dell’Italia e degli italiani al Cuore Immacolato di Maria: “Affido la mia e la vostra vita al Cuore Immacolato di Maria, che sicuramente ci porterà alla vittoria”.
L’annuncio fu preso in considerazione dalla quasi totalità dei media omologati al pensiero unico (parlo al passato perché sembra che siano passati secoli da quelle parole) solo come costitutivo di un disegno politico neoconservatore e filoxenofobo, da parte di un aspirante alla guida del paese come imminente presidente del Consiglio, alla testa – si disse e si scrisse - di falangi nazional-clericali recuperate dalle schiere dei delusi o degli scandalizzati da papa Francesco e da un episcopato prono a un Pontefice ambientalista con una strana fissazione senile per le biodiversità e ormai dimentico del suo mestiere. Quell’affidamento al Cuore Immacolato fu subito inteso anche come il segnale di un Salvini alla testa – anche se non troppo apertamente - di quelle forme di rinascente nazionalismo avanguardista come quello espresso da Forza Nuova che – si disse sempre in quel maggio 2019 da parte dei media omologati – osava sfilare per le strade di Milano facendo sberleffi alle forze antifasciste e del religiosamente corretto gridando “Bergoglio come Badoglio”. E lo si accusò anche di coprire Casapound, che osava andare in giro a distribuire pacchi viveri ai rom e agli “italiani poveri”, alla faccia dei buonisti a senso unico della Caritas e delle o.n.g. dediti solo agli immigrati. 
I media laici, abituati a registrare di tutto ma non un’invocazione mariana in bocca a un uomo politico, si scatenarono come degli ossessi per rintracciare trame segrete che spiegassero l’arcano mistero di Maria, non la sua Immacolata Concezione, ma come mai un capo popolo diviso fra il fronte dei porti e i selfie sulle spiagge l’avesse invocata. E furono tirate in ballo chissà quali trame fra Salvini e l’ex consigliere di Trump Steve Bannon e il collaboratore di Bannon in Italia, Benjamin Harnwell il quale, dall’abbazia di Trisulti in provincia di Frosinone curava e cura l’istituto Dignitatis humanae, è uomo di fede e di incrollabili principi morali, crede nel capitalismo, nel libero mercato e nel merito, un inglese che mette i principi non come corollario della politica, ma come base profonda e morale di essa e che usa firmare le sue pubblicazioni “nel nome Santissimo del Cuore di Gesù e del Purissimo Cuore di Maria e del Castissimo Cuore di Giuseppe”.
Troppo, per tutto quel polo di forze laiciste attorcigliate intorno agli ideali frusti di libertà-fraternità-uguaglianza, reimpastate dalla retorica risorgimentale ed anticlericale e rivitalizzate dagli ideali nullificanti del ‘68, forze che non mancarono di rinfacciare a Salvini la sua politica di chiusura dei porti come segno di massima contraddizione evangelica e che videro la devozione del leader leghista come massima provocazione nei confronti dell’ambientalismo natural-amazzonico, essenza della nuova ecclesiologia bergogliana.
Anche la stampa filocuriale non si lasciò scappare l’occasione per abbaiare contro Salvini arrivando a tacciare l’affidamento al Cuore Immacolato come uno slogan apocalittico ed enfatico, una manifestazione di “sovranismo feticista”, come si espresse il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin su Famiglia cristiana del 19 maggio 2019.
Tutto il laicato – compreso l’ormai essiccato episcopato militante agli ordini di papa Francesco - censurò l’affidamento di Salvini come eco di un vieto conservatorismo d’altri tempi che riportava all’ingenua e poco credibile politica democristiana del dopoguerra. 
Insomma, si mostrava non solo di non credere all’autenticità delle parole di Salvini, ma anzi lo si accusava sul piano politico, fermandosi solo a quello, a prescindere da ogni approfondimento ulteriore.

Invece, la devozione al Cuore Immacolato di Maria manifesta non solo un grande significato religioso, ma anche un significato politico come poche altre devozioni hanno, essendo legata alle apparizioni di Fatima e alla richiesta della Vergine a Lucia dos Santos di farsi portatrice verso il Papa della consacrazione della Russia al Suo Cuore Immacolato, condizione perché tutta l’umanità possa approdare a uno stato durevole di pace. 

Quindi, una devozione dall’intenso significato mistico accompagnata però da un rilievo anche politico tutt’altro che secondario. 
Non potendo esplorare la coscienza di Salvini, non è dato sapere il motivo che l’ha spinto verso il Cuore Immacolato di Maria, ma appare credibile che al leader leghista e ministro dell’Interno non stesse tanto a cuore la sorte della Russia quanto il bene comune degli italiani. 

Perciò, a prescindere da ogni indagine sui motivi autentici o meno che indussero Salvini a quell’invocazione, a me interessa mettere in rilievo: a) il significato religioso e insieme politico di quell’affidamento, fatto da un uomo pubblico, come nessun altro politico aveva osato fare nemmeno in piena epopea democristiana; b) la assoluta normalità storica che un uomo di Stato affidi la sua missione politica, il suo popolo e l’intera nazione a Dio, alla Vergine e ai Santi.

a) Com’è noto, il Cuore Immacolato di Maria è una devozione cattolica, la cui memoria liturgica fu istituita nel 1805 ed estesa da Pio XII a tutta la Chiesa nel 1944, in ricordo della consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria da lui compiuta il 31 ottobre 1942 nel pieno della seconda guerra mondiale, in seguito alla richiesta della mistica portoghese Alexandrina Maria da Costa (beatificata il 25 aprile 2004), che si aggiungeva a quella fatta da suor Lucia di Fatima. 
Secondo la forma straordinaria, la memoria cade il 22 di agosto al termine dell’ottava dell’Assunta, mentre con la riforma del Vaticano II la memoria è mobile poiché è collocata il giorno dopo la solennità del Sacro Cuore di Gesù. 
Il Cuore Immacolato di Maria viene rappresentato come circondato da una corona di fiori, simbolo di purezza, e trapassato da una spada, in riferimento all’indicibile dolore che Maria provò per la morte del Figlio, come fu profetizzato da Simeone alla Presentazione al Tempio: “E anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Luca 2, 35). 
La memoria al Cuore Immacolato di Maria ha sempre rivestito una rilevantissima importanza anche sul piano politico perché nell’apparizione del 13 luglio 1917 la Vergine aveva detto a Lucia dos Santos: “Verrò a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati”. Si era in piena rivoluzione russa iniziata nel febbraio 1917 con Lenin e i bolscevichi che si apprestavano a conquistare il potere in Russia in un bagno di sangue. La Madonna adempì la sua promessa (“Verrò a chiedere”...) in due tempi diversi: il 10 dicembre 1925, mentre suor Lucia era a Pontevedra, in Spagna, la Madonna le apparve per chiedere la comunione riparatrice. Il 13 giugno 1929, mentre suor Lucia era a Tuy (sempre in Spagna), la Vergine le apparve di nuovo per chiedere la consacrazione della Russia: “È arrivato il momento in cui Dio chiede che il Santo Padre faccia, in unione con tutti i Vescovi del mondo, la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato...”. Intanto comparve un’altra richiesta, inoltrata al Pontefice da parte della mistica Alexandrina Da Costa: la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria. Questa richiesta camminò più in fretta di quella di Lucia. Il direttore spirituale di suor Lucia, le consigliò di aggregarsi alla richiesta che era partita da Alexandrina e Lucia accolse il suggerimento. Fu così che il 2 dicembre 1940 suor Lucia scrisse a Pio XII richiedendo la consacrazione del mondo “con menzione particolare della Russia”. La sensibilità di Pio XII fu molto sollecita, dal momento che consacrò il mondo al Cuore Immacolato di Maria nel 1942, con un chiaro accenno alla Russia (tuttavia si era in guerra e la menzione ebbe un effetto molto ridotto). Pio XII consacrò poi direttamente i popoli della Russia nel 1952. Un rinnovo della consacrazione operata da Pio XII avvenne da parte di Paolo VI, il 1 novembre 1964 di fronte all’assise del Concilio Ecumenico Vaticano II, ma si trattava sempre della consacrazione fatta a suo tempo da Pio XII. Oltretutto, in quell’occasione i rappresentanti della Chiesa ortodossa uscirono dall’aula. Poi più volte Giovanni Paolo II ha consacrato il mondo, ma non esplicitamente la Russia, fino alla forma più solenne, quella del 25 marzo 1984, in unione con tutti i vescovi. 
Fino ad oggi, da Pio XII a Giovanni Paolo II per ben otto volte si è rinnovato in forma solenne, senza contare gli atti secondari, la consacrazione del mondo richiesta dalla Madonna di Fatima anche se è controverso se la Russia sia stata o meno ufficialmente consacrata come richiesto dalla Vergine a Fatima.

b) Nella storia d’Italia, dal Regno alla Repubblica, non era mai successo che un personaggio politico laico invocasse apertamente e pubblicamente la protezione divina per le sorti dell’Italia e degli Italiani. 

Ma questo solo perché la storia politica e civile dell’Occidente ha la memoria corta, perché non è stato sempre così. 
L’Antico Testamento è ad esempio pieno di uomini che lottano e governano in nome di Dio, basti pensare a Mosè, a Giosuè, a David, a Salomone. 
Da Aristotele fino a Tommaso d’Aquino la figura del perfetto governante è quella che ha per fine ultimo la beatitudine (Summa th., I-II q. 90 a. 2), cioè Dio e agisce e opera in nome di Dio rimettendo a Lui la societas di cui egli è il capo o che rappresenta. 
Scrittori ecclesiastici come Pier Damiani o il suo più giovane contemporaneo Deusdedit esaltavano variamente il re e il governante come salvator mundi, typus Christi, vicarius Dei, vicarius Christi. E i titoli non erano semplicemente onorifici ma rispecchiavano una reale aderenza di chi era chiamato alla responsabilità di governo alla figura di Cristo. Come Cristoforo Colombo, colui che segnò il trapasso ad una nuova era del mondo, che partì nel nome del Signore Gesù Cristo perché scopo dell’impresa “era portare nel nuovo mondo, l’immagine di Nostro Signore Gesù Cristo, inchiodato sull’albero della salute” (R. de Lorgues, Cristoforo Colombo, Storia de’ suoi viaggi, Milano 1857). Oppure come Tommaso Moro, che nella fedeltà al suo ufficio pubblico di Lord Cancelliere d’Inghilterra antepose Dio alla sua stessa vita e proprio invocando Dio, la Vergine e i Santi morì decapitato alla Torre di Londra.
E ciò non deve stupire perché l’uomo – dai primordi dell’antichità fino all’età moderna - si è sempre sentito creatura nelle mani del Creatore, un viator impegnato in un graduale ma costante ritorno a Dio, fino a scoprirsi come unità mistico-ontologica col Creatore in forza di una vocazione a Dio che portava in ogni atto della sua vita terrena, dal lavoro manuale agli uffici pubblici più elevati per l’espletamento dei quali l’invocazione pubblica della divina protezione era una necessità: pensiamo alle guerre e ai tanti cataclismi naturali di fronte ai quali l’umana debolezza poteva trovare conforto solo in un’unità di preghiera in Dio. Quando poi le scoperte geografiche e quelle scientifiche aprirono il gran libro della natura e l’uomo credette di poter accedere alla conoscenza nel disprezzo della Rivelazione e della Chiesa, iniziò quel processo di laicizzazione dello Stato che portò le istituzioni civili a separarsi sempre di più dalle istanze religiose ed asservire queste alle proprie esigenze utilitaristiche. 
Dopo l’eresia luterana fu facile arrivare alla rivoluzione francese, al risorgimento anticlericale, alla formazione dei primi Stati unitari europei formati sul principio della “libera Chiesa in libero Stato”, alla neutralizzazione del potere temporale della Chiesa e con esso al suo annichilimento politico. Dal Concilio Vaticano II in poi, la stessa Chiesa – in una distorta prospettiva di autoriforma come mai prima di allora era avvenuta – riduceva ancor di più la sua presenza nel mondo contemporaneo e lasciava la politica e gli uomini politici liberi di interpretare in modo sempre più utilitaristico sia la morale sia l’etica, che è la scienza delle regole e dell’ordine. Ne risulta una politica svincolata e dalla morale e dall’etica, col mondo che sempre più rigetta ogni forma di dipendenza dal sacro e dal divino e con l’uomo che – in una vertigine di onnipotenza – sembra dipendere solo da se stesso. Ma il se ipsum chiude l’orizzonte e spegne la speranza. 
Ne consegue una politica diventata interamente laica che guarda solo all’utile e non al bene, una politica che si pone solo sul piano dell’egoismo e dei bisogni e non è capace di porre le proprie azioni sul piano del divino e del soprannaturale, una politica di corta miranza. 
Per questo motivo all’orecchio di un laico ormai disabituato a concetti come ordine divino e naturale, bene comune, aspirazione alla santità, un’invocazione come quella di Salvini al Cuore Immacolato non poteva che suonare che come obsoleta, inattuale, falsa, irricevibile. Invece, quelle parole, al di là della loro intima autenticità sulla quale non è dato e non importa indagare, sono importanti perché parlano di una presenza di Dio nel mondo, nella politica e indicano un orientamento al bene sociale che è oggettivo. E tanto basta.
Che i denigratori di Salvini continuino pure a fare il loro mestiere, non è importante nemmeno la persona di Salvini che ha pronunciato quell’affidamento quanto il suo ufficio di uomo pubblico, perché è più importante che il mondo della politica sia stato in qualche modo scosso dal richiamo a una devozione altrimenti racchiusa nella nicchia di lontani cenobi o di sparuti cenacoli di fedeli e sia stata gridata in pubblico, sì da ricordare che ogni azione dell’uomo, soprattutto quando è compiuta nel nome di altri uomini, quindi quando è pubblica, non può vivere e morire come semplice atto umano fine a se stesso ma si inserisce in un preciso itinerarium ad Deum. 
Il discorso a questo punto potrebbe allargarsi al ruolo della Chiesa nel mondo contemporaneo, al rapporto della Chiesa con la politica, con l’Europa e le sue strutture, all’attuale dottrina sociale della Chiesa e ai suoi fraintendimenti, a quali livelli di laicità abbia portato la dottrina statalista di Kelsen imperante negli ordinamenti giuridici di tutta Europa da più di un secolo, ma si andrebbe troppo lontano. 
Concludo invece, rimanendo in tema, con le parole di T. S. Eliot (1888-1965) il quale si definiva “classicista in letteratura, monarchico in politica e cattolico in religione”, che sintetizza magnificamente la situazione politica di un Occidente profano e imbarbarito da vuoti e frusti slogan come “sovranismo”, “democrazia”, “accoglienza” ma che non può arrivare a profanare la sua essenza, cioè la sua natura ovvero non può rinnegare le proprie radici cristiane, quelle che innervarono l’Europa veramente unita fatta dai benedettini, dai francescani, dalla Chiesa tutta che fu mater et magistra di popoli e nazioni: 
“Un cittadino europeo può non credere che il cristianesimo sia vero e tuttavia quello che dice e fa scaturisce dalla cultura cristiana di cui è erede. Se il cristianesimo se ne va, se ne va tutta la nostra cultura. E allora voi dovrete ricominciare faticosamente da capo e non potrete indossare una cultura già fatta. Dovrete attendere che l'erba cresca perché nutra le pecore che daranno la lana di cui sarà fatto il vostro nuovo vestito. Dovrete attraversare molti secoli di barbarie”.


Firenze, 14 agosto 2019


Giovanni Tortelli